Buongiorno Locri,
mi chiamo Federica ed abito in provincia di Varese.
Lo scorso 29 febbraio sono salita su un treno (a Milano) da cui sono scesa il 1 marzo a Locri. Eravamo uno sparuto gruppettino: Francesca, Marco, Ludmilla e Francesco (di Como) ed Adeline (che vive a Lione ma da alcuni mesi sta a Como). Li avevo conosciuti in stazione a Milano il giorno prima. Si è aggiunta poi Claudia, sempre di Como, ma che aveva preferito venire a Locri con un pullman di linea (per me è pazza !!!).
Scesi dal treno, un po’ spaesati, ci guardavamo intorno per capire se c’erano altri gruppi con un aspetto simile al nostro … zaini in spalla, aria di chi non sa bene dove andare … qualcuno c’era, ma non molti. Un po’ triste/delusa mi sono avviata con gli altri verso l’uscita. Lì abbiamo trovato due donne di Locri ad aspettarci (noi ed altri come noi).
E’ bello quando qualcuno viene ad accoglierti in stazione (!!!), Marco ha chiesto "Ne sono arrivati da fuori ?", e loro sorridendo "Sì, sì; un po’ sì". Ho tirato un sospiro di sollievo mentre ci spiegavano come raggiungere l’inizio del corteo.
Ebbene sì, gente di Locri, sono una di quei "forestieri" sbarcati nella vostra città per la manifestazione contro la ‘ndrangheta e le massonerie deviate organizzata dal Goel. Li conoscete quelli del Goel ? Penso di sì, ma per chi non lo sapesse, sono un gruppo di calabresi di Locri e dintorni; secondo noi persone speciali, che, pur nelle difficoltà, hanno mantenuto intatta la capacità di sognare. E’ per loro che ero arrivata fin lì, e speravo che molti altri avessero risposto al loro appello. Ed in ogni caso mi piaceva ciò che mi aveva risposto Marco in una e-mail (quando avevo preso contattati per aggregarmi al loro gruppo): “Di quanti siamo non mi preoccupo, perché qualcuno dovrà pur esserci”.
Ora sto scrivendo questa lettera per ringraziare Locri per l’ospitalità ricevuta; ma non solo. Vorrei anche spiegare perchè siamo venuti. E dirvi che per noi questo viaggio e la giornata del 1 marzo sono stati belli.
Vorrei parlarvi anche della nostra sorpresa (e dispiacere) nello scoprire, tornati a casa, che invece ad alcuni Locresi la nostra presenza aveva provocato non gioia, non indifferenza, ma peggio: amarezza [leggi l'articolo: www.calabrianotizie.it].
Non si tratta di ‘ndranghetisti, chi ha scritto l’articolo di cui parlo tiene alla sua terra (lo abbiamo capito). Ma ci tiene in maniera diversa, forse con troppo orgoglio, forse chiudendosi in un guscio che gli toglie ogni fiducia verso gli altri.
E’ per lui, e per quelli come lui, che sono qui a tentare di spiegare.
Se qualcuno tra voi pensa che siamo venuti con la presunzione di "guardare da vicino com’è fatto un paese battezzato dalla ‘ndrangheta e per aiutare i giovani di tutta una terra a dire no", si sbaglia. Siamo venuti per rispetto ed ammirazione; quella che si sono conquistati alcuni calabresi che sono venuti nelle nostre città, per raccontarci e proporci un sogno. Ci piace chi, nella difficoltà, non perde la capacità di sognare e di lavorare affinché il suo sogno diventi realtà; perciò se persone così ci chiamano, noi veniamo.
Dò ragione a chi tra voi pensa che, in fondo, un viaggio a Locri è poca cosa e non prova niente.
Dò ragione anche a chi pensa che un corteo non smuove chi non vuol sentire (nel 2003 mi sono fatta tutte le manifestazioni contro la guerra in Iraq, figuriamoci se non lo so !). Io sono venuta lo stesso, perché, al momento, non sapevo cosa altro fare. E perché pensiamo che di piccole gocce è fatto il mare. E perché volevamo tenere alto il morale, e far sentire il nostro affetto, ad un gruppo di persone belle, che ci avevano chiesto poco, davvero poco. Persone che lavorano contro la ‘ndrangheta, anche per noi.
Ebbene sì, probabilmente siamo venuti per farci aiutare, noi, da voi . La ‘ndrangheta sta invadendo anche i nostri territori, finalmente abbiamo capito, stiamo cominciando a capire. Avremmo dovuto capirlo prima e darci da fare per voi ? Avete ragione, avremmo dovuto!
