CATANZARO – La Corte dei conti bacchetta il rendiconto e le politiche di spesa della Regione Calabria per l’esercizio finanziario 2006. La Regione non ha provveduto ad emanare una legge organica di riforma del sistema di controlli, con una previsione organizzativa irrazionale, un uso di risorse incontrollato, documenti contabili approvati oltre il termine stabilito per l’annualità di bilancio e l’assenza di coordinamento fra le assegnazioni delle risorse e la definizione degli obiettivi.
«Non appare plausibile ancora imputare alle carenze di risorse umane e alle difficoltà organizzative la situazione di sostanziale inattuazione del sistema integrato dei controlli interni da parte della Regione Calabria. E appare evidente che l’assenza di un idoneo sistema di programmazione e controllo determina una scarsa responsabilità dell’Ente in relazione al mantenimento del proprio equilibrio economico-finanziario».
Il consigliere Vittorio Cirò Candiano, presente ieri all’adunanza della Sezione di controllo della Corte dei conti presieduto da Silvio Aulisi, insieme agli altri consiglieri Anna Bombino, Giuseppe Ginestra, Luigi Condemi e al primo referendario Quirino Lorelli, si è soffermato nell’esposizione della sua dettagliata relazione sugli aspetti organizzativi attinenti al sistema di programmazione e di controllo e sulla portata di alcune politiche regionali oltre che sui profili finanziari e contabili condotti dalla Regione. Gli atti di conferimento di incarichi per "consulenze, studi e ricerche" nell’esercizio 2006 sono pari a 60 per una spesa complessiva di 2.350.261,54. Mentre gli atti di spesa per relazioni pubbliche convegni, mostre, pubblicità e attività di rappresentanza risultano essere 174 per una spesa complessiva di 6.773.988,59.
Ma oltre all’assenza di mezzi e strumenti idonei a verificare il puntuale adempimento da parte della Regione dell’obbligo di invio degli atti di spesa, la Corte dei conti ha lamentato la continua assenza di organizzazione nel trasmetterli e «l’indifferenza del legislatore regionale nel prefissare regole finalizzate a valutare e riscontrare anche "la buona amministrazione dell’Ente", in termini di economicità ed efficienza».
Un’ulteriore criticità si è riscontrata, secondo la magistratura contabile anche nella mancata tempestività delle "fonti di informazione" sui dati che la Regione è tenuta obbligatoriamente a pubblicizzare «auspicando che il legislatore regionale preveda tra i destinatari dei dati periodici relativi "all’anagrafe degli incarichi per consulenze, studi e ricerche e collaborazioni esterne" anche la Sezione di controllo per facilitare il compito di monitoraggio e controllo a tutela delle finanze pubbliche».
Inoltre dall’analisi degli importi di indebitamento che gravano sul rendiconto dell’esercizio 2006, è emerso che nel corso dello stesso anno, ben oltre il 90% della quota capitale a carico della Regione (27.445.843,70) deriva da mutui inerenti la sanità, di contro risulta piuttosto limitato l’indebitamento rivolto agli investimenti per lo sviluppo. Per l’esattezza, la Regione Calabria ha contratto mutui per il ripristino dei disavanzi nel settore sanità nella misura del 52%, il 32% per affrontare calamità naturali, il 14% per la sostituzione autobus nel trasporto pubblico locale.
Nel rendiconto finanziario, si è rilevato inoltre un disavanzo di 3.348.980.693,35 euro e «la programmazione finanziaria della Regione per l’esercizio 2006 è stata affidata anche per questo anno alla sola predisposizione del bilancio di previsione della legge finanziaria regionale».
Risulterebbe assente, infatti, anche per l’esercizio in esame, il documento di programmazione economico-finanziario regionale, strumento che la Regione dovrebbe adottare per aggiornare e definire le scelte di politica socio-economica nel territorio e con cui dovrebbero essere delineati i criteri e gli obiettivi di finanza regionale.
«Quello che desta particolare preoccupazione – ha affermato la Corte dei conti – è la mancata riscossione dei crediti di lontana formazione, quasi consolidati, che non subiscono variazioni positive nel corso del tempo e che fanno sorgere dubbi sulla effettiva esigibilità degli stessi. Nell’ambito di questa problematica – ha commentato il relatore -emerge, in particolare, la situazione dei crediti maturati dalla Regione nei confronti dei Comuni per la somministrazione dell’acqua per uso idropotabile. Il pagamento, o meglio il mancato pagamento di tali costi di gestione da parte dei Comuni calabresi ha da sempre rappresentato una criticità rilevante dovuta all’errato convincimento che l’acqua sia da considerarsi un bene pubblico a titolo gratuito, senza tenere conto che la fornitura della stessa comporta necessariamente degli oneri da porre a carico dell’utente finale».
Allo stato attuale la situazione dei crediti vantati dalla Regione è che ben 191 comuni non hanno dato «riscontro alla nota di diffida del competente Dipartimento e che solo 118 Comuni hanno aderito alla rateizzazione proposta, accettando anche il debito notificato».
Ma c’è di più. Secondo quanto risulta dalla relazione della Sezione di controllo, la politica delle risorse umane dell’Ente ha avuto un percorso incoerente e contraddittorio. Da una parte si approva una legge regionale sul riordino delle funzioni amministrative con trasferimento di personale alle Province, ai Comuni, alle Comunità montane e alle Camere di commercio, dall’altra si approvano due leggi regionali sull’uscita anticipata del personale regionale «senza alcun coordinamento con la legge sul riordino delle funzioni amministrative e come se non bastasse, in controtendenza con una politica nazionale che mira al prolungamento della vita lavorativa, con l’evidente obiettivo di contenere la spesa previdenziale a carico del bilancio dello Stato. Nello stesso tempo – ha evidenziato Candiano – la Regione ha avviato un’azione intesa ad esternalizzare alcuni servizi amministrativi utilizzando la legge sul lavoro interinale, senza una giustificata necessità e senza una preventiva gara di appalto, generando una sorta di "precariato surrettizio" corrispondente a circa 490 unità lavorative». E secondo la Corte, le nuove unità lavorative annullerebbero i benefici arrecati all’organico regionale. «In effetti l’organico regionale diminuisce di 362 unità qualificate e cresce sostanzialmente di 490 unità difficilmente qualificate, con un aumento della spesa regionale di circa 12 milioni di euro».
«Accorciati i tempi di approvazione del Bilancio»
L’assessore Demetrio Naccari Carlizzi: «Serve un nuovo modello organizzativo. Andrà meglio nel 2008»
La Regione Calabria, accogliendo i moniti lanciati dalla Sezione di controllo della Corte nell’adunanza di ieri, ha riconosciuto la necessità di una rimeditazione complessiva dell’intera costruzione dei rapporti tra la politica, amministrazione e controlli. E di una corretta implementazione del rapporto fra pianificazione strategica, programmazione e strumenti finanziari. Ma ha voluto richiamare l’attenzione su alcuni fattori che avrebbero di fatto determinato una scarsa attenzione al Dpefr.
«Se si escludono le risorse comunitarie e i fondi per le aree sottoutilizzate – ha affermato Luigi Bulotta – e i fondi destinati alla sanità, l’ammontare delle risorse, da sottoporre ad un reale confronto all’interno dell’amministrazione sull’utilizzazione delle stesse, è assolutamente irrisorio. D’altra parte le risorse autonome, che al massimo rappresentano il 12% dell’intera dotazione di bilancio, devono essere in via prioritaria destinate alla copertura delle spese di carattere obbligatorio (personale, funzionamento e mutui)».
Riguardo ai tempi di approvazione dei documenti contabili e finanziari Bulotta ha precisato che «per la prima volta nella storia della Regione il bilancio relativo all’anno 2006 è stato approvato in Consiglio regionale nella seduta del 29 dicembre 2005. Per la prima volta, il bilancio di previsione 2008 è stato approvato entro il 30 settembre del 2007. Negli ultimi anni i tempi di approvazione del bilancio si sono notevolmente accorciati, evitando di superare la scadenza dell’esercizio provvisorio. Tutto ciò sicuramente non può rappresentare il miglior risultato auspicabile, ma si ritiene possa costituire un passo in avanti, anche in considerazione della cronica carenza della struttura amministrativa preposta al bilancio in termini di risorse umane».
Per quanto riguarda poi la necessità, ravvisata dalla Corte, di adozione da parte della Giunta di un "manuale" per il controllo di gestione da approvare con apposita deliberazione Demetrio Naccari Carlizzi ha affermato: «E’ nostra intenzione estendere il manuale di spesa, adottato per regolare la rendicontazione da parte dell’autorità di pagamento regionale per le spese comunitarie a tutti i tipi di spesa regionale. La nostra intenzione – ha continuato l’assessore regionale al Bilancio e al Patrimonio – è quella di incrementare gli sforzi per favorire questo rapporto di collaborazione. Come Regione abbiamo approvato il Bilancio nei tempi previsti. Inoltre, è di questi giorni l’accordo con Svimez. Il nostro sforzo sarà dedicato a metterci in linea con i conti standard dei servizi».
L’assessore ha poi ricordato che, con l’avvio della riorganizzazione della burocrazia regionale, con i trasferimenti di competenze, «bisognerà pensare ad un nuovo modello organizzativo. E per quanto concerne il bilancio di previsione del 2006, le spese contenute erano relative al 2005, anno in cui ci sono state le elezioni. Nel 2008 faremo sicuramente un passo avanti».
Gabriella Passariello
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