REGGIO CALABRIA – “Trattano l’acquisto di armi, proteggono i loro uomini durante la latitanza, trasmettono ordini e investono capitali. Le signore delle cosche calabresi entrano a pieno titolo nel business criminale”. E’ quanto si legge in un’inchiesta pubblicata sul numero di Panorama domani in edicola. “Le donne non sono solo consapevoli, ma condividono appieno il disegno mafioso e partecipano alla realizzazione del programma criminale”, conferma Natina Praticò, il gip di Reggio Calabria che ha firmato 51 provvedimenti restrittivi subito dopo la strage di Duisburg, accusando 8 donne di far parte dell’associazione mafiosa e di favorirla.
Panorama pubblica anche una lettera di Maria Morabito, moglie del boss Pasquale Condello, il ‘supremo’, latitante per quasi vent’anni e catturato dai carabinieri del Ros il 18 febbraio.
Nella missiva a un’amica la Morabito racconta che la figlia “ha dovuto mollare con quel ragazzo con cui si sentiva solo perché aveva parenti che erano stati in passato nemici di mio marito. C’era un’intesa tra loro troppo importante, ma non c’é stato niente da fare e hanno dovuto smettere”.
Nell’inchiesta si racconta anche di come i magistrati antimafia stiano cercando di scardinare il reticolo parentale dei clan con le richieste di decadenza della potestà genitoriale nei confronti dei boss e delle loro mogli: “la richiesta, già avanzata contro il superboss Pasquale Condello, é stata fatta propria anche dalla Dda di Reggio nei confronti di Domenico Condello, cugino del ‘supremo’, che ha avuto due figli da Margherita Tegano quando già era in latitanza”.
(Ansa)
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