LAMEZIA TERME – Sono stati presentati martedì mattina a Lamezia Terme, nel corso di una conferenza stampa i candidati della lista "Con Veltroni, ambiente, innovazione, lavoro" alla costituente del Partito Democratico.
I candidati che il prossimo 14 ottobre concorreranno all’elezione del segretario nazionale e regionale del Pd sono stati presentati dall’assessore regionale alla Salute, Doris Lo Moro, nella sua qualità di delegato della lista e componente del comitato che ha lavorato alla scelta delle candidature.
Insieme all’assessore erano presenti diversi candidati provenienti dall’intera regione. Del gruppo fanno parte, politici, intellettuali, scrittori, registi, insegnati, giovani, ma soprattutto una forte componente femminile.
Le liste, secondo Lo Moro, "rispecchino la realtà calabrese, essendo nate grazie all’apporto di intellettuali di grande spessore, lavoratori, professionisti di valore, studenti".
Per Lo Moro la lista "Con Veltroni, ambiente, innovazione, lavoro", rappresenta quello che dovrebbe essere il Partito Democratico: un soggetto che si distingue per l’attenzione all’ambiente, all’innovazione dei metodi della politica, al lavoro, alla cultura dei diritti.
"La lista – ha poi aggiunto – vuole rappresentare in qualche modo la capacità di stare già nella lista insieme provenendo da esperienze diverse.
C’è la politica, rappresentata, a livello nazionale, da personaggi come Anna Finocchiario, Amato, il ministro del Lavoro, Treu, politici in senso stretto, ma anche ambientalisti, giovani che non hanno mai fatto politica o che l’hanno fatto o che si sono distinti nel farla per battaglie di civiltà e poi la cultura. Le nostre liste hanno aperto ad un tipo di società che non poteva restare fuori".
Per l’assessore alla Salute "è prevalsa l’idea di fare più liste, perché una lista sola non sarebbe stata capace di contenere tutte le istanze.
Sono uomini e donne convinti che del futuro della Calabria debba farsi carico una società civile disponibile ad impegnarsi direttamente nella politica; che sia deleterio che le energie migliori presenti nella regione si chiamino fuori da ruoli di responsabilità; che un gruppo dirigente non possa operare nelle istituzioni senza i necessari stimoli provenienti dai cittadini, rischiando di configurarsi come un ceto avulso dalla realtà ed impermeabile rispetto alle novità che l’evoluzione dei tempi inevitabilmente determina.
Il Partito Democratico – ha sottolineato Lo Moro – nasce con l’obiettivo di ampliare il campo della partecipazione democratica alla vita delle istituzioni.
La sfida è rendere effettivo il potere di indirizzo degli elettori non soltanto in occasione delle elezioni, quando si scelgono le coalizioni di governo, ma anche attraverso una prima fase di selezione del personale politico. Questo sarà il valore innovativo del voto alle primarie del 14 ottobre prossimo".
Tra i candidati presenti Elisa Caccamo di Reggio Calabria, impegnata nel sociale per la quale il Pd deve essere "un generatore di tenesse sociale".
Tra i candidati Roberto Cotoneo, scrittore e giornalista che ha scelto di impegnarsi in questa competizione elettorale per "lavorare insieme ad altri per portare il Paese a livelli europee".
Ma anche Nadia Capogrego, insegnante di musica, la quale spera che "nel Pd si torni a parlare di cultura in senso alto".
Mentre Antonio Tallura, attore, candidato nel collegio di Locri, auspica che "la legalità si coniughi con la cultura del fare".
Dal canto suo Luca Pirillo, studente ventunenne di giurisprudenza, spera "nel rilancio della carta costituzionale, cioè si incomincia a parlare non solo di diritti ma anche di doveri".
Tra i nomi in lista, oltre a quello della stessa Lo Moro, capolista a Lamezia Terme, spicca quello di Simona Dalla Chiesa, figlia del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, ucciso dalla mafia a Palermo il 3 settembre del 1982, insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro, già consigliere regionale e deputato.
Per Simona Dalla Chiesa, capolista nel collegio di Soverato, "questo non è un ritorno alla politica nel senso stretto.
È un modo – ha sottolineato – per continuare a dare un contributo ideale, di emozione, di passione, ad un progetto che coinvolge gran parte della società italiana.
È un bisogno di rispondere al qualunquismo dilagante.
Di prendere atto delle grandi difficoltà che la politica ha attraversato in questi anni. Prendere atto della involuzione del sistema politico italiano.
Fare politica non significa soltanto stare nelle istituzioni o in maniera organica all’interno di un partito, ma un contributo di ideali lavorando.
È un continuare in maniera diversa, dare un contributo politico".
Per l’ex parlamentare, tornata in prima linea come candidata all’assemblea nazionale del Pd, oggi la politica "è deviata rispetto a quelli che sono i suoi impegni costituzioni, anche perché – ha sottolineato – la politica istituzionalmente parlando deve dare delle risposte ai cittadini, deve tutelare la nostra costituzione, deve farla rispettare, deve pensare al benessere della società verso la quale si rivolge.
Non mi sembra che negli ultimi anni questo sia stato l’impegno prioritario di gran parte della politica.
Dico questo sottolineando però che non è un modo qualunquistico di rivolgersi, perché all’interno di questa politica ci sono state delle persone in entrambi gli schieramenti che hanno fatto il loro dovere con passione, partecipazione e onestà".
Per Dalla Chiesa "è un problema di regole della politica che intesa in maniera devastante hanno portato ad una involuzione politica ad una ribellione politica e ad un dilagare di un qualunquismo.
I diritti fondamentali sanciti dalla costituzione sono stati spesso calpestati da un modo di fare politica che ha privilegiato interessi di parte, i più ricchi nei confronti dei più deboli e che ha negato parità di diritto a tutti i cittadini".
Il Giornale di Calabria
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