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Cgil, Cisl e Uil – Funzione Pubblica: pieno sostegno a sciopero nazionale del pubblico impiego e generale in Calabria – Il Comunicato.

Le Segreterie Regionali FP CGIL, FP CISL, ed UIL FPL della Calabria condividono e sostengono l’avvio della procedura per la proclamazione dello SCIOPERO GENERALE NAZIONALE di tutte le categorie del pubblico impiego, programmato per il prossimo 1º Giugno 2007 con manifestazione nazionale a Roma, sia contro i ritardi non più sopportabili nel rinnovo del contratto nazionale scaduto ormai da 17 mesi, sia per il mancato accordo sul memorandum per il lavoro pubblico, sottoscritto il 5 Aprile 2007 e disatteso dal Governo a dispetto degli impegni assunti.

Tale condizione negativa, nel mentre rinvia strumentalmente la individuazione della corretta quantificazione delle risorse necessarie per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, paventa anche il rischio del blocco totale della contrattazione decentrata integrativa e, conseguentemente, dell’effettivo miglioramento della qualità dei sevizi erogati dalla pubblica amministrazione.

In Calabria l’ulteriore disagio sociale è aggravato dal più alto tasso di disoccupazione, di precariato e di cassintegrati che, in un sistema di Autonomie Locali fragile, se non del tutto estraneo alle esigenze dei cittadini, non trovano progettualità e soluzioni possibili ai problemi endemici della società.

In un sistema politico profondamente modificato e sempre più bipolare, in un sistema amministrativo stravolto dalla riforma costituzionale che demanda alla Regione potestà legislative immense, in un sistema fiscale che non lascia più spazi agli sprechi e tassa persino il diritto alla salute dei cittadini, in un sistema economico globale dove il profitto sembra essere l’unico fine travolgente, la realtà calabrese, con la perdita del legame sottile che in passato in politica univa la gestione dell’esistente alla programmazione per le generazioni future, è lo specchio del degrado culturale della politica e della burocrazia nella gestione della cosa pubblica.

Per dare un impulso corretto e soluzioni condivise agli atavici problemi dei calabresi, per una riforma sostanziale del sistema Regione, per praticare una concertazione vera con il coinvolgimento delle responsabilità di tutti i soggetti interessati, è necessario prioritariamente invertire la logica del rapporto con il sindacato confederale, che finora ha visto disattesi e calpestati tutti gli impegni assunti e sottoscritti al tavolo di concertazione regionale, ad iniziare dal rispetto dell’accordo sulle corrette regole di relazioni sindacali.

Infatti, cosi come la vicenda del Maxi-Emendamento, inserito surrettiziamente nella legge di bilancio 2007, ha calpestato all’Accordo sottoscritto tra l’attuale Giunta Regionale e CGIL-CISL-UIL, anche il Protocollo sulle Relazioni Sindacali sottoscritto il12/08/2005 con le scriventi categorie, è stato pesantemente disatteso con una tortuoso intreccio d’interessi tra la sfera politica e quella gestionale.

Insieme alle questioni che riguardano il metodo del confronto con le OO. SS., che sulla carta era ben regolamentato, non possiamo non denunciare una carenza dell’azione politica del Governo regionale rispetto alla costruzione di un apparato amministrativo idoneo a interpretare la programmazione da mettere a disposizione di un progetto di sviluppo, con al centro le questioni del lavoro, la costruzione di un reale sistema in favore della legalità, la definizione degli assetti burocratici e delle riforme necessarie.

Quanto accaduto in Consiglio regionale ha rappresentato, per il sindacato calabrese, l’elemento scatenante rispetto alle mancate risposte ai problemi finora irrisolti e alle sue molteplici vertenze.

Attualmente sulla base delle leggi regionali 34/02 e 1/06, sono ancora da trasferire le competenze ai Comuni, Camere di Commercio e Comunità Montane; la prima fase, quella dell’avvenuto trasferimento delle funzioni alle Amministrazioni Provinciali, ha risentito di un’azione che ha solo provveduto a trasferire a quest’ultime oltre 1300 dipendenti dell’Ente Regione, senza però che fossero rese pienamente operative le funzioni amministrative decentrate, con grandi disfunzioni per le questioni attinenti i relativi strumenti, quali ad esempio il patrimonio.

