CROTONE – Per fortuna che il personaggio di Rita Atria, una giovanissima vittima della mafia, dal palcoscenico del teatro Apollo lunedì 10 marzo urlava: "Prima di combattere la mafia devi farti un autoesame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarci".
Niente da fare, neanche le storie forti delle donne che hanno detto di no alla mafia rappresentate nello spettacolo di Lindo Nudo, ‘La verità vive’, sono riuscite a smuovere le coscienze della massa di studenti che ancora una volta si sono dimostrati apatici.
Bravi soltanto ad occupare gli ultimi posti per scappare sotto i portici appena gli insegnanti si distraevano o ancora peggio per mandare sms dai quei fastidiosi cellulari. Bravissimi questi nostri giovani ancora di più quando disturbavano lo spettacolo con dei fischi, con inutili applausi o esclamazioni che è poco definire idiote. Sì, anche questa è mafia, o meglio espressione di una cultura mafiosa.
E pensare che la replica di questo spettacolo, che era già stato portato dal ‘RossoSimona’ all’Apollo nello scorso mese di maggio e che negli ultimi mesi ha riscosso apprezzamenti in tutta Italia, era un omaggio che il Teatro stabile, le amministrazioni provinciale e comunale volevano fare ai giovani di questa città, ritenendolo un’occasione per coniugare il teatro e la memoria, l’impegno civico e la testimonianza.
Un’occasione persa, che solo troppo pochi non si sono fatti sfuggire! Così a conclusione della rappresentazione il regista, Lindo Nudo, con amarezza ha detto: "Grazie per l’attenzione a chi è stato attento, chi è interessato alla discussione che seguirà venga avanti chi non lo è velocizzi la fase d’uscita".
E infatti in pochi minuti il teatro era quasi completamente vuoto, solo una ventina di ragazzi sono rimasti per discutere insieme a Nudo e ad un rappresentante dell’associazione ‘Libera, nomi e numeri contro la mafia’, don Antonino Vappiata di Vibo Valentia.
Tutto ha confermato come lo spettacolo proposto, che ha messo in scena storie e lotte di donne che hanno avuto il coraggio di contrastare un male radicato innanzitutto a livello culturale, rappresentasse una realtà drammaticamente attuale. Evidentemente sono stati proprio ostacoli di natura culturale ad impedire ai ragazzi di ritrovarsi coinvolti.
Almeno questa esperienza ha lanciato un segnale importante: l’indifferenza dei nostri studenti indica che ancora serve lavorare tanto. I primi ad essere chiamati in causa sono il mondo della scuola e gli insegnanti, quelli che lunedì mattina sono andati via prima dei loro alunni o quelli che hanno fatto tanti apprezzamenti ma poi sono scappati ugualmente.
Nonostante tutto don Antonino quando ha incontrato quei pochissimi ragazzi ha parlato con ottimismo."Quando io ero adolescente – ha detto – di queste cose non se ne poteva parlare proprio". Ed ha continuato raccontando della sua infanzia a Palermo negli anni del maxi processo, della sua vocazione, il rapporto con la criminalità in un carcere minorile, poi a Sant’Onofrio dove fu vice parroco e dell’ingresso in ‘Libera’.
"Quanti sono in Calabria i mafiosi? – ha chiesto don Antonino dando poi lui stesso la risposta – siamo un po’ tutti mafiosi, perché la responsabilità non è solo di chi spara con la pistola, ma anche di chi lo fa col silenzio e con la paura. Tutti abbiamo una mentalità mafiosa e serve cambiarla".
L’invito di don Tonino è andato ai giovani. "Alzate la testa. Le armi fanno rumore, ma non temete: anche la voce, la forza di dire no, fanno paura alla mafia. I mafiosi hanno paura più di noi, ma loro si nutrono come i vampiri dei nostri timori!".
Angela De Lorenzo
ilcrotonese.it
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