C’era una volta anzi, c’è ancora a Lamezia Terme (CZ) una società che si chiama “Why Not?” che da tempo, praticamente sin dalla sua nascita, presta i suoi lavoratori interinali alla Regione Calabria per servizi che vanno dalla sorveglianza idraulica, alla tutela del patrimonio, alla gestione del personale, di banche dati ed altri servizi informatici; questa società impiega oggi 635 dipendenti e vanta un fatturato di 12 milioni di euro.
Certamente gran parte del merito di tale successo è dovuto al fatto che in pratica la Regione, seppur con decine di migliaia di dipendenti, non riesce – per così dire – a gestire neppure il proprio personale, e si affida perciò in outsourcing a “Why Not?”.
E fin qui sembra l’inizio di una storia quasi “normale”, magari una di quelle storie di piccola clientela come tante ce ne sono in Italia, ed invece c’è dell’altro, e “che” altro!
Da “Why Not?” mutua oggi il nome l’inchiesta aperta alla Procura della Repubblica di Catanzaro e portata avanti dal sostituto procuratore Luigi De Magistris, perché sarebbe questa la società capo-fila di una serie di scatole cinesi finalizzate all’intercettazione di una gran parte dei finanziamenti pubblici erogati dalla Regione Calabria e dall’Unione Europea per i più disparati settori economici. E adesso comincia il bello.
Durante gli interrogatori dei testimoni (anche interni a Why Not) da parte di De Magistris sono venuti fuori nomi di importanti personaggi del mondo della politica calabrese nonché dell’imprenditoria e delle forze armate di tutta Italia e così nei giorni scorsi i carabinieri hanno perquisito decine di abitazioni private per poi irrompere addirittura al Palazzo del Consiglio regionale negli uffici privati di alcuni consiglieri ed assessori regionali alla ricerca di materiale probatorio per l’inchiesta. Cioè, come se i carabinieri irrompessero negli uffici parlamentari di Montecitorio, giusto per farti comprendere la gravità della cosa.
E così le persone indagate sono 19 e provenienti da tutta Italia. Tra queste anche il generale Paolo Poletti, attuale capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, l’assessore al turismo e Vicepresidente della Regione Calabria, Nicola Adamo (Ds), l’assessore regionale all’agricoltura e forestazione, Mario Pirillo (ex Margherita adesso esponente del Partito Democratico Meridionale), un consigliere regionale dei Ds, Antonio Acri, l’ex responsabile per il Sud Italia della Compagnia delle Opere, Tonino Saladino (più volte intercettato al telefono con il Guardasigilli Mastella), l’ex assessore regionale alla sanità di centrodestra, Gianfranco Luzzo ed un quarantenne di Vibo Valentia, Salvatore Domenico Galati, già collaboratore dello staff del senatore e coordinatore regionale di Forza Italia Giancarlo Pittelli.
Un bel minestrone di inciuci, non c’è che dire. E se vi dicessi che tra gli indagati ci sono anche il capocentro del Sismi di Padova, Massimo Stellato, ed una funzionaria del Cesis (l’ufficio di coordinamento dei servizi segreti), Brunella Bruno? Ecco che il quadro della situazione si manifesta in tutta la sua preoccupante tristezza e drammaticità.
I reati contestati, a vario titolo, spaziano dalla corruzione, all’associazione a delinquere, alla violazione delle leggi sulle associazioni segrete (sic), alla truffa, al finanziamento illecito ai partiti.
Addirittura si ipotizza per alcuni l’appartenenza ad una massoneria coperta (la c.d. “Loggia San Marino”), che sarebbe servita da collante per portare a termine gli affari illeciti del gruppo di potere trasversale con le dovute coperture istituzionali. Cioè, praticamente, pare si tratti di una vera e propria lobby e che questa abbia influito sulle scelte di amministrazioni pubbliche per l’utilizzo di finanziamenti e l’assegnazione di appalti.
Inutile dire che il Vicepresidente Adamo, ad esempio, in linea con la recente linea Ds sui magistrati milanesi, si è subito detto pubblicamente vittima di un complotto contro sé, il suo partito, la sua famiglia ed il suo lavoro, accusando, seppur indirettamente, il PM dell’inchiesta di agire per conto di non si sa chi (e meno male che lo stesso De Magistris era stato inserito anni fa nel famoso elenco delle “toghe rosse” di berlusconiana memoria!).
Eccola la regione del dopo-Fortugno! Eccola la regione dove un uomo delle Istituzioni, un politico, è stato ucciso meno di due anni fa in un seggio delle Primarie, a Locri, giusto sei mesi dopo quelle elezioni regionali dove il centrosinistra, imbarcando di tutto ha raggiunto il record storico di preferenze (oltre il 62% dei consensi).
E non finisce qui. Il 20 giugno scorso, dopo la riunione della Conferenza dei capigruppo e dei presidenti di Commissione in Consiglio regionale, è stato dato mandato al presidente del Consiglio, Giuseppe Bova (Ds), di (cito testualmente) “assumere, attraverso l’Avvocatura regionale, ogni iniziativa giudiziaria volta alla difesa dell’onorabilità dell’Assemblea”.
