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Gioia Tauro, "Un segnale ai vivi la bomba nell’auto dell’imprenditore – L’ipotesi della vendetta maturata negli ambienti della criminalità organizzata della Piana

GIOIA TAURO (RC) – Una bomba per uccidere, ma soprattutto per lanciare “un segnale forte ai vivi”. Un investigatore riassume in poche parole il punto di partenza delle indagini sull’attentato mafioso a Gioia Tauro in cui è rimasto gravemente ferito Nino Princi. Le condizioni dell’imprenditore quarantacinquenne sono stazionarie, ma sempre gravissime. L’uomo si trova ricoverato nel reparto di rianimazione degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. I medici, subito dopo il ricovero, sono stati costretti ad amputargli braccia e gambe per le gravissime lesioni riportate nell’esplosione. Princi ha anche perso la vista.

L’esplosione, secondo la ricostruzione fatta dalla polizia, lo ha investito in pieno mentre si stava recando verso la sua auto, una Mercedes