VIBO VALENTIA – Ci sono anche i presunti autori dell’omicidio di Raffaele Cracolici, ucciso il 4 maggio 2004 in un agguato alla periferia di Pizzo nel corso del quale furono sparati 23 colpi d’arma da fuoco, tra le persone fermate stamani dai carabinieri di Vibo Valentia con l’accusa di essere affiliate al clan Bonavota di Sant’Onofrio.
Un omicidio, hanno rilevato gli investigatori, eseguito con metodi militari e con inaudita spietatezza messo in atto con dispendio di uomini e mezzi sia nella fase della pianificazione, con veri e propri servizi di pedinamento ed appostamento, che secondo quanto emerso dalle indagini sarebbero duranti anche alcune settimane, sia nella fase dell’esecuzione, portata a termine con l’utilizzo di kalashikov.
Le armi servivano, secondo gli investigatori, a garantire alla famiglia una potenza di fuoco tale da poter reggere allo scontro con le cosche rivali e dare, anche, un segnale a tutti della propria forza e della propria determinazione.
Quella dei Bonavota, hanno accertato i carabinieri, era una cosca in continua espansione che, grazie al basso profilo tenuto negli ultimi anni, era riuscita a stringere alleanze con le consorterie limitrofe, dagli Anello di Filadelfia, ai Lo Bianco di Vibo, fino ai Mancuso di Limbadi, ponendosi con queste cosche storiche su un piano di parità.
(Ansa)
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