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Callipo: “Intervenga il Capo dello Stato” – L’ex presidente di Confindustria sui recenti fatti di cronaca che mostrano una regione in preda alla criminalità organizzata

CATANZARO – "Ma che altro deve succedere per indurre le autorità istituzionali, politiche e culturali nazionali ad intervenire in Calabria almeno con lo stesso interesse dimostrato per la vicenda dei cannoli del presidente Cuffaro"? A porre l’interrogativo è Filippo Callipo, ex presidente di Confindustria Calabria, noto industriale del settore alimentare.

"La Direzione nazionale antimafia – dice – ha sostenuto che "la gravità della mancata soluzione dell’omicidio Fortugno non risiede solo nella impunità che ne conseguirebbe per gli ignoti committenti, ma anche nella impossibilità di uscire dalla logica criminale e mafiosa da cui sembra avviluppata e condizionata la Regione e nella mancata individuazione dei collegamenti tra poteri politici, occulti e mafiosi, che si intuiscono sullo sfondo degli eventi".

Se a queste puntuali riflessioni della Dna – dice Callipo – le Istituzioni costituzionali dello Stato italiano non intendono prestare ascolto facciano pure. Ma davvero, dopo tre anni di politica regionale dannosa, s’intende, da Roma, guardare senza reagire una regione sprofondare e non rendersi conto che cosi sprofonda un pezzo dell’Italia, un pezzo del suo territorio, della sua economica e della sua società?

La politica calabrese è ormai screditata, basta chiedere cosa ne pensano i cittadini, gli imprenditori, i sindacati che hanno già fatto uno sciopero generale.

In tre anni non si è riusciti a separare la politica dalla gestione. E tre anni sono valsi solo a peggiorare ogni cosa, al punto che proprio questa politica, oggi, costituisce un ostacolo allo sviluppo.

Ma se la si lascia ancora fare, la sfiducia dei cittadini calabresi verso le Istituzioni non potrà che crescere e allora come si può seriamente pensare alla lotta alla criminalità, al rispetto della legalità o alla costruzione di un progetto di sviluppo produttivo che generi ricchezza e lavoro per la società calabrese?

È tempo – dice Callipo – che il Presidente della Repubblica, il Parlamento e il Governo aiutino i calabresi onesti che intendono restare in Calabria a lavorare con onestà e rispetto delle regole.

L’inchiesta di ieri – conclude – conferma l’esistenza di quella che ho definito la mafia con la penna, che si presta all’uso improprio del danaro pubblico e foraggia la cattiva politica ed è, a conti fatti, peggio della mafia che spara, perché si nasconde nei meandri della pubblica amministrazione e con le sue azioni condiziona la qualità della vita dei calabresi e lo stesso mercato".

Il Giornale di Calabria

1 commento

  1. cocò 30 gennaio 2008 alle 14:37

    ma se non è successo niente di fronte ai 10 anni di commissario emergenza (che non c’era) rifiuti e a tutto quello che relazionò il prefetto Ruggiero cosa vuole che succeda ? anzi, pardon, è successo qualcosa … hanno ucciso l’ultima speranza: De Magistris.

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