CATANZARO – La Guardia di Finanza ha completato la seconda tranche dell’inchiesta sulle fatture gonfiate alla Provincia. Nei giorni scorsi, infatti, la sezione di Polizia giudiziaria delle Fiamme Gialle ha consegnato un’informativa nelle mani del sostituto procuratore Cristina Tettamanti, che conduce l’inchiesta col coordinamento del procuratore facente funzioni Salvatore Murone.
Gli ulteriori accertamenti riguardano la posizione di un’altra persona, un altro “inquilino” della Provincia, chiamato in causa da uno dei 6 politici per i quali è già stato richiesto il rinvio a giudizio.
E alla fine delle verifiche, effettuate su tutta la documentazione acquisita a Palazzo di Vetro, i finanzieri hanno sollecitato l’affidamento di una perizia calligrafica: bisogna chiarire se i documenti oggetto d’indagine sono stati firmati davvero da uno dei 6 indagati della prima tranche o se la grafia appartiene ad un’altra persona.
L’inchiesta, dunque, rischia di allargarsi dopo che il pm Tettamanti ha posto il primo punto fermo con 8 richieste di rinvio a giudizio; si tratta di 6 politici e due responsabili di agenzie di viaggi. La relativa udienza preliminare è già stata fissata per il 7 febbraio.
Il rinvio a giudizio è stato chiesto per Mario Magno, vicepresidente della Provincia; Emilio Verrengia, ex assessore comunale ed attuale capogruppo dell’Udc in consiglio provinciale; Tommaso Brutto, assessore provinciale ed ex capogruppo dell’Udc in consiglio comunale; Peppino Ruberto, consigliere provinciale dell’Udc; Domenico Critelli, consigliere provinciale del Nuovo Psi; Vincenzo Bruno, consigliere provinciale dei Ds e presidente della Comunità montana Fossa del Lupo; Giuseppe Cacciatore ed Ercole Vescio, titolari di agenzie di viaggi.
I reati ipotizzati, a vario titolo, sono truffa aggravata ai danni di ente pubblico, falso ideologico in atto pubblico e falso in scrittura privata.
Secondo l’accusa qualche consigliere " con la presunta complicità degli agenti di viaggio " si sarebbe fatto rimborsare le spese sostenute sia dalla Provincia che dall’altro ente nel quale rivestiva incarichi direttivi. Altri, invece, avrebbero “gonfiato” le fatture.
Ovviamente, si tratta di accuse tutte da dimostrare nella dovuta sede, cioè il Tribunale. Tutti gli indagati si sono detti innocenti e tali dovranno essere considerati fino alla definizione del giudizio.
Gazzetta del sud
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