Ma forse potreste vederla così: se lo avessimo fatto senza la percezione che fosse un problema anche nostro, allora sarebbe stato pietismo e buonismo. Invece così, se combattiamo perché pressati tutti dallo stesso bisogno, è una alleanza in cui nessuno aiuta nessuno, ma tutti insieme affrontiamo lo stesso nemico.
Guardiamoci negli occhi e diciamocelo. Sarà una guerra lunga. Una vittoria certa forse non ci sarà mai, ma potremo cominciare a vincere alcune battaglie, poi vittoria attira vittoria …
Sarà anche, probabilmente, una guerra ingiusta. Perchè chi ha la sfortuna di stare sulla linea del fuoco sarà sempre chiamato a combattere più di quelli che stanno nelle retrovie. E’ ingiusto, ma purtroppo è una legge di natura, ed io non sono venuta a dirvi che non è così.
Nelle retrovie ci saranno alcuni che ci crederanno fermamente ed opereranno spendendosi di più, altri forse … se chi crede che cambiare è possibile riuscirà a trascinarli.
Ma questo vale anche per quelli che stanno sulla prima linea.
La differenza col passato (e la giornata del 1 marzo era un tentativo per evidenziare questa nuova realtà) sta nel fatto che ora ci sono delle retrovie consapevoli (prima eravamo retrovie senza sapere di esserlo).
Perché ora ? Per gli altri non so, per quanto mi riguarda, un punto importante della svolta è stato leggere Gomorra, sapevo già tutto, ma in modo più sfumato. Dopo Gomorra dalla solidarietà sono passata alla necessità.
Comunque c’è qualche cosa che si sta muovendo intorno a noi. Io lo vedo, voi no ?
Adesso sembra assurdo anche solo pensarlo, ma fino a qualche anno fa, la battaglia da vincere era contro quelli che sostenevano che "la mafia non esiste". Poi sono arrivati Falcone, Borsellino… ed ora la mafia esiste. Altrochè se esiste (!)
E quelli di Addiopizzo? Quattro anni fa, in quattro gatti, hanno cominciato una battaglia. Ora la Confindustria gli sta andando in scia. La Confindustria (!), uno dei poteri forti, ha capito che ora, per lei, è conveniente seguire l’esempio di quelli di Addiopizzo (me lo ha fatto notare Marco sul treno, e penso proprio che abbia ragione). Ieri, su City ho letto che oggi 9000 palermitani comprano solo nei negozi col marchio "Pizzo-free".
[Qualcuno tra i più "scafati" si chiederà: come facciamo ad essere sicuri che la mafia non si insinuerà anche lì facendoci doppiamente fessi ??? L'unica risposta possibile è: stare sempre allerta, informarsi, guardare negli occhi le persone ... e poi, alla fine, fidarsi un po' degli altri e delle loro buone intenzioni.
A proposito, l'anno prossimo (perché io tornerò, se quelli del Goel ci chiameranno ancora), devo/dobbiamo ricordarci di chiedere se, per caso, c'è qualche negozio o bar che non è molto "Pizzo-free". Per esempio, qual è esattamente quello dei Cordì di cui leggo in questo articolo www.calabrianotizie.it ?
Vi chiederete perché mi salta di fare questa domanda, che dirvi: mi risulta che sabato (1 marzo) Francesca, in un bar del centro, ha comprato dei biscotti alle mandorle a 18 euro al Kg, il giorno dopo, ad Adeline, lo stesso bar, li ha venduti a 12 euro al Kg ... erano 'sti Cordì ??? ma no, che vado a pensare, sarà certo stato il fascino della pronuncia francese di Adeline a guadagnarle un super- sconto]
Ma ritorniamo a bomba.
Mi chiedo: ha senso mollare proprio adesso che anche noi (tonti di tutta Italia) cominciamo a capire? Ora è chiaro che per voi è importante sapere quanto valiamo come retrovie. Ma io questo non ve lo so/posso dire. Quello che posso fare, è raccontarvi il nostro viaggio a Locri: come è nato, cosa abbiamo visto/pensato, la gente che abbiamo incontrato. Ciascuno di voi decida se e di quanto si può fidare.
(domani pubblicheremo la continuazione della lettera)
1 commento
franco 17 marzo 2008 alle 11:16
io da calabrese ti ringrazio per essere andata (io non c’ero) a locri, la presenza anche di una sola persona è testimonianza, è crescita, per tutti.
grazie.
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