CARAFFA (CZ) – È stata portata da Viterbo a Civita Castellana, dove questa mattina sarà eseguita l’autopsia, la salma di Claudio Tomaino, il trentunenne lametino che il 27 marzo del 2006 ha sterminato la famiglia Pane in un casolare abbandonato sulle colline di Caraffa, vicino Catanzaro, e che sabato s’è tolto la vita nel carcere di Viterbo infilandosi una busta di plastica in testa, all’interno della quale ha fatto defluire il gas d’un fornellino utilizzato per scaldare le vivande.
L’esame autoptico, che è stato già fissato dal pubblico ministero di Viterbo, Petrosello, dovrà rivelare l’ora, il motivo esatto del decesso e se ci sono state delle omissioni di vigilanza da parte degli agenti di polizia penitenziaria. In altre parole se il suicidio di Tomaino poteva essere evitato. Dopo l’autopsia, la salma di Claudio Tomaino farà rientro in Calabria.
Intanto, la madre del reo confesso dello sterminio di Caraffa, ha dato mandato ai difensori del pluriomicida, gli avvocati Clara ed Armando Veneto (che oggi dovrebbe essere a Viterbo per chiarire la vicenda), di portare avanti tutte le attività necessarie per sapere come sono andati realmente i fatti. I due legali stanno aspettando di conoscere il referto autoptico per poi decidere le iniziative legali da intraprendere.
Anche perchè, secondo quanto è trapelato, i periti ai quali era stato dato mandato di effettuare un esame approfondito sulle condizioni mentali di Tomaino sarebbero stati concordi nel ritenere che il trentunenne avesse delle gravi carenze psichiche.
Non era la prima volta che Claudio Tomaino tentava il siucidio. Per ben tre volte il trentunenne ha tentato di togliersi la vita senza successo, utilizzando tutti i mezzi a sua disposizione: dall’ingerire barbiturici al tentativo di tagliarsi le vene con delle lamette. Tutti tentativi falliti. E alla quarta c’è riuscito non lasciando nemmeno un biglietto a giustificare il suo gesto. Nemmeno per la mamma o per la fidanzata.
Il movente per il quale Tomaino si trovava in carcere per aver sterminato la famiglia Pane sarebbe stato “cancellare” un debito di 450 mila euro contratto con il capofamiglia.
Gazzetta del sud
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