REGGIO CALABRIA – “Quella cosa è a posto”: così l’ex assessore alla Sanità della Regione Calabria, Gianfranco Luzzo, rassicura Domenico Crea, sulla pratica per l’autorizzazione alla clinica privata Villa Anya di Melito Porto Salvo, di proprietà della famiglia Crea.
La telefonata è stata intercettata dai carabinieri di Reggio Calabria ed è ora nell’ordinanza con la quale il Gip di Reggio ha disposto l’arresto di 18 persone, tra le quali lo stesso Crea, per presunti intrecci mafia-politica nel settore della sanità. Luzzo è indagato per abuso d’ufficio e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico.
Un’affermazione, quella di Luzzo, che per i pm della Dda si riferisce “all’autorizzazione all’esercizio della clinica”, oggetto di richieste fatte in altre conversazioni.
“Addirittura – scrive il gip – l’assessore si presta a portare personalmente detta autorizzazione a Crea”. Crea, secondo l’accusa, al fine di sollecitare il rilascio dell’autorizzazione da parte del dipartimento regionale alla Sanità, “intensifica le pressioni nei confronti dei dirigenti del Dipartimento, dai quali pretende non tanto di ottenere il decreto per Villa Anya, che ancora una volta dà per assodato, ma piuttosto che lo stesso gli venga rilasciato quanto prima”.
Tale condizionamento, per i pm, traspare da un’altra telefonata, del 4 gennaio 2005, nel corso della quale Crea parlando con la segreteria di Luzzo chiede dell’assessore ed alla risposta che è in riunione con i direttori generali delle Asl, Crea sbotta, pensando erroneamente che sia presente anche il direttore generale: “quindi è venuto .. quindi mi pigliano in giro … Voglio dire, siccome io qua devo fare l’apertura, figghioli (figlioli) non è che devo venire là per ogni volta le solite cose, se vogliamo essere delle persone serie”.
Alla domanda quale sia il problema Crea risponde: “mi devono fare l’autorizzazione”. Poi, riferendosi a quanto gli era stato detto in precedenza da una funzionaria, Crea continua (“con tono irritato” è scritto nel verbale) dicendo “si ma, voglio dire, ma lei ha detto che è giorno 10 ed io giorno 10 devo inaugurare”.
Dalla segreteria di Luzzo spiegano a Crea che prima del 10 il Direttore generale non c’é, visto che rientrerà la mattina dello stesso giorno, e che occorre sua la firma. Crea chiede di essere richiamato dall’assessore. Dalla conversazione, scrive il gip, “si desume chiaramente che Crea ‘ha stabilito’ che deve inaugurare la propria clinica il 10 gennaio 2005 e quindi ‘pretende’ che la pratica venga sveltita e che l’autorizzazione gli venga concessa prima del giorno da lui stabilito per l’inaugurazione”.
Il 5 gennaio 2005 Luzzo chiama Crea e quest’ultimo rappresenta all’assessore “l’esigenza di sollecitare l’ottenimento dell’autorizzazione, altrimenti non può inaugurare la clinica. ‘L’amicò assessore, a sua volta – scrivono i pm – replica dicendo che non appena arriva a Catanzaro lo avrebbe richiamato”. Successivamente Luzzo riparla con Crea e gli chiede “se per il 9 vuole fare quella cosa” al che Crea risponde: “che se non è possibile per il 9, il 15″. Il 7 gennaio Luzzo dice a Crea che “quella cosa è a posto”.
Per gli inquirenti, dunque, non c’é dubbio che “il condizionamento esercitato da Crea, in quel periodo, nei confronti del dipartimento alla Sanità della Regione Calabria, competente al rilascio del decreto di autorizzazione, avviene per tramite dell’allora assessore alla sanità Gianfranco Luzzo”.
(Ansa)
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