LAMEZIA TERME – "La Calabria riparte dal lavoro": questo lo slogan coniato dai sindacati in vista dello sciopero generale del 19 giugno prossimo. la piattaforma è stata illustrata ieri mattina, nel corso di una conferenza stampa, dai segretari generali della Triplice, Vera Lamonica (Cgil); Luigi Sbarra (Cisl) e Roberto castagna (Uil).
"Si propone da tempo in tutto il Paese, ed in particolar modo nel Mezzogiorno – si legge nella piattaforma – una acuta questione sociale, che ha nell’approfondirsi delle ineguaglianze, nella precarizzazione del lavoro, nell’insufficienza delle politiche sociali, le sue cause di fondo".
La piattaforma presentata da Cgil-Cisl-Uil, su cui è aperto il confronto con il governo nazionale, contiene obiettivi il cui perseguimento "è fondamentale – si fa rilevare – per i lavoratori, i precari, i disoccupati, i pensionati calabresi.
Nuove e più incisive politiche economiche, per superare il divario di sviluppo col resto del Paese; ammortizzatori sociali e nuove regole del mercato del lavoro contro la precarietà; adeguamento delle pensioni in essere e tutela dei rendimenti futuri per le generazioni più giovani; contratti di lavoro che recuperino potere d’acquisto per i redditi da lavoro dipendente; riforma della Pubblica Amministrazione".
Il sindacato calabrese ripropone con la mobilitazione della regione più povera d’Italia "la richiesta al governo di chiudere positivamente le trattative aperte, dando finalmente al mondo del lavoro le necessarie risposte di equità e di nuova occupazione".
In particolare al tavolo sul Mezzogiorno "vanno definite misure concrete per l’occupazione con l’attivazione di strumenti quali la fiscalità di vantaggio per le aree in ritardo di sviluppo, la ridefinizione del credito d’imposta al sistema delle imprese per contratti a tempo indeterminato, l’attivazione per i giovani diplomati e laureati di un piano di stage e tirocini formativi".
Inoltre, la definizione del Mezzogiorno e della Calabria come piattaforma logistica del Mediterraneo "abbisogna di politiche infrastrutturali e della logistica che ridisegnino le grandi infrastrutture di accesso alla regione ed espandano il ruolo del Porto di Gioia Tauro, in sinergia con l’intero Sistema Portuale Calabrese".
Sull’Area di Gioia Tauro "occorre recuperare i ritardi fin qui accumulati soprattutto da parte dalla Giunta Regionale prevedendo l’integrazione effettiva del porto con la rete infrastrutturale regionale e nazionale , il completamento dell’interporto , la cablatura dell’area , l’utilizzazione del retroporto per lo stoccaggio e la lavorazione delle merci".
Serve, inoltre, secondo i sindacati, "un disegno di politica economica che punti a fare della Calabria uno snodo importante di intercettazione dei traffici globali e di politica industriale per attrarre nel territorio quote elevate di lavorazione e di trasformazione delle merci trasportate".
E’ anche necessario rivedere le logiche ed i piani di investimento della grandi imprese nazionali, (Poste, Ferrovie, Telecomunicazioni, Eni) che, secondo i sindacati, "stanno pesantemente disinvestendo in Calabria, contribuendo a rendere la regione sempre più marginale e periferica, nonché lontana dai circuiti dell’innovazione e dall’infrastrutturazione di qualità.
La Calabria vive da anni una situazione pesantissima – denunciano i sindacati – che la recente ripresa dell’economia nazionale non ha in alcun modo scalfito. Tutti gli indicatori segnalano la permanenza, e per alcuni aspetti l’approfondimento, del divario di sviluppo con il resto del Paese.
Non cresce la produzione, non aumenta il Pil che rimane , infatti , il più basso dell’area meridionale e l’export mantiene inalterati i suoi livelli infinitesimali.
Non cresce l’occupazione, che anzi registra maggiore precarietà e i tassi di occupazione femminile e giovanile più bassi d’Europa.
Il numero totale dei disoccupati diminuisce quindi solo in funzione dell’effetto scoraggiamento – si fa rilevare – che porta molti, soprattutto donne, a defluire dal mercato del lavoro non proponendosi neanche come forze attive alla ricerca di lavoro.
L’insieme delle attività produttive sono in crisi, e per taluni settori industriali come quello metalmeccanico, informatico, tessile si sta registrando un vero e proprio tracollo. E’ ripresa inoltre, e continua a ritmi sostenuti, l’emigrazione verso il Nord soprattutto di giovani e ragazze altamente scolarizzati.
Non cresce la qualità sociale, essendo la Calabria la regione a più basso tasso di servizi, di spesa sociale per abitante e con un terzo delle famiglie vicine o al di sotto della soglia di povertà. In conseguenza il disagio sociale è profondo, il malessere diffuso, le situazioni di acuta tensione ricorrenti".
Forestazione come risorsa
Per i sindacati occorre una nuova politica di salvaguardia del territorio
LAMEZIA TERME. "La necessaria innovazione programmatica e politica deve considerare la forestazione non un fastidioso residuo di politiche assistenziali, ma una risorsa su cui operare per dare alla Calabria effettive politiche di salvaguardia del territorio, messo a rischio dal dissesto idro-geologico, e di rilancio produttivo dell’uso del bosco e della filiera del legno".
Lo si legge nella piattaforma predisposta dai sindacati per lo sciopero. "Lo stato economico delle zone interne, e l’economia generale della regione, – si fa rilevare – non potrebbe tollerare un ulteriore calo di occupazione, né la frammentazione degli interventi garantirebbe di realizzare finalmente quel salto di qualità nella progettazione e nella gestione della forestazione che il sindacato invoca da anni".
Le misure contenute nel collegato alla finanziaria regionale, per i sindacati, "sono preoccupanti e sbagliate perché avvenute in assenza di concertazione e perché non viene prefigurato e definito un quadro di gestione e di strumentazione che effettui la riforma e non lo smantellamento del settore. Una vera operazione di riforma, invece, dovrebbe affrontare l’insieme delle criticità, compreso il ruolo e la qualità della gestione anche dei Consorzi di Bonifica.
Inoltre è inaccettabile che il comparto della forestazione venga definito "ad esaurimento", il che, unito all’incentivazione all’esodo ed all’età avanzata degli addetti, provocherebbe, nel giro di pochi anni, il dimezzamento del settore".
Cgil – Cisl – Uil rivendicano "l’apertura di un confronto , a livello nazionale e regionale , finalizzato alla determinazione del fabbisogno organico regionale ed allo sblocco del turn-over attraverso il superamento della L. 442/84. Così come – aggiungono – va chiarito chi e come eserciterà le funzioni più avanzate in agricoltura, su cui peraltro sarebbe da contrastare un processo di strisciante privatizzazione, e va garantita e stabilizzata, l’occupazione precaria dell’Arssa.
E’ necessario , infatti , effettuare politiche di promozione dell’Agroalimentare puntando sulle produzioni di qualità , sulla ricerca , sull’innovazione e valorizzando le potenzialità del territorio a partire dall’effettivo decollo del Distretto Agroalimentare della Piana di Sibari".
“Il Giornale di Calabria”
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