SANT’ONOFRIO (VV) – I carabinieri del comando compagnia di Vibo Valentia, in esecuzione di 11 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Tribunale di Catanzaro su richiesta della Procura distrettuale antimafia del capoluogo, hanno nuovamente colpito una delle più potenti cosche della ‘ndrangheta, quella della famiglia Bonavota di Sant’Onofrio, già al centro di un’inchiesta, alcune settimane fa, conclusasi con il fermo di sei esponenti di spicco del clan.
L’indagine, avviata da tempo sotto la direzione del procuratore della Repubblica di Catanzaro, Mariano Lombardi e del suo sostituto procuratore antimafia Marisa Manzini, ha consentito di ribadire le misure cautelari nei confronti di sei esponenti di spicco del clan Bonavota, già colpiti da altrettanti decreti di fermo pochi giorni fa, a cui si aggiungono altri due esponenti del sodalizio criminale, Andrea Mantella e Francesco Scrugli ritenuti i componenti, assieme a Domenico Bonavota, del gruppo di fuoco che nel 2004 eliminò a colpi di kalashnikov Raffaele Cracolici, lungo la strada statale 18, nel Vibonese.
Sono così finiti nella rete della Dda di Catanzaro altre persone, considerate tra gli esponenti più pericolosi ed attivi del clan che, di fatto, dopo questo ulteriore colpo è stato totalmente scardinato.
In particolare sono stati tratti in arresto, Pasquale Bonavota, 33 anni; Onofrio Barbieri, 27 anni; Carlo Pezzo, 27 anni; Vincenzino Fruci, 31 anni, Andrea Mantella, 35 anni, e Francesco Scrugli, 37 anni, questi ultimi già detenuti da diversi mesi in quanto implicati in un altro procedimento penale sempre per associazione per delinquere di stampo mafioso.
Con una fulminea azione dei reparti di Cacciatori dell’Arma e degli uomini della Compagnia di Vibo Valentia, con il supporto dei loro colleghi dell’ottavo nucleo elicotteri dell’Arma e delle unità cinofile del Goc sono stati catturati ed immediatamente tradotti in carcere anche Domenico Cugliari, 48 anni, e Nicola Bonavota, 31 anni, il primo liberato subito dopo il fermo dei giorni scorsi ed il secondo sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari.
I due sono stati sorpresi dai carabinieri ancora nei propri letti intorno alle 4 di ieri mattina. Gli uomini dei Bonavota, per la seconda volta in pochi giorni, sono stati nuovamente presi in contropiede dai militari dell’Arma che con un’azione rapida e pianificata nei minimi dettagli sono riusciti in pochi minuti ad entrare all’interno dell’abitato di Sant’Onofrio, raggiungere gli obiettivi ed a bloccare sia Cugliari che Nicola Bonavota prima che potessero decidere di darsi alla macchia imitando i tre accoliti ancora ricercati ed oggi nuovamente colpiti da un altro provvedimento restrittivo.
Rapidità ed efficacia dell’azione resa possibile anche dal supporto e dalla preparazione degli uomini dell’ottavo nucleo elicotteri dei carabinieri che, come avvenuto l’ultima volta, hanno raggiunto a volo radente l’abitato prima ancora del sorgere del sole fornendo il coordinamento dall’alto a tutti i reparti impegnati a terra monitorando costantemente, grazie alle sofisticate apparecchiature in dotazione, tutti i movimenti nel raggio di chilometri.
Gli esiti delle decisioni del giudice di Catanzaro hanno quindi definitivamente avvalorato i risultati raggiunti dai carabinieri che hanno fatto così luce su un’associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata agli omicidi, alle estorsioni, all’usura, ai danneggiamenti ed al traffico di droga ed è stata portata avanti con pazienza e costanza in più di 4 anni di attività, sia di giorno che di notte, dagli uomini della Compagnia di Vibo Valentia che hanno ricostruito nei minimi dettagli le ramificazioni e gli intrecci degli affiliati alla famiglia e degli innumerevoli reati compiuti in nome e per conto della famiglia Bonavota dai primi anni ’90 siano ai giorni nostri.
Un lavoro immane – è stato detto nel corso di una conferenza stampa – che ha consentito di dare finalmente un nome ed un volto agli autori dell’omicidio di Raffaele Cracolici, avvenuto a Pizzo nella primavera del 2004. Omicidio eseguito con metodi militari e con inaudita spietatezza non lesinando uomini e mezzi per la pianificazione, con veri e propri servizi di pedinamento ed appostamento, che gli affiliati in alcuni casi hanno svolto per settimane, e portato a termine con l’utilizzo dei micidiali kalashnikov russi appositamente acquistati sul mercato nero per garantire alla famiglia una potenza di fuoco tale da poter reggere allo scontro con le cosche rivali e dare altresì un segnale a tutti della propria forza e della propria determinazione.
Ieri notte l’operazione è stata condotta con l’impiego di oltre 100 uomini dei carabinieri ed ha visto interessate la Calabria, il Lazio ed il Piemonte. All’atto dell’intervento l’intero abitato di Sant’Onofrio è stato isolato dalle pattuglie dell’Arma che hanno bloccato qualsiasi via di accesso impedendo a chiunque di uscire senza essere controllato.
Contemporaneamente alla notifica delle ordinanze nell’abitato di Sant’Onofrio sono scattate numerose perquisizioni in diversi centri dell’hinterland vibonese per cercare tracce ed indizi dei tre latitanti della cosca che da alcuni giorni tentano di sottrarsi alla cattura da parte degli uomini dell’Arma, che dal canto loro stanno sempre più stringendo la presa.
Sei delle ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state notificate ad altrettanti esponenti del clan detenuti in vari carceri italiani, che si sono visti recapitare i provvedimenti direttamente dagli uomini dell’Arma di Vibo Valentia.
L’intera operazione, come già avvenuto pochi giorni fa, è durata meno di un’ora ed ha visto per l’ennesima volta gli uomini dell’Arma dare prova di coordinamento, collaborazione e professionalità non indifferenti raggiungendo, contemporaneamente, obiettivi situati in varie aree del territorio nazionale.
Il Giornale di Calabria
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