In poche parole i politici coinvolti nelle inchieste attraverso il compagno Bova hanno querelato i testimoni di De Magistris con i soldi dei contribuenti, bene sottolinearlo, dopo aver già querelato per fantomatiche diffamazioni anche noi di “Ammazzateci tutti” a dicembre 2006, rei di aver chiesto di non essere più strumentalizzati politicamente e sollecitato chiarimenti circa la questione del 50% – di allora – di consiglieri regionali inquisiti (dato comunque confermato successivamente anche dalla Direzione Nazionale Antimafia e dal Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso ed oggi salito al 65%, con 33 consiglieri inquisiti su 49 eletti).
Di queste cose, quanti giornali e televisioni ne hanno parlato e ne parleranno?
Io sono solo uno squattrinato 21enne studente fuori sede con già due querele sulle spalle, e più di questo ultimo disperato appello non so proprio cosa fare ed a chi rivolgermi. Al Presidente della Repubblica? Alla Corte Europea? Alle Nazioni Unite? A chi, a che cosa?
Già diverso tempo fa abbiamo aperto assieme ad altri movimenti ed associazioni calabresi e molto prima che il Ministro di disgrazia ed ingiustizia Mastella ne chiedesse il trasferimento, una petizione (http://www.petitiononline.com/040407rc/petition.html) a sostegno di De Magistris e di quei pochi magistrati coraggiosi che in Calabria, assieme ad eroici carabinieri e poliziotti sottopagati, si ritrovano non solo a combattere contro la ‘ndrangheta, ma soprattutto contro la prepotenza e l’arroganza di una classe politica che, anziché mantenere un dignitoso silenzio istituzionale fino all’esito delle indagini, arriva ora al punto di minacciare querele nei confronti di quei cittadini che denunciano il malaffare.
Non ci arrendiamo. Abbiamo già raccolto più di 50.000 firme: uno straordinario popolo fatto di giovani, associazioni, professionisti, ed anche qualche forza politica. Incontrandoci non ci siamo mai chiesti da dove venivamo ma per dove insieme volevamo andare. Alla faccia di chi ci etichetta banalmente come “anti-politica”, coloro i quali fanno prima (e gli conviene) a criticare gli effetti di un malcontento collettivo che pervade l’intera società italiana senza però soffermarsi e ricercarne le cause.
Abbiamo allestito e stiamo allestendo in questi giorni banchetti un po’ dappertutto, davanti ai supermercati, alle poste, all’ingresso di scuole ed università di tutta Italia: da Reggio Calabria, a Palermo, a Milano, a Roma, a Bari, a Potenza.Magari siamo solo piccole gocce in uno stagno, ma vogliamo ancora sperare che questo Ministro di disgrazia ed ingiustizia torni ad occuparsi di filosofia, lasciando i magistrati a fare il loro lavoro, per il bene dell’Italia. Non si tratta di stabilire se vogliamo essere garantisti o giustizialisti, ma solo essere consci che oggi nel nostro Paese i magistrati scomodi vengono fatti saltare non solo con il tritolo, e quindi chiediamoci solo da che parte stare: se dalla parte degli onesti o dall’altra.
C’era una volta in Italia la Giustizia, c’era una volta in Calabria l’Italia. Appuntamento a Roma lunedì 8 ottobre davanti al CSM, in Piazza Indipendenza per gridare insieme: E adesso trasferiteci tutti.
Aldo Pecora
*portavoce Movimento “Ammazzateci tutti” e promotore comitato “Pro De Magistris”
aprileonline.info
1 commento
vulca 7 ottobre 2007 alle 17:41
Se dovessimo lanciare degli slogan si potrebbe dire: meglio un De Magistris vivo che 100 magistrati morti, oltre che vivo però lo vogliamo libero di fare il suo lavoro e con tutte le garanzie e soprattutto con le tre inchieste restituite, quali: Poseidone, whi not e toghe lucane.
e ancora: meglio un giorno da Pecora che cento da Leone!
oppure: Ho un Grillo per la testa, basta e avanza!
per i martiri della repubblica: Borsellino e Falcone non possono morire due volte!
per quelli della politica: Forza Fortugno, fortemente forte.
per la giustizia: Meglio una Clementina oggi che un Clemente domani.
per il Giornalismo della R.A.I, di Stato:
Non è tutto Santoro quello che luccica.
per il giornalismo e la magistratura: Alfano e Scopelliti lottano ancora attraverso i suoi figli.