Il risultato del disinteresse politico e burocratico è che il personale, che insieme al Sindacato aveva scommesso su una stagione di riforme e di profonda innovazione amministrativa nei territori, ha finito invece per essere considerato il fardello di un’operazione burocratica che, ad oggi, non ha dispiegato alcun effetto riformatore nelle Province.

Inoltre, tra le questioni prioritarie assunte dal programma dell’attuale Governo regionale era annoverata la necessità, molto sentita, dell’avvio di una seria riforma degli Enti Strumentali della Regione che, attraverso precise scelte politiche da indirizzare all’effettiva produttività e al rispetto dei compiti istituzionali attribuiti dalle leggi istitutive, avrebbero dovuto avere una profonda rivisitazione organizzativo funzionale.

Il collegato alla finanziaria 2007 votato dal Consiglio Regionale, con l’operazione unilaterale del maxi-emendamento, oltre a non rispondere all’effettive esigenze della collettività calabrese, ha attivato processi politici frammentati e disorganici che hanno finito per inserire ulteriori effetti di disordine amministrativo, che non aumentano l’azione di rafforzamento del sistema regionale per la quale il sindacato si era speso.

A tal proposito bisogna ricordare che non è stato affrontato il problema storico che, da sempre, ha rappresentato l’elemento di complicità e di debolezza tra politica e burocrazia regionale, impedendo l’attuazione di una riforma radicale della struttura amministrativa regionale, più che mai necessaria all’indomani del decentramento amministrativo, finalizzata ad una effettiva funzionalità ed efficienza organizzativa a partire da quella, indifferibile, della programmazione per gli interventi comunitari.

La carente azione di governo si è concretizzata nella mancata attuazione di un piano di riforme che avrebbe dovuto vedere prima tra queste quella della definitiva programmazione del sistema sanitario regionale.

Le Segreterie Regionali FP CGIL, FP CISL ed UIL FPL esprimono a tale proposito forti preoccupazioni per la negatività nella quale permane la sanità regionale, sia in termini di disavanzo economico che in termini di carenza nei servizi offerti alla collettività; denunciano pertanto ancora una volta la pervicace assenza di un vero piano sanitario, capace di programmare, razionalizzare e rilanciare, con poli di eccellenza qualificati, la qualità dei servizi a garanzia del diritto primario alla salute dei cittadini.

La provincializzazione delle Aziende sanitarie infatti non risponde ad alcun processo di riforma e, tra l’altro, non contestualizza una migliore programmazione della sanità calabrese che, invece, avrebbe avuto bisogno di una riforma organica che attualizzasse processi di de-ospedalizzazione ed il decollo della medicina del territorio nell’ambito di una proposta legislativa idonea alla riconversione del sistema e della relativa spesa, ovvero la possibilità di una applicazione concreta dei livelli essenziali di assistenza, di risposte alle liste d’attesa, di freno alla emorragia per la spesa non più sostenibile della mobilità passiva relativa alle cosiddette “cure fuori regione”.

Sviluppo, lavoro e occupazione in Calabria passano infatti in gran parte, dalla programmazione della Pubblica Amministrazione – Regione, Autonomie Locali ed Aziende Sanitarie – che rappresentano nella nostra regione il primario circuito produttivo dove si consumano le opportunità che coniugano allo stesso tempo miglioramenti occupazionali e risposte alle esigenze della collettività, in un processo di qualità del sistema regionale idoneo ad attrarre iniziative ed investimenti, ma che per la precarietà finanziaria, organizzativa e funzionale delle autonomie locali, per le limitazioni poste dalle leggi finanziarie, per i costi della politica e per gli incarichi esterni di chiara natura clientelare, non sono più nelle condizioni di erogare ai cittadini i servizi minimi essenziali, pur pretendendo il massimo di tasse e tributi.

