CATANZARO – "La Commissione regionale antimafia ridiscute e riapprova il testo di una norma in materia di interventi sul racket e sull’usura. Un testo inefficace che a parere delle Associazioni Antiracket ed Antiusura calabresi, aderenti alla Fai, non colma la lacuna lamentata da tempo". È quanto si afferma in un comunicato del coordinamento delle associazioni antiracket calabresi.
"Spiace constatare – prosegue la nota a firma del coordinatore, Maria Teresa Morano – che ancora una volta, in un contesto complesso come quello calabrese di oggi, si ricorra solo all’improvvisazione per cercare di risolvere i mali di questa terra. Sembra impossibile ma è così: vista la pressione della criminalità, la politica regionale propone "leggi" che nascono forse da buoni intendimenti, ma che non si preoccupano di centrare il bersaglio per cui sono state pensate. Basta sparare nel mucchio per fare vedere che qualcosa si è fatto. Se poi questo "qualcosa" sia pertinente, utile, o ancora di più, rispettoso delle norme nazionali, questo poco importa. Al lettore disattento appare come una "azione politica" da spendere sul mercato. Ed in questi tempi così difficili, tanto basta a placare gli animi".
"Le Associazioni Antiracket della Calabria – prosegue la nota – hanno chiesto a gran voce una legge regionale che intervenisse in materia, alla stessa stregua di tutte le altre regioni del Sud. L’impegno solenne del presidente Loiero aveva fatto ben sperare, ma dall’ottobre 2005 siamo solo riusciti ad ottenere una sintesi di quattro proposte diverse, peraltro del tutto inadeguate se prese singolarmente, che, invece di cogliere nel segno, mette insieme un pò di testo di questa o di quell’altra proposta. Sarebbe bastato prendere copia delle altre norme regionali esistenti per trarre spunti utili alla discussione, ma soprattutto le norme nazionali alle quali una norma regionale non può non conformarsi, per avere una ottima piattaforma di discussione".
"Di questa "sintesi" proposta invece, molto criticata negli ambienti tecnici – sostiene ancora la nota del coordinamento regionale delle associazioni antiracket – si era discusso con il relatore in Commissione regionale antimafia Dionisio Gallo che almeno aveva avuto il buon senso di audire i diretti interessati, Associazioni Antiracket operanti in Calabria. Ne è seguito un intenso lavoro di discussione e confronto tendente a migliorare l’impianto già scritto. La sostituzione dei componenti delle Commissioni regionali ha di fatto annullato tutti gli sforzi fatti, ripescando e riapprovando il testo nella sua prima versione. Resta l’amarezza che, chi deve affrontare sul campo i problemi concreti degli imprenditori vessati dalla criminalità, continuerà a non avere strumenti normativi regionali utili. Resta ancora di più la rabbia che questi ultimi, così formulati possano invece essere dannosi".
Il Giornale di Calabria
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