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Inchiesta fondi UE: A San Marino gli interessi finanziari. La regia ad una loggia che coinvolge partiti di centro, di destra e di sinistra. Adamo querela il TGR Calabria, il Domani denuncia pressioni

CATANZARO – Il lavoro della Procura di Catanzaro sul Comitato d’affari individuato nell’inchiesta ‘Why Not’, dopo l’ acquisizione di nuovi elementi con le perquisizioni dei giorni scorsi, è ora concentrato sull’analisi delle attività finanziarie degli indagati anche incrociando i dati con le risultanze di altre inchieste condotte negli ultimi anni dal sostituto procuratore De Magistris sullo sfruttamento illecito di finanziamenti pubblici che ruota attorno all’ attività della Regione Calabria.

Gli interessi di questo Comitato d’affari erano concentrati nella Repubblica di San Marino, lì si incontravano ed avevano la loro base operativa. Il nome della piccola repubblica dato dai componenti del gruppo alla loggia coperta di cui avrebbero fatto parte, non era quindi casuale.

La scelta di San Marino aveva soprattutto lo scopo di sfruttare i vantaggi fiscali consentiti dalla piccola Repubblica e che davano al gruppo la possibilità di moltiplicare i guadagni delle sue attività, sottraendosi al contempo ai controlli delle autorità di polizia e fiscali italiane.

Attività che erano molteplici ed estese non soltanto sull’ intero territorio nazionale ma anche all’ estero. Centinaia e centinaia di milioni di euro che rappresentavano lo sfruttamento a fini privatistici dei finanziamenti pubblici che avrebbe dovuto essere utilizzati, invece, per creare occasioni sviluppo per il territorio.

Il sostituto procuratore Luigi De Magistris, con la collaborazione dei consulenti finanziari, sta lavorando per ricostruire il percorso seguito dai mille rivoli finanziari emersi dall’ inchiesta. Un lavoro difficile perché lo sfruttamento illecito dei finanziamenti avveniva con metodologie finalizzate ad eludere i controlli e dare all’ attività di riciclaggio del denaro parvenza di legalità.

Da qui la costituzione da parte dei componenti del gruppo di decine di società in cui riciclare le somme di denaro ottenute illecitamente.

La Loggia coperta di San Marino diventava così il grande ombrello sotto il quale trovavano comodo rifugio le persone che facevano parte del Comitato d’ affari.

Della Loggia di San Marino avrebbero fatto parte anche massoni “in sonno” per motivi legati ad incarichi istituzionali e politici o per dissensi con la massoneria ufficiale e che, in tal modo, hanno potuto mantenere il vincolo, funzionale soprattutto a finalità affaristiche, con i loro sodali. Affari e potere erano gli scopi che accomunavano gli appartenenti al Comitato, che avevano interessi ed agganci in molti settori.

Un gruppo di potere che aveva la caratteristica di essere traversale politicamente, coinvolgendo, infatti, partiti della sinistra, del centro e della destra.

Adamo annuncia querela contro il TGR Calabria.

”Daro’ incarico al mio legale per una denuncia querela nei confronti del Tgr Calabria del Servizio radiotelevisivo italiano in riferimento a quanto affermato nel servizio giornalistico mandato in onda questa sera (ieri n. d. r.) al Tg regionale delle ore 19.30”.

Lo ha reso noto, in una nota, il vice presidente della Regione, Nicola Adamo.

”Il giornalista – secondo quanto riferisce nel comunicato Adamo – ha detto che nell’ ambito dell’ inchiesta condotta dal dott. De Magistris ci sono soldi che da Bruxelles arrivavano alla Calabria e poi ripartivano per San Marino e da li’, attraverso l’ azione di una loggia massonica, parte di questi soldi sarebbero transitati sui conti correnti personali di assessori e consiglieri regionali. Essendo io coinvolto in quella indagine, essendo io sia consigliere che assessore regionale, mi sento di fatto colpito da questa accusa. Siccome i miei conti e anche quelli di mia moglie sono sottoponibili a qualsiavoglia perlustrazione ed indagine, e si puo’ accertare che ne’ mai una lira ne’ mai un euro illecito e’ transitato nelle nostre tasche ne’ sui nostri conti, il Tgr della Calabria avrebbe dovuto almeno fare i nomi dei potenziali assessori o consiglieri regionali che si sarebbero, eventualmente, resi responsabili di tale illecito”.

”La notizia data dal Tgr – ha concluso Adamo – crea ancora piu’ inquietudine e disappunto dal momento che se dovesse essere questo un tema dell’ indagine, sarebbe una ulteriore prova di violazione del segreto investigativo”

I giornalisti del Domani denunciano pressioni.

Sono pronti a rivolgersi alla magistratura per ‘tutelare il diritto-dovere d’ informazioné i giornalisti del quotidiano “Il Domani della Calabria” che,dopo un’ assemblea hanno diffuso una nota, oggi pubblicata in prima pagina per manifestare “la spiacevole sensazione, speriamo erronea,che si stia creando verso i mezzi d’ informazione un clima di pressione nel quale non è più possibile esercitare il diritto di cronaca”.

La presa di posizione dei redattori riguarda la copertura giornalistica dell’inchiesta coordinata dal pm di Catanzaro Luigi De Magistris sull’attività di un presunto comitato d’ affari responsabile di una serie di truffe commesse con l’ utilizzo illecito di finanziamenti pubblici.

“Dobbiamo segnalare – osservano – il recente fenomeno messo in atto dagli interessati e dai loro legali che si concretizza in continue richieste di chiarimento,di effettuazione di distinguo, di presa di distanze, tentativi che, però, sembrano voler contenere al loro interno avvertimenti non sempre distensivi”.

I giornalisti del Domani,hanno chiesto all’azienda e ai propri legali di “verificare l’ esistenza di possibili azioni calunniose o intimidatorie perpetrate ai danni di singoli e giornalisti,della redazione o della testata”, e si appellano al presidente e al segretario regionali dell’ Ordine dei Giornalisti e della Fnsi “perché si attivino per tutelare il diritto-dovere di informazione.

Noi,uniti,tireremo dritto”.

“In una democrazia come la nostra il diritto ad essere informati non può essere in alcun modo disatteso, non soltanto perché è uno dei punti di forza della Costituzione, ma anche per il fatto che una informazione sana e corretta è soprattutto garanzia di libertà, nonché mezzo insostituibile di formazione delle coscienze”.

E’ quanto afferma, in una nota, l’ editore Vincenzo Ursini che solidarizza con i giornalisti del quotidiano “Il Domani della Calabria” che hanno annunciato la decisione di rivolgersi “alla magistratura per tutelare il diritto-dovere di informazione”.

“In una regione come la Calabria – prosegue Ursini – così piena di contraddizioni e problemi, l’ informazione non può e non deve, quindi, essere in alcun modo imbavagliata, non può e non deve essere oggetto di alcuna pressione, diretta o indiretta. Se così è, dobbiamo stare molto attenti perché il limite tra democrazia e governo autoritario è veramente esile”. “Sapere che il diritto di cronaca – sostiene ancora l’ editore – esercitato con grande attenzione e professionalità dai colleghi de ‘Il Domani’ è stato più volte messo in discussione e direi quasi violato, attraverso azioni intimidatorie, sia pure improprie, collegate con le vicende politiche e giudiziarie di questi giorni, è un fatto allarmante che deve fare riflettere tutti, senza tentennamenti. Raccontare i fatti o le vicende di pubblici rappresentanti, non solo è un sacrosanto diritto che ogni giornalista onesto deve esercitare, ma è anche un dovere morale”

nuovacosenza.com

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