LAMEZIA TERME – «Se quelle ossa non sono di mio figlio, saranno di un altro poveraccio». Pasquale Ventura scoppia di delusione nella sua casa alla Marinella dove ha scelto di vivere da qualche anno. Non sa se le ossa ritrovate sabato nel casolare tra i vigneti di Carrà-Fossa, a Sud della città, sono di suo figlio. Gennaro Ventura, fotografo figlio di fotografo, aveva 28 anni quand’è sparito nel nulla, e suo padre lo cerca dal 16 dicembre 1996 .
Ieri mattina dopo aver letto la Gazzetta del Sud quel padre è montato sull’auto ed ha raggiunto contrada Carrà-Fossa per vedere dov’erano state trovate quelle ossa che potrebbero essere umane, e forse di suo figlio.
Signor Ventura, perchè è andato a vedere?
«Ho tanta delusione dentro perchè gli inquirenti non hanno fatto granchè. Se adesso è successo qualcosa è solo per caso».
Cosa si sarebbe potuto fare?
«Avevo chiesto l’intervento dei cani poliziotto, ma è arrivato solo due mesi dopo per un falso allarme. Le indagini potevano farle meglio per ritrovare mio figlio. Io ho fatto tutto il possibile, sono dodici anni che sto lottando».
In che modo?
«Più di una volta sono andato alla trasmissione “Chi l’ha visto”. Un anno fa scrissi al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano tutta la mia delusione per come sono andate le indagini. Di recente mi ha risposto».
Cosa le ha scritto il Capo dello Stato?
«Che è solidale con me, che è stato fatto tutto il possibile e che le indagini continuano».
Secondo lei continuano?
«Non mi pare».
Dopo il ritrovamento di sabato lei è stato contattato dagli inquirenti?
«No. Ho appreso di quelle ossa dalla Gazzetta del Sud».
In tutti questi anni si è chiesto perchè suo figlio è stato vittima di “lupara bianca”?
«Me lo chiedo ogni giorno. L’unica spiegazione possibile riguarda il suo lavoro di carabiniere a Tivoli, in provincia di Roma, nel Nucleo operativo».
Fece qualcosa che non doveva fare?
«Fece il suo dovere di carabiniere. So che si occupò di un’indagine particolare ma non sono in grado di indicare nulla di preciso. E so anche che qualche carabiniere da Lamezia andò a Tivoli per investigare, ma nessun risultato».
Perchè è convinto della carenza nelle indagini?
«Se fosse sparito un delinquente avrebbero sicuramente inseguito gli autori perchè considerati pericolosi. Ma mio figlio era una persona perbene, e quand’è così gli inquirenti sono poco motivati a cercare i colpevoli. Fanno i conti e dicono: non si tratta di persone socialmente pericolose, non vale la pena impiegare uomini e mezzi per le ricerche».
Ricorda cos’è successo quel 16 dicembre di dodici anni fa?
«È sempre nella mia mente, come potrei dimenticarlo?».
Quando ha visto per l’ultima volta suo figlio Gennaro?
«Era mattina, aveva appena aperto il suo studio in via Carducci. Io stavo per andare ad aprire il mio in piazza Ardito e sono passato da lui».
Cosa le disse?
«Che aveva un appuntamento alle 2 di quel pomeriggio col corriere che gli doveva portare del materiale fotografico. Dovevano incontrarsi allo svincolo dell’autostrada, davanti alla caserma della Polstrada».
Andò così?
«Certo, successivamente è stato sentito il corriere che confermò di aver consegnato il materiale».
E poi? L’ultima volta fu visto intorno alle 15.30 davanti al suo studio che aspettava qualcuno». Aveva un appuntamento di lavoro?
«Sì, così risulta da un appunto ritrovato nello studio. Infatti uscì con due macchine fotografiche: una Zenza Bronica per le foto di grande formato, ed una Yashica reflex. Un’amica gli chiese se voleva andare a prendere un caffè al bar, e lui disse che non poteva perchè aspettava qualcuno con cui fare un servizio fotografico».
Quando venne a sapere che era sparito?
«Dopo aver chiuso il mio studio intorno alle 8 di sera chiesi alla moglie di Gennaro, e lei mi rispose che non lo vedeva dalla mattina, e che era andato a fare delle fotografie da un signore».
Questo cliente fu contattato dagli inquirenti?
«Si, ma lui sembra abbia detto che mio figlio non andò da lui quel pomeriggio. L’appuntamento era fissato per le 15».
Qualcuno vide che Gennaro salì a bordo di un’auto, è vero?
«Così si disse. Forse una Fiat Croma dorata, ma niente di sicuro. Su questo particolare non ci fu mai certezza».
Aveva un telefonino?
«Si, ma gli investigatori dissero che dalle telefonate non emerse nulla di sospetto».
Se l’assassino leggesse questa sua intervista sul giornale cos’avrebbe da dirgli?
«A chi s’è macchiato di quest’omicidio mi auguro che ci pensi il nostro Dio, per lui e la sua famiglia».
Crede in Dio?
«Certo. Pensi che sono andato anche da Natuzza a chiederle di mio figlio».
Cosa le ha detto?
«Che è vivo. E che tornerà quando vorrà Dio».
Gazzetta del sud
3 commenti
massimo 11 giugno 2010 alle 00:26
la soluzione sta a capizzagle
sandra 3 maggio 2008 alle 00:02
Gennaro ti vorrò per sempre bene…..
enzo 30 aprile 2008 alle 22:07
sono solidale con la famiglia conoscendo personalmente i Ventura come persone per bene. Una sorte dura che ha distrutto una famiglia gettandola nello sconforto per anni.
Commenta su Calabria Notizie
Devi fare il log in per commentare.