CATANZARO – C’è stato chi, addirittura, ha deciso di pagare decine di rate della finanziaria in un solo giorno. Timbro fasullo di versamento et voilà: problema risolto e preoccupazione mensile cancellata per sempre… se non fosse che tutti quei versamenti risultano agli atti con la data dello stesso giorno. Ci sono anche storie “tragicomiche” nel pentolone della maxi-inchiesta sui falsi timbri postali condotta dalla Guardia di finanza su delega della Procura della Repubblica.
Gli accertamenti, iniziati a fine 2006, sono ormai in fase piuttosto avanzata: l’indagine è stata suddivisa in vari fascicoli, in base all’identità della vittima della truffa. E così esistono fascicoli intestati al Comune, all’Agenzia delle Entrate, all’Inps e a soggetti privati erogatori di servizi. Il numero degli indagati sta lievitando sensibilmente rispetto agli iniziali 7 destinatari di avvisi di garanzia.
Una prima tranche delle verifiche delle Fiamme gialle si è conclusa nei giorni scorsi e la relativa informativa è stata trasmessa al sostituto procuratore Cristina Tettamanti. L’importo della truffa ammonterebbe a 800 mila euro e sono state denunciate 57 persone per reati che vanno dal falso materiale alla frode. Vittime di questa tranche dell’inchiesta sono la direzione provinciale dell’Inps, il Comune di Catanzaro e l’Erario.
Negli ultimi mesi le Fiamme gialle hanno acquisito una montagna di documenti, tuttora all’esame della Procura della Repubblica. Perquisizioni e sequestri sono stati effettuati anche all’interno di abitazioni private.
I truffatori, che secondo l’accusa avrebbero costituito una vera e propria organizzazione, avrebbero operato in città e in tutto l’hinterland. I timbri non sarebbero stati falsificati all’interno di uffici postali, ma utilizzando uno strumento creato ad hoc.
Non a caso i finanzieri hanno sequestrato migliaia di false ricevute di pagamento, che attestavano versamenti mai realmente effettuati. Gli accertamenti sono stati estesi anche alle ricevute di versamento presentate all’ufficio urbanistica del Comune dai cittadini che hanno fatto richiesta di sanatoria per immobili. In molti casi le ricevute riportavano timbri falsi; in altri la contraffazione avveniva su titoli di pagamento veri, i cui importi erano però alterati con l’aggiunta di alcuni zeri alla cifra effettivamente versata.
Sulla vicenda ha acceso i riflettori anche la Corte dei conti, che ha richiesto alla Procura la trasmissione degli atti per procedere alla quantificazione esatta del danno erariale.
Alla fine dello scorso settembre furono notificati i primi 7 avvisi di garanzia. I reati ipotizzati erano associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato e falso materiale. Ad originare l’inchiesta l’operato di un dipendente di un’agenzia postale, che avrebbe avuto un ruolo cardine nella vicenda.
Ma si tratterebbe soltanto della punta dell’iceberg: l’utilizzo di falsi timbri postali o la falsificazione di versamenti coinvolgerebbe molte più persone rispetto alle prime 7. È tuttora al vaglio la posizione di centinaia di contribuenti, a partire da quelli che hanno presentato al Comune le richieste di condono edilizio: da denuncianti e inconsapevoli vittime di una truffa potrebbero trasformarsi in indagati.
Giuseppe Lo Re
Gazzetta del sud
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