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Acri: “Sono una persona perbene” – L’esponente dei Ds coinvolto nell’inchiesta del pm De Magistris respinge le accuse

"La mia forza più grande in trentacinque anni di attività pubblica e nelle istituzioni è stata la trasparenza e l’inflessibilità.

Questo non significa che non abbia potuto sbagliare, ma se l’ho fatto è stato solo a livello politico, non certo a livello morale e personale".

Si è difeso con vigore ieri mattina il consigliere regionale dei Ds Antonio Acri, in una conferenza stampa a due voci con il suo avvocato difensore Franz Caruso.

L’esponente della Quercia è indagato nell’inchiesta "Why not" della Procura della Repubblica di Catanzaro, che nei giorni scorsi ha travolto il panorama politico calabrese.

Assieme ad Acri figurano tra i venti indagati dal pm Luigi De Magistris anche il vice presidente della giunta regionale Nicola Adamo, pure lui diessino, e l’assessore all’Agricoltura Mario Pirillo del Pdm.

Secondo l’accusa Acri avrebbe preteso parte dell’indennità di una dipendente della sua struttura politica.

È stata la stessa signora Daniela Marsili, tra l’altro moglie del gip Giuseppe Greco che la scorsa estate ha prima firmato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del capogruppo dei Ds in consiglio regionale Franco Pacenza e poi scarcerato lo stesso indagato, a denunciare il presunto reato al pm De Magistris.

Proprio la testimonianza della signora Marsili è stata al centro della conferenza stampa di Acri, il quale ha cercato di screditare con diversi colpi il racconto della donna, dopodiché ne ha raccontato prima la procedura di assunzione e poi il lavoro.

Il consigliere regionale diessino ha dichiarato d’avere assunto la collaboratrice grazie alla segnalazione di un sindaco del Cosentino, del quale però non ha voluto svelare il nome.

Per quanto riguarda l’appartenenza politica, ha chiarito che è una "mente libera" che sta un pò di qua e un pò di là". Quindi ha aggiunto che è stata in servizio nella sua segreteria, guadagnando 1.240 euro al mese, per quindici mesi, sino al 30 agosto del 2006.

Cioè due settimane dopo l’arresto di Pacenza.

"Perché la signora – si sono chiesti Acri e Caruso – moglie di un magistrato integerrimo, non ha denunciato prima questi presunti reati, ma solo diversi mesi dopo il suo allontanamento dal posto di lavoro?

Comunque ci tengo a precisare che né il mio partito né nessun esponente del mio partito ha fatto la minima pressione per licenziare la signora Marsili.

La quale, però, era protagonista di una evidente incompatibilità". L’avvocato Caruso ha annunciato la volontà d’essere sentito prima possibile dal pm per chiarire la propria posizione e dimostrare la completa estraneità di Antonio Acri ai fatti contestati.

Per fare questo, ha aggiunto il penalista, saranno anche eseguite indagini difensive. Poi a sorpresa, nella conferenza stampa convocata per fare luce sulla propria posizione nell’ambito dell’inchiesta "Why not", Antonio Acri ha dichiarato che la signora Marsili, cioè la sua ex dipendente e ora principale accusatrice, lo avrebbe addirittura invitato a candidarsi da capolista della lista dell’Italia dei Valori alle ultime elezioni politiche.

"Me lo hanno proposto lei e il marito (il gip Giuseppe Greco) – ha precisato l’esponente diessino – .

Allora è inevitabile chiedersi come sia possibile che prima sia considerato addirittura degno di guidare una lista elettorale, e poi invece essere accusato dalle stesse persone di essere praticamente un delinquente?".

L’avvocato Franz Caruso, difensore di Acri, ha più volte insistito sulla completa estraneità del suo assistito al filone principale dell’inchiesta "Why not", legata alla gestione e all’illecita distrazione di fondi pubblici per finanziare i partiti, e all’affiliazione a una presunta loggia massonica di "San Marino" capace, secondo l’accusa, di manipolare il destino della Calabria.

"Il ruolo di Antonio Acri – ha aggiunto l’avvocato – è fotografato in sole due pagine e mezzo delle 277 complessive del provvedimento di sequestro.

E riguardano tutt’altre accuse". Acri ha poi vigorosamente invitato a fare grande attenzione a delegittimare la politica e i rappresentanti istituzionali.

"Lo Stato e la democrazia si basano su due piloni fondamentali: politica e magistratura. Ma se crolla la politica, il ponte crolla alla stessa maniera – ha concluso – e finiamo tutti nel fiume. Non si salva nessuno".

Il Giornale di Calabria

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