Dulcis in fundo lasciatemelo dire: a 77 anni rinchiuso in un carcere militare non vedrà forse la libertà prima di morire, a differenza di altri lui sconta la pena di altri, 7 lunghi anni, solo perche Militare non ha diritto a sconti e paga per tutti: Bruno Contrada libero!
ho amici di destra che con la trasmissione su De Magistris a Ballarò, Anno zero, Matrix, hanno aperto gli occhi e vogliono cambiare, ho anche amici di sinistra che vogliono disinfettare i quadri corrotti del centro sinistra, e tanti altri cittadini che sono usciti ormai da molto tempo dalla logica di questi partiti, ma ammirano quelli che come Di Pietro escono dal coro e denunciano la malapolitica che in questo paese a tutti i livelli e a ragnatela hanno bloccato il sistema democratico.
Siamo di fronte a due sfide importanti: riportare l’italia nell’europa dal basso verso l’alto, con un governo di seri amministratori e politici che facciano gli interessi dei cittadini tutti, comprese quelle minoranze oggi ritenute inproduttive.
Scongiurare che questa azione non violenta ma efficace nel contesto politico attuale, avvantaggi il polo oggi all’opposizione coinvolto oltremodo negli scandali e nella corruzione che ha portato il paese alla deriva istituzionale.
In poche parole, far capire all’elettorato italiano che la commistione di pezzi della politica e delle istituzioni che ruotano nei due poli ha portato l’italia allo sfascio.
Come porsi di fronte a questo bivio se non siamo uniti e non vogliamo essere nel sistema partiti e vorremo cambiare la nomenclatura corrotta di una politica italiana che non si rifà ormai piu alla costituzione italiana?
Non è certo la costituzione del partito democratico a garantirci il cambiamento o il club Brambilla a farci sperare un futuro migliore per lo sviluppo dei giovani e la tutela degli anziani di questo nostro paese.
Tutti e due i Poli sono malati di protagonismo egemone e la sua leaderchip è incapace di immaginare il vero stato d’animo della onesta società civile e non si preoccupa affatto di mutare lo stato quò di una democrazia negata.
Anzi spudoratamente e senza vergogna lancia strali e anatemi contro quelle risorse indipendenti e autonome quali: informazione e istituzioni ancora sane che non si sono fatte imbrigliare nel losco gioco delle correnti partitiche.
La “casta” non ricorda piu con quali valori e con quali sacrifici la repubblica italiana è stata fondata sul diritto e l’eguaglianza, sulla ripartizione delle risorse economiche, la solidarietà e la libertà di pensiero e di espressione.
No serve a nulla cantare l’inno di Mameli sul palco di un gran premio o di uno stadio di calcio se poi lo spirito di quel pensiero e dello stesso autore viene bandito o tradito: nella cosa pubblica, nelle istituzioni democratiche repubblicane, nelle inchieste delle procure italiane, nel nostro parlamento!
La carta costituzionale deve essere la garanzia del nostro credo e del vivere quotidiano, le leggi non devono modificarne nemmeno una virgola, la Magistratura deve essere il controllore della sua integrità, la libera informazione deve essere arbitro della democrazia e si deve porre nel rispetto dei cittadini e non dei padroni che incassano soldi dalla casta. Quei soldi sono in nostri soldi e pretendiamo una informazione vera!
Non da ultimi vengono i candidati eletti, che si impegnano nella politica del paese, se pur fino a oggi molti eletti ed elettori non sono stati certo il massimo dell’espressione di legalità e correttezza, si deve mirare a moralizzare certi comportamenti dubbi di servilismo verso un’arrogante gerarchia di poteri forti rappresentati da teste di legno che hanno fatto dei partiti l’antitesi del buon governo e della politica sociale, nel vero senso della parola.
Col nostro sostegno alla Giustizia giusta, cominceremo da li, l’otto Ottobre a piazza dell’indipendenza a lottare per una giustizia indipendente da pendagli, lacciuoli e grovigli tra mafia, massoneria segreta, amministratori corrotti, società di comodo e le nostre istituzioni repubblicane.
Se non basterà, chiederemo l’urgente intervento del Parlamento europeo, che rappresenta i cittadini ed è eletto direttamente da questi; del Consiglio dell’Unione europea, che rappresenta i singoli Stati membri; della Commissione europea, che ha il compito di difendere gli interessi generali dell’Unione. Infatti da questo "triangolo istituzionale" hanno origine le politiche e le leggi applicate in tutta l’Unione Europea. Di norma, è la Commissione a proporre nuove leggi mentre spetta al Parlamento e al Consiglio adottarle. Congiuntamente alla Corte di giustizia che vigila sullo stato di diritto comunitario e la Corte dei conti che ha una funzione di controllo sul finanziamento delle attività dell’Unione, chiederemo di far luce sulle inchieste già avviate dal sostituto procuratore di Catanzaro Luigi de Magistris e cioè: WHI NOT, TOGHE LUCANE E POSEIDONE!
Speriamo di non averne Bisogno e ci rivolgiamo al Nostro presidente della Repubblica Napolitano che è il Garante delle Istituzioni Repubblicane e Capo del Consiglio Superiore della Magistratura, perche costi quel che costi ma non vogliamo piu Martiri inutili e morti per mafia ma vogliamo che i mafiosi e i terroristi in doppio petto non abbiano più il diritto di replica!
vulca
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