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‘Ndrangheta – Sanita’, 18 arresti, tra i quali consigliere Crea – Sequestrata dai carabinieri una clinica privata

REGGIO CALABRIA – C’e’ anche il consigliere regionale Domenico Crea tra le 18 persone arrestate dai carabinieri a Reggio Calabria. Nell’ambito dell’operazione ‘Onorata Sanita’, sono stati arrestati, oltre a Crea (eletto nel 2005 nelle liste della Margherita), esponenti della cosca Morabito di Africo ed anche Alessandro e Giuseppe Marcianò, gia’ coinvolti nell’inchiesta sull’omicidio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno. Sequestrata dai carabinieri una clinica privata.

Alessandro Marcianò e’ accusato di aver ordinato l’omicidio del vice presidente del consiglio regionale della Calabria per consentire a Domenico Crea, anch’egli arrestato, di subentrare allo stesso Fortugno. Fra i 18 arresti, anche il dirigente regionale Peppino Biamonte, il dg dell’Azienda sanitaria provinciale, Piero Morabito e il medico Giuseppe Panzera.

L’inchiesta condotta dai carabinieri di Reggio Calabria che stamani ha portato all’arresto di 18 persone, secondo gli investigatori, ha messo in luce gli stretti legami tra ambienti mafiosi e politica e fatto emergere un’ampia rete di meccanismi truffaldini che coinvolgeva dirigenti ed operatori dei servizi sanitari a livello regionale, provinciale e locale.

Attraverso questa rete, secondo l’accusa, venivano condizionate le scelte delle strutture politico-amministrative per favorire attività ed interessi privati. Una carriera politica dai molti spostamenti quella del consigliere regionale Domenico Crea. Crea, infatti, era subentrato in Consiglio regionale a Francesco Fortugno, il vicepresidente dell’Assemblea ucciso dalla mafia a Locri nell’ottobre 2005.

Proveniva dal centrodestra per il quale, nella passata legislatura 2000-2005, era stato consigliere regionale e assessore regionale al Turismo. Alle ultime elezioni regionali, nella primavera del 2005, si era candidato nella lista della Margherita, nonostante le forti perplessità che in quella occasione vennero opposte da più parti.

Tra queste proprio Franco Fortugno e l’attuale presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, all’epoca dei fatti ancora nella Margherita.

Come hanno spiegato ai giudici di Locri – davanti ai quali si sta celebrando il processo per l’omicidio del vicepresidente del Consiglio Regionale – la vedova Fortugno, on.Maria Grazia Laganà, e lo stesso Loiero, si considerava la sua candidatura “inopportuna”.

Le perplessità erano aumentate quando Alessandro e Giuseppe Marcianò, padre e figlio, vennero arrestati come presunti mandanti del delitto Fortugno.

In quell’occasione il presidente della Regione Loiero in un’intervista a un quotidiano “invitò” Crea, pur considerato estraneo al fatto criminale, a farsi da parte dopo l’arresto dei due, che tra l’altro sono destinatari di due ordinanze di custodia anche nell’ambito dell’operazione odierna. Ciò determinò una frattura insanabile.

Crea lasciò la Margherita e aderì alla Dc di Rotondi diventandone capigruppo in Consiglio Regionale e tornò con il centrodestra, riprendendo un’intensa attività politica.

Le persone finite in carcere nell’operazione di Reggio Calabria sono Domenico Crea, nato a Melito Porto Salvo, di 57 anni, medico, consigliere regionale; Antonio Crea, nato a Melito, (30), medico, figlio del consigliere regionale, direttore sanitario della clinica di residenza sanitaria assistita (rsa), convenzionata con il sistema sanitario nazionale “Villa Anya” di Melito; Antonino Iacopino, nato a Reggio Calabria, (68), capostruttura della segreteria politica del consigliere Crea, già direttore sanitario della clinica; Leonardo Gangemi, nato a Melito,(61), direttore amministrativo dell’ospedale civile “T.Evoli” di Melito; Paolo Attinà, nato a Melito, (45), operaio forestale, pregiudicato; Giuseppe Pansera, nato a Melito, (51), medico, genero del capo cosca Giuseppe Morabito, detto il “Tiradritto” (attualmente detenuto nella Casa Circondariale di Novara per reati associativi di tipo mafioso); Antonino Saverio Foti, nato a Melito, (32), dipendente della Regione Calabria, autista di Domenico Crea; Alessandro Marcianò, nato a Locri (57), impiegato nell’ospedale di Locri (detenuto nella Casa circondariale di Cuneo perché imputato del processo Fortugno quale mandante dell’omicidio); Giuseppe Marcianò,(29), commerciante, figlio di Alessandro, (detenuto nella Casa circondariale dell’Aquila perché anch’egli imputato nel processo Fortugno quale coautore nell’omicidio).

