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Giuseppe Pignatone procuratore capo – Lo ha nominato il plenum del Consiglio superiore della magistratura

ROMA – Giuseppe Pignatone è il nuovo procuratore capo di Reggio Calabria. Lo ha nominato il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, con 18 voti a favore e quattro astenuti (i togati di Magistratura Democratica Elisabetta Cesqui, Livio Pepino e Fiorella Pilato e il procuratore generale della Cassazione Mario Delli Priscoli).

Pignatone, fino ad oggi procuratore aggiunto a Palermo, ha avuto così la meglio sull’altro candidato, Francesco Scuderi, procuratore aggiunto a Reggio Calabria, al quale sono andate le preferenze dei togati del Movimento per la Giustizia Ciro Riviezzo e Mario Fresa.

Il neo procuratore di Reggio Calabria, nato nel 1949, è in magistratura dal 1974 ed ha svolto funzioni di pretore a Caltanissetta e di pm a Palermo, dedicandosi anche alla direzione distrettuale antimafia: "la sua eccezionale capacità lavorativa e la sua tenacia nell’espletamento delle funzioni – si legge nella delibera del relatore Giuseppe Berruti (Unicost) – si sono tradotte in un determinante contributo nello scompaginamento delle file di Cosa Nostra e nella cattura dei più pericolosi esponenti, dopo il periodo buio delle stragi del 1992".

Per questo, Pignatone viene ritenuto "una insostituibile ‘memoria storica" in grado di apprezzare le dinamiche di Cosa Nostra, di intuirne le future strategie e di suggerire, anche sotto il profilo patrimoniale, le più opportune azioni di contrasto". "Un’esperienza nuova, che affronterò con grande entusiasmo.

La guida della Procura di Reggio Calabria è un lavoro che mi attira molto, dopo avere vissuto trent’anni in Procura qui a Palermo", ha affermato Giuseppe Pignatone. Il neoprocuratore ha 58 anni e, dopo una breve esperienza da pretore a Caltanissetta, sua città natale, da magistrato è sempre stato in Procura. Assunte le funzioni giudiziarie nel 1974, dal 1977 è stato trasferito a Palermo, proprio in Procura, ufficio che ha lasciato solo per tre anni, dal 1996 al 1999: fu il periodo della cosiddetta "Procurina", in cui Pignatone fu procuratore aggiunto presso la Pretura di Palermo.

Di fatto in quegli anni Pignatone fu il capo dell’ufficio, per il quasi immediato trasferimento dell’allora procuratore circondariale, Salvatore Celesti, alla Procura generale di Caltanissetta. Nel ’99 il ritorno alla Procura presso il Tribunale e nel 2000 la nomina come aggiunto.

Figlio di un manager della Regione imprenditrice, il professor Francesco Pignatone (morto nell’ottobre del 2006), il magistrato ha lavorato alle inchieste sulla pubblica amministrazione in tutta la prima parte della sua carriera: negli anni ’80, assieme a Guido Lo Forte, che veniva considerato il suo "gemello", indagò su banche, ospedali e sul Comune di Palermo.

Sempre negli anni ’80 Pignatone incriminò l’ex sindaco Vito Ciancimino, poi condannato per mafia e corruzione: una propaggine di quell’inchiesta è arrivata fino ad oggi, con la condanna del figlio di don Vito, Massimo, riconosciuto colpevole di avere tentato di fare sparire il tesoro accumulato dal padre; ancora una volta l’inchiesta era stata coordinata da Pignatone.

A lungo braccio destro del procuratore Piero Grasso, Pignatone ha coordinato, con i colleghi Michele Prestipino e Marzia Sabella, le indagini culminate nella cattura del superboss Bernardo Provenzano, arrestato l’11 aprile del 2006, dopo 43 anni di latitanza.

Con Grasso aveva coordinato a lungo la Dda e le indagini su Palermo città: è stato il responsabile dell’inchiesta sulle Talpe alla Dda, ha messo sotto indagine il presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro. Proprio il neo procuratore reggino, assieme ai colleghi Maurizio De Lucia e Michele Prestipino, ha chiesto la condanna ad otto anni del presidente della Regione Sicilia, poi dimessosi dopo una condanna a cinque anni.

Nel luglio 2006 a Pignatone, che aveva chiesto di diventare procuratore di Palermo, il Csm aveva preferito Francesco Messineo.

Il Giornale di Calabria

2 commenti

  1. Altoneri Annunciata Ester 28 marzo 2011 alle 09:55

    Ill.Dott. Giuseppe Pignatone ho letto il suo articolo ,la prego di indicarmi come si fa’ in Lombardia a denunciare e a chi la mafia che dove abito io parla il dialetto locale . Egr la mia famiglia sono 8 anni circa che cerca disperatamente di denunciare il fenomeno ma mi sono sentita dire che forse soffro di manie di persecuzione .Siamo stati insultati minacciati offesi ingiuriati,non ci e’ permesso lavorare normalmente ,le potrei esporre (documenti alla mano )fatti gravissimi.Io non mi sono rassegnata le mie pagine le ho scritte e verranno depositate ancora una volta e se non verro’ ascoltata ,non mi restera’ che rendere pubblici i fatti.

  2. Annamaria 16 ottobre 2010 alle 21:37

    Dopo aver ascoltato con attenzione l’intervista a “che tempo che fa”, ho compreso che tutti nella vita dovrebbero assumere almeno 1/1000 dell’impegno di questo grande uomo per garantire un traguardo positivo a questa società in declino. Buon lavoro Dottor Pignatone!

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