gio, 17 maggio 2012 | Fai il Login o Registrati!

torna alla home di Calabria Notizie

Utenti online: 31 ospiti, 10 bot

C’è anche il Vaticano tra le «lavanderie» delle mafie

Lo scenario internazionale e i proventi della droga restano la prima fonte del riciclaggio. Ma emergono due fenomeni: contraffazione e traffico di metalli preziosi. C’è anche il Vaticano tra le «lavanderie». Stati Uniti primi, Italia quarta. L’allarme dell’Unicri (Nazioni Unite): ora è più difficile intercettare i flussi. È come cercare di svuotare il mare con un secchiello. Oppure provare a fermare a gesti una mandria di bufali in corsa. Inutile illudersi, la lotta al riciclaggio internazionale di denaro sporco è un’impresa titanica. Lo sanno anche all’Unicri di Torino.

L’Unicri è l’Istituto delle Nazioni Unite preposto alla ricerca, formazione, cooperazione tecnica e diffusione delle informazioni sulla prevenzione del crimine e la giustizia. La struttura opera nell’attività di contrasto al crimine organizzato transnazionale, soprattutto per la tratta di esseri umani, prevenzione del terrorismo, della corruzione e di nuovi crimini emergenti quali contraffazione, crimini informatici e reati contro l’ambiente. L’Unicri conduce inoltre programmi di formazione del personale inviato nelle zone di mantenimento della pace in tema di contrasto alla tratta di esseri umani.

«L’attività di formazione naturalmente riguarda anche i temi del denaro sporco " precisa Duccio Mazarese, consulente Unicri per la lotta al riciclaggio " ed è rivolta alla magistratura e agli enti di investigazione. Cerchiamo inoltre di promuovere la cooperazione internazionale formale e informale per agevolare i contatti e accelerare le procedure che altrimenti con le rogatorie diventano lunghissime».

A cercare di monitorare i flussi di denaro che attraversano il globo da una parte all’altra ci sono le Fiu (Financial intelligence unit) che mettono sotto la lente grandi banche dati alla ricerca di flussi irregolari (al di sopra dei 12.500 euro qualsiasi transazione risulta sospetta).

«Ci sono due elementi su cui far leva " spiega Mazarese " i flussi anomali di denaro e quelli che confluiscono a elementi politicamente esposti (per sospetta corruzione). Però si tratta di indicatori, piccole spie che si accendono all’interno dei grandi flussi finanziari che vedono ancora la droga come il settore di gran lunga leader del riciclaggio. A seguire c’è il traffico d’armi, la contraffazione e il traffico dei metalli preziosi (tra cui quelli utili per i programmi nucleari)».

Dunque restano i narcotrafficanti colombiani i maggiori attori del riciclaggio mondiale, veri professionisti che investono spesso sul grande mercato Usa. A loro si ispirano emuli nostrani come Matteo Messina Denaro. Non a caso diverse stime internazionali indicano gli Usa al primo posto tra i paesi lavanderia ma l’Italia si guadagna il quarto posto accompagnata dalla Città del Vaticano che viene incredibilmente segnalata all’ottavo posto. I sistemi utilizzati variano: dalle più sofisticate operazioni finanziarie, alla polverizzazione delle cifre affidate ad anonimi affiliati che servono a riempire il mercato di piccoli capitali.

«Intanto non bisogna dimenticare " precisa Mazarese " che quasi sempre circa il 70% dei proventi del malaffare viene investito in spese personali (auto, case, viaggi, lusso in genere). Il resto viene reinvestito con metodi molto complessi che spesso sono stati oggetto di studi universitari. Tutto viene registrato e catalogato da sofisticatissimi software utilizzati dai database internazionali. Malgrado tutto però, i database sono molto utili a individuare il reato che sta dietro al riciclaggio un po’ meno a contrastare il riciclaggio di per sé, annegato in un’inondazione di attività finanziarie mondiali».

Il fenomeno più in crescita degli ultimi anni è invece la contraffazione, via alternativa per incassare proventi e per riciclare denaro sporco.

L’ultimo rapporto dell’Unicri, che include dati forniti dai governi e dalle organizzazioni internazionali, sottolinea la vastità del fenomeno della contraffazione: una pratica criminale in costante crescita che minaccia consumatori ed economie. Secondo la Commissione Europea la contraffazione ammonta al 5-7% del totale del mercato legale.

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Oecd), invece, sostiene che l’equivalente di più di 200 miliardi di dollari del commercio internazionale sarebbe costituito da prodotti contraffatti o pirata. I settori produttivi più colpiti dal fenomeno sono i giocattoli, l’abbigliamento e i farmaci.

Isidoro Trovato

corriere.it

Nessun commento

Commenta su Calabria Notizie

Devi fare il log in per commentare.