14 maggio, 2007
Il grimaldello per sconfiggere la mafia. Dibattito al Centro Poggeschi di Bologna – Per Vincenzo Linarello, presidente del consorzio Goel, il lavoro è il mezzo per sottrarre i giovani alla criminalità
“La battaglia la vinciamo solo se a voi interessa quello che sta succedendo da noi. Da soli non possiamo farcela. La Calabria non ha bisogno di soldi, ha bisogno di persone”. È chiaro l’invito di Vincenzo Linarello, presidente del consorzio Goel di cooperative sociali della locride, rivolto agli studenti universitari calabresi che vivono a Bologna ma anche a tutti quelli che hanno a cuore il destino dell’Italia intera. Si perché la mafia è un problema che riguarda tutti, nessuno escluso. La ‘ndrangheta da tempo va ramificandosi nel resto del Paese e il nord è divenuto terra di conquista: terreno fertile per il riciclaggio del denaro sporco proveniente dal traffico di droga e di armi e dallo smaltimento dei rifiuti. “Cominciano ad accadere cose strane anche qui in Emilia Romagna”, afferma Linarello nel corso del dibattito organizzato a Bologna dall’associazione Centro Poggeschi.
La fuga di calabresi dalla propria terra non è più solo fuga di operai. È divenuta anche fuga di cervelli, come dimostrano le migliaia di ragazzi che per proseguire gli studi o per cominciare a lavorare dopo la laurea partono verso il nord. Ma “siamo di fronte a un processo di cambiamento che è già avviato – spiega Linarello – la gente è stanca. Ha capito che la ‘ndrangheta produce ricchezza per se stessa e non per il territorio”. Ed è questo il momento di agire tutti insieme. Da qui l’invito a tessere relazioni e collaborazioni con le cooperative calabresi impegnate in questa lotta. Per creare una rete sempre più grande e più robusta. Solo così si può sconfiggere la criminalità organizzata: “E’ difficile spezzare una rete di cooperative. In questo, abbiamo imparato dal nostro nemico: se tu rompi una maglia della rete gli altri continuano ad operare”. Lo strappo dunque viene subito ricucito: “Non accade più che quando vieni colpito rimani solo. Noi ci mettiamo tutti insieme e se qualcuno viene attaccato c’è una rete a livello regionale che lo difende”. Così funziona il consorzio di cooperative Goel. Chiaro esempio di come la società civile può combattere la guerra alla mafia al fianco dello Stato.
Le manifestazioni di piazza fanno effetto e danno visibilità a un problema. Ma non lasciano nulla di concreto, cadendo nell’oblio in pochi giorni. Mentre questo genere di attività, anche se silenziose e poco pubblicizzate, lasciano un segno, producono dei veri cambiamenti. “Noi con le nostre imprese cooperative, abbiamo capito che potevamo fare concorrenza alla mafia. Coinvolgiamo proprio quei ragazzi più a rischio all’interno del territorio”. Il punto chiave per dare un futuro alla Calabria è, come ci spiega il presidente di Goel, il lavoro. Attraverso il lavoro nelle cooperative sociali, vengono trasmessi valori quali l’onestà, l’impegno e la solidarietà. Ma non solo. Viene offerta un’alternativa a tutti quei ragazzi che ogni giorno vengono assoldati dalla criminalità: “La concorrenza alla ‘ndrangheta si fa attraverso il lavoro di successo, che rende assolutamente ridicolo e stupido lavorare per la malavita e che fa percepire in modo evidente la fregatura che la ‘ndrangheta dà a molti giovani del nostro territorio”.
Il sistema calabrese non è basato su principi meritocratici, ma sul criterio di appartenenza. Se non fai parte, o non sei rappresentato da poteri forti, non conti nulla. È questa idea distorta di rispetto che porta molti giovani nelle braccia della mafia. Ecco perché molti ragazzi si sentono a disagio e fuggono da questo sistema, non lo vogliono abitare: “Dietro la precarietà che continua ad essere mantenuta – denuncia Linarello – ci sono due sistemi di potere ben precisi: la ‘ndrangheta e le massonerie deviate. È da trent’anni che questi due sistemi di potere hanno trovato il modo di agganciarsi l’uno con l’altro. Essi agiscono laddove le persone cercano la soddisfazione dei loro bisogni quotidiani. Hai bisogno di un lavoro, di una certificazione, di assistenza sanitaria? Ti devi rivolgere a loro. Con questo metodo, le due potenze comprano il consenso della gente. Chiedono i voti. Voti che vengono raccolti in grandi pacchetti e offerti sul mercato elettorale dei partiti, i quali per comprare devono pagare. E possono pagare in due modi: o fanno spazio al loro interno a rappresentanti di questi due soggetti o assegnano loro dirigenze pubbliche”. Questo è il motivo per cui lo Stato non vuole realmente sconfiggere la ‘ndrangheta. Si trova sotto scacco e con le mani legate. “È come sputare nel piatto dove mangia”. Dunque, bisogna che ognuno dia il suo contributo: “Se noi non liberiamo la gente dal ricatto dei propri bisogni quotidiani le cose non cambieranno. È necessario allestire risposte alternative e concrete ai bisogni delle persone. Il lavoro è una di queste: una persona a cui noi diamo lavoro è una persona che andrà a votare chi vorrà alle elezioni, senza sottostare a ricatti”. Questa è la grande funzione sociale svolta dalle imprese cooperative del consorzio.
Linarello conclude ponendo un problema: Come può svilupparsi la Calabria senza interpellare i calabresi? Non è mai stato fatto un ragionamento locale, dal basso che coinvolgesse la gente e gli imprenditori”. Chi cresce all’interno di un sistema è più in grado di leggere tra le righe, comprendere certe dinamiche e proporre soluzioni e risposte concrete. E a chi afferma che il cambiamento va fatto a piccoli passi, risponde: “Chi sta male oggi, non ha tempo per i piccoli passi”. Gli elementi per un cambiamento concreto, dunque, ci sono. Il ruolo della società civile è delineato. Manca l’azione dello Stato, che non può ridursi all’intervento armato. Esso deve soprattutto svolgere la sua funzione sociale e di aggregazione, creando lavoro, servizi e cultura alla legalità. E deve soprattutto proteggere chi suda e rischia la vita solo per difendere certi valori che lo Stato stesso dovrebbe garantire.
Enrico De Grazia
“BandieraGialla.it”
categorie: informazione
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