Con queste considerazioni avremmo voluto confrontarci anche sulle questioni della stabilizzazione del precariato nella Pubblica Amministrazione Calabrese, a partire dal bacino degli L.S.U. e L.P.U, per continuare con i vari contratti di collaborazione coordinata e continuativa, con i rapporti di lavoro a tempo determinato e con ogni altra forma di lavoro precario ed atipico che, ai sensi di quanto disposto dalla finanziaria nazionale, meritano una trattazione accurata e la disponibilità a definire accordi.

Le Segreterie Regionali FP CGIL, FP CISL ed UIL FPL ritengono che, in un confronto concertativo di pari dignità istituzionale, il ruolo della Regione deve essere esplicitato anche nei confronti della filiera istituzionale locale con la sottoscrizione di Protocolli che arrivino non solo ad affrontare le problematiche del precariato, ma anche a costituire un riferimento per la rete degli Enti Locali in un contesto di iniziative uniformi (polizia locale, accorpamento di funzioni, ecc..).

Analogamente la sanità merita un ruolo strategico del Governo regionale, a partire dalla disponibilità a sottoscrivere intese che possano costituire validi strumenti anche nell’opera della reinternalizzazione di servizi, troppo spesso e superficialmente esternalizzati, nella pianificazione delle assunzioni delle strutture pubbliche e nella promozione di tavoli di concertazione sulla sanità privata, per affrontare le criticità conseguenti a piani di riorganizzazione sanitaria e di differenti politiche sull’accreditamento che potrebbero determinare crisi occupazionali e necessità della relativa salvaguardia, con la previsione di concertare criteri per eventuali accordi di mobilità.

Le Segreterie Regionali FP CGIL, FP CISL ed UIL FPL auspicano pertanto un radicale cambiamento nel sistema gestionale della cosa pubblica e della sanità calabrese, pervasa da una cultura che nel tempo, per la pessima gestione dei centri di spesa delle risorse pubbliche, ha costruito rapporti di connivenza che risultano in contrasto con l’interesse pubblico e dei cittadini.

Denunciano altresì il forte ritardo nell’attuazione del decentramento amministrativo e del trasferimento di funzioni e deleghe alle Province ed agli Enti territoriali, derivante da un sistema stratificato di gestione clientelare che vede partecipe, protagonista e responsabile la dirigenza regionale quale strumento oscuro del potere politico, piuttosto che elemento determinante di una gestione trasparente della cosa pubblica.

Evidenziano l’assenza di percorsi partecipati con le rappresentanze degli Enti e delle Aziende Sanitarie che, per incidere sulla necessità dei cambiamenti da tutti auspicati, devono privilegiare in una rinnovata capacità di dialogo, finalizzato a concertare prioritariamente scelte di politica organizzativa con investimenti selettivi finalizzati.

Rivendicano un servizio pubblico efficace ed efficiente come risposta vera di cambiamento nei confronti dei “poteri forti”, unica condizione tangibilmente percepita dai cittadini come reale elemento di discontinuità con il passato.

Auspicano la valorizzazione piena del lavoro pubblico con una forte autonomia ed una capacità burocratica che possa modificare l’attuale cultura gestionale, passando dal ruolo di dipendente pubblico al servizio della politica, a quello di responsabile di funzioni pubbliche al servizio dei cittadini.

Promuovono un vero confronto di metodo e di merito, auspicando la positività di una concertazione fattiva che oggi viene unilateralmente negata per cui individuano nella protesta, nella mobilitazione e nello SCIOPERO GENERALE DELLA CALABRIA, gli strumenti necessari per imporre l’attenzione del Governo regionale.

Per questi motivi e con queste ragioni il mondo del lavoro pubblico calabrese, sia quello stabile che quello precario, parteciperanno in maniera compatta allo sciopero proclamato dalle Segreterie Confederali Regionali di CGIL-CISL-UIL.

Lamezia Terme, 13 Maggio 2007

FP CGIL:Luigi Veraldi

FP CISL: Natale Pace

FPL UIL: Francesco Caparello

“CGIL Calabria”

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