Agli arresti domiciliari sono finiti Peppino Biamonte, nato a S. Pietro Apostolo (Catanzaro), (60), dirigente vicario del Dipartimento Tutela della Salute e Politiche sociali della Regione Calabria; Pietro Morabito, nato a Grisolia (Cosenza), (64), già Direttore generale della Asl 11 di Reggio Calabria, direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro; Laura Autelitano, nata a Melito, (30), medico, moglie di Antonio Crea, direttore amministrativo rsa “Villa Anua”; Francesco Cassano, nato a Reggio Calabria, (60), dirigente medico dell’ospedale di Melito, già direttore del distretto sanitario n.4 di Melito; Salvatore Asaro, nato a Melito, (58), medico, direttore del Pronto soccorso dell’ospedale di Melito,già geriatra all’Unità di valutazione geriatria dell’As 11 di Reggio Calabria; Domenico Pangallo, nato a Condofuri, (58), dirigente Asl Melito e responsabile dell’Unità operativa ospedalità pubblica/privata accreditata, gia direttore di Dipartimento territoriale dell’Asl di Reggio Calabria; Santo Emilio Caridi, nato a Reggio Calabria, (54), medico responsabile del Poliambulatorio di Gallico, già direttore sanitario Asl 11 di Reggio Calabria; Roberto Mittiga, nato a Montreal (Canada), (50), collaboratore professionale, componente della commissione verifica dei requisiti minimi della Asl 11 di Reggio Calabria; Domenico Latella, nato a Reggio Calabria, (71), già direttore amministrativo Asl 11 di Reggio Calabria ora in quiescenza.

Domenico Crea, il consigliere di centrodestra alla Regione Calabria arrestato stamani nell’ambito dell’operazione dei carabinieri di Reggio sui rapporti tra ‘ndrangheta e politica nel settore della sanita’, voleva mettere gli “artigli” su un assessorato regionale, “per poterne spolpare a proprio piacimento le risorse in termini sia di budget finanziario, sia di collocazione dei propri soldati nei posti chiave”.

E’ quanto scrivono i magistrati della Dda reggina che hanno coordinato l’inchiesta. La circostanza emerge da una intercettazione ambientale che risale al 3 agosto 2007 che registra un colloquio tra Domenico Crea e l’ex dirigente dell’Asl Antonio Iacopino, ritenuto dagli inquirenti, l’attuale direttore amministrativo ‘occulto’ della clinica privata Villa Anya di Melito Porto Salvo di proprietà della miglia Crea e persona di assoluta fiducia della stessa Crea.

La conversazione, sostengono i magistrati, costituisce “forse il più straordinario ed imponente riscontro all’impostazione dell’indagine nel suo complesso ed in tal senso risulta veramente clamoroso il fatto che tale riscontro provenga direttamente dalla bocca del protagonista principale di tutte le vicende oggetto di indagine, vale a dire Domenico Crea in persona”.

“Crea – sostengono i magistrati – ha la certezza matematica di potere presto tornare a fare l’assessore con il centrodestra, nonostante il caso Fortugno, le polemiche e tutto quello che è successo: e che non si tratti solo di un suo eccesso di ottimismo lo si capisce dal fatto che il suo discorso viene preso molto sul serio dal suo interlocutore. E’ una certezza dettata – annota il magistrato – dalla consapevolezza circa la solidità dell’appoggio elettorale quando è possibile controllare fino all’ultimo voto in modo capillare grazie a rapporti e sponsorizzazioni che non risentono in alcun modo delle ‘avversita” contingenti, il cammino politico diviene qualcosa di molto simile ad un ‘investimento’ finanziario, a fronte del quale vanno comunque corrisposti gli interessi”.

(Ansa)

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