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Gestivano il commercio del cemento – Operazione dei Carabinieri contro il clan Mazzagatti di Oppido Mamertina. Sequestrati beni per 120 milioni

PALMI (RC) – Beni per un valore complessivo di 120 milioni di euro sono stati sequestrati dai Carabinieri e dai Finanzieri delle Compagnie di Palmi, a Bergamo, Catanzaro e provincia, Vibo Valentia, Cosenza e provincia, Oppido Mamertina e nella piana di Gioia Tauro in base alla normativa antimafia.

Si tratta di fabbricati, terreni, società, autoveicoli e disponibilità bancarie e finaziarie facenti capo, secondo l’accusa, al clan mafioso Mazzagatti di Oppido Mamertina.

I Carabinieri ed i Finanzieri delle Compagnie di Palmi, nell’ambito dell’operazione antimafia che ha portato al sequestro di beni per 120 milioni di euro, hanno notificato il provvedimento della sospensione temporanea dell’amministrazione degli stabilimenti e centri distribuzione area sud di Vibo Valentia, Catanzaro e Castrovillari, nonché della rete commerciale area sud ufficio vendite Calabria di Vibo Valentia della Italcementi S.p.a..

La società, con sede legale a Bergamo, ha come rappresentante legale Giampiero Pesenti.

Italcementi è leader in Italia nella produzione e commercializzazione di cemento.

Nella gestione del mercato cementizio calabrese il gruppo detiene una quota di mercato pari a circa il 50% del totale.

L’esecuzione dei provvedimenti di sequestro, secondo quanto riferito dagli inquirenti, rappresenta il punto di arrivo di un’attività investigativa durata circa un anno e condotta sinergicamente dai Carabinieri e dai Finanzieri delle Compagnie di Palmi, sotto la direzione della locale Procura della Repubblica, volta a contrastare il dominio economico del territorio da parte della cosca Mazzagatti nel settore della commercializzazione del cemento in aree attualmente interessate dalla realizzazione di opere pubbliche per miliardi di euro.

L’egemonia della cosca, è stato spiegato, ha, nel tempo, varcato i confini della piana di Gioia Tauro e del vibonese e grazie a potenti alleanze con cosche dell’area catanzarese ha esteso il proprio potere criminale anche in quell’area, con la creazione di tre nuove società.

Figura cardine del clan, per le sue capacità di sviluppare ed espandere l’attività di imprese illecite sarebbe Giuseppe Mazzagatti, 75 anni, che si sarebbe specializzato nel campo imprenditoriale ed in particolare nel settore della commercializzazione del cemento, attraverso il trasporto per conto terzi.

Le imprese riferibili a Mazzagatti ed al suo nucleo familiare, secondo l’accusa, si erano inserite tra il produttore del cemento, nel caso specifico Italcementi, e gli imprenditori edili acquirenti.

Tra gli anni ’60 e gli inizi degli anni ’70, dopo anni dedicati alla vendita della frutta con un piccolo camion, in supporto perlopiù dell’attività di fruttivendolo del padre, Giuseppe Mazzagatti aveva avviato l’attività di trasporto del cemento su strada.

Mazzagatti fu indagato per l’omicidio Grillo, all’origine del quale sarebbe stato proprio il contrasto tra i due derivato dal predominio nel campo del trasporto del cemento su strada.

Mazzagatti, riuscito ad acquistare un autocarro e successivamente un autocementiera iniziò ad esercitare l’attività di autotrasportatore in regime di monopolio, forte del terrore che il suo nome incuteva nella zona e delle amicizie con persone di pochi scrupoli indicati dagli inquirenti in Cosimo Polimeni, Rocco e Giuseppe Ferraro, raggiungendo una posizione economia di notevole rilievo, in particolare operando nel campo dell’edilizia, dove monopolizzava, nella zona della piana, il trasporto del cemento e degli altri materiali da costruzione.

Il ruolo di Mazzagatti ha insospettito gli inquirenti per l’inopinata disponibilità di capitali investiti, per i metodi di accaparramento delle offerte di lavoro e la sua personalità.

Il presunto boss avrebbe esteso il suo dominio esercitando prepotenze ed effettuando imposizioni in danno di imprenditori edili accaparrandosi, spalleggiato da terze persone, i trasporti di materiale edile per conto terzi.

Nel 1980 il Tribunale di Vibo Valentia aveva già condannato Giuseppe Mazzagatti ed il fratello Carmelo per estorsione ai danni degli autotrasportatori che caricavano il cemento la sede dell’Italcementi di Vibo Valentia per rifornire diversi imprenditori della zona.

Avvalendosi della notevole forza intimidatrice, creatasi a seguito dei suoi rapporti diretti con il boss di Gioia Tauro Girolamo Piromalli, Mazzagatti, con il concorso del fratello Carmelo, alterò in suo favore i turni di carico di cemento, con evidente suo profitto e con relativo danno per gli altri trasportatori.

Mazzagatti, in particolare, impose agli autotrasportatori affiliati alla Italcementi di astenersi dall’effettuare carichi di cemento destinati ai cantieri della ditta Salcos, appaltatrice dei lavori della strada di grande comunicazione Rosarno – Gioiosa Jonica, costringendo quest’ultima a rivolgersi direttamente a lui per la fornitura del suddetto materiale.

"Di fronte al gruppo criminale dei Mazzagatti – affermano gli inquirenti – la Italcementi mette da parte ogni regola di buona gestione economica, sopporta maggiori costi, si assume rischi indebiti e finisce consapevolmente con l’agevolare l’espansione economica del gruppo mafioso nel campo della commercializzazione del cemento".

Italcementi Group è il quinto produttore di cemento a livello mondiale, il principale operatore nel bacino del Mediterraneo.

La capogruppo Italcementi Spa è controllata da Italmobiliare: entrambe le società sono quotate alla Borsa di Milano.

Italcementi Group annovera tra le proprie fila oltre 22.850 dipendenti, un fatturato annuo, per il 2006, di 5.854 milioni di Euro, un dispositivo industriale di 62 cementerie, 15 centri di macinazione, 3 terminali, 152 cave di inerti e 588 centrali di calcestruzzo.

Nel mese di Novembre 2006 i Carabinieri ed i Finanzieri di Palmi avevano già sequestrato più di 5 milioni di euro, depositati in alcune banche di Oppido Mamertina e riconducibili alla cosca Mazzagatti.

Uno dei massimi esponenti della cosca, Domenico Polimeri, 64 anni, condannato per associazione mafiosa ed omicidio, è latitante dal ’98. Sono al vaglio del Tribunale di Reggio Calabria una decina di applicazioni della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nei confronti di appartenenti al gruppo criminale.

Il Giornale di Calabria

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