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Girifalco, Cronistoria di una struttura secolare – Stabilimento sanitario per folli, manicomio, ospedale psichiatrico: le tante facce di una stessa medaglia

Ha conquistato tutti all’ultimo festival di Sanremo ottenendo il primo posto e il premio della critica con "Ti regalerò una rosa", una canzone che narra la "romantica" storia d’amore di un malato di mente. È Simone Cristicchi, il trionfatore del festival.

Ma i riflettori si sono spenti da tempo su San Remo e sul suo festival, quindi anche sul vincitore e soprattutto sull’argomento della canzone che ha trionfato; sarebbe il caso, però, non si spegnessero su ciò che ha ispirato il bravo Cristicchi a fare la scelta vincente che lo ha portato sul podio: i degenti dell’ex Ospedale Psichiatrico di Girifalco. Sì, perché è stato proprio questo ad ispirarlo.

La scorsa estate, esattamente il 15 agosto, è stato ospite canoro di questa cittadina calabrese, in provincia di Catanzaro e qui ha osservato una realtà di cui non conosceva l’esistenza. E come lui, molta altra gente.

Eppure quella dell’Ospedale Psichiatrico di Girifalco, o come si definiva in passato, Manicomio, è una storia lunga, ricca di vicissitudini. La sua fondazione risale al 1881. Molte furono le polemiche che ne accompagnarono la nascita: i girifalcesi non accettavano di ospitare lo "stabilimento sanitario per folli".

Il malato di mente nell’immaginario popolare era considerato un essere pericoloso verso cui essere diffidenti.

La struttura ospedaliera stessa alimentava questo tipo di sentimenti.

La facciata esponeva la scritta « MANICOMIO PROVINCIALE »; le inferriate alle finestre e i cancelli erano la prima cosa che saltava all’occhio e non era raro vedere malati con la camicia di forza: tutto contribuiva a far considerare l’ospedale come qualcosa di tetro e repellente. Anche reperire il personale infermieristico fu un problema.

Ma, per fortuna, come per tutte le cose, ben preso al pregiudizio subentrò il buon senso, e, successivamente, la presa di coscienza. L’ospedale, infatti rappresentò una inestimabile fonte di beneficio per tutta la popolazione, non solo come fonte di occupazione, ma anche perché il paese riforniva l’ospedale di parecchi prodotti di consumo quotidiano.

A Girifalco vigeva ancora un tipo di economia basata sul baratto. Fu una grossa novità ricevere denaro in cambio dei prodotti delle proprie campagne.

Questo fu l’inizio della modernizzazione e dello sviluppo dell’arretrata economia del paese. L’Ospedale nacque in un contesto piuttosto desolante: il fatto di trovarsi all’estremo Sud della penisola, luogo di miseria e sottosviluppo, non ne aiutarono certamente la crescita; nonostante ciò, si cercò di farlo diventare un centro di innovazione e sperimentazione sociale ed assistenziale, dando umanità alla cura dei malati e mettendosi in linea con la ventata di rinnovamento istituzionale che coinvolgeva il resto d’Europa.

Gli alienisti di Girifalco, sin dall’inizio, provarono a mettere in atto un processo di modernizzazione dell’assistenza psichiatrica, fino ad allora solo teorizzato, per potenziare la ricerca scientifica, ma anche e soprattutto per contribuire nella trasformazione dell’atteggiamento culturale generale nei confronti del disturbo mentale.

Si cercò di eliminare il distacco tra medico e paziente. Quest’ultimo non doveva rappresentare più un essere da rinchiudere, perché pericoloso per la società; bisognava invece fargli sentire il meno possibile il distacco con il suo mondo, affinché il ritorno a casa non rappresentasse un ulteriore trauma. Per raggiungere questo scopo si ricorse a nuovi metodi di cura come la ergoterapia, la logoterapia, la musicoterapia. Il tutto fu attuato attraverso la sperimentazione di indirizzi innovativi come la limitazione dell’uso dei farmaci, l’eliminazione degli strumenti di contenzione, dove fu possibile, l’ "open door" e il "no restraint", che sostituivano la massima libertà, compatibile con lo stato mentale del malato, con l’isolamento che, per secoli, ha rappresentato la base per la cura della pazzia. Secondo questo metodo i malati di mente non dovevano vivere nell’ozio o in una condizione di reclusione, ma impegnati in un lavoro all’aria aperta.

La loro occupazione in lavori fisici assorbiva così le forze dell’organismo, lasciando il cervello in riposo. Il lavoro faceva sentire la sua influenza sia sul corpo sia sullo spirito. La luce, il sole, l’aria; la vita in mezzo al verde, lo stato di semilibertà; l’esercizio fisico; tutti elementi che contribuivano ad alleviare lo stato di alienazione tipico dell’istituzione manicomiale in quanto tale. Una delle fortune dell’ospedale è stata quella di avere ospitato illustri personaggi, degli autentici luminari che si sono susseguiti nella direzione di esso.

Alcuni di questi dedicarono l’intera vita al Manicomio. Purtroppo, verso la metà del secolo si dovette assistere all’avvicendarsi di direttori che, pur essendo delle persone in grado di assicurare all’ospedale il raggiungimento di traguardi tecnici e culturali d’avanguardia, lo considerarono come un luogo di passaggio.

La direzione rimase spesso vuota; questo rallentò molto l’applicazione delle tecniche sperimentate fino ad allora e di altre metodologie previste per il futuro. Ogni settore ne risentì. L’ospedale, insomma, attraversò un periodo difficile, durante il quale si assistette a vere e proprie assenze di professionalità.

La stabilità e lo splendore dei primi anni furono destinati a rimanere un vago ricordo. Oggi la struttura è ad una svolta.

La legge nº 180 del 13 maggio 1978, non ottenne i risultati sperati. Questo provvedimento legislativo, tra i più avanzati al mondo, voleva essere un epilogo delle istituzioni manicomiali e l’avvio di radicali cambiamenti alla luce dei progressi compiuti dalla moderna psichiatria. Il 31-12-1996 fu approvata una nuova legge che prevedeva la chiusura di tutte le strutture manicomiali.

Quello di Girifalco, applicando le nuove norme si è trasformato in una casa-famiglia; ciò gli ha consentito di rimanere aperto e quindi di sperimentare nuove tecniche di cura finalizzate al reinserimento nella società degli "ospiti".

Sui nuovi metodi terapeutici e su tutti gli attuali progetti di rinnovamento dell’ospedale non possiamo riportare alcun dato per dimostrare o negare la loro efficacia.

Ci vorrà del tempo per vedere i primi risultati. Ciò che conta, però è non dimenticare che il problema della malattia mentale è sempre attuale e grava sempre più sulle famiglie che lo devono affrontare quotidianamente e non dovrebbe esserci bisogno di una canzone per risvegliare i nostri animi ed il nostro senso di umanità.

Nada Florimo

“Il Giornale di Calabria”

1 commento

  1. donatella 6 agosto 2008 alle 11:17

    io vivo con la mamma di mio marito che è schizzofrenica. Insieme ai miei figli, ora che mio suocero non cè più, stiamo con lei, mio marito insieme con la sorella se ne occupano a tempo rimanente.chiedo aiuto perchè mi sento agli arresti domiciliari, incluso mio figlio di 5 anni, senza aver commesso alcun reato.con tutta la buona volontà io non cè la faccio più.AIUTATECI fiduciosa aspetto una risposta. numero cell.3406247018 signora triolo.distinti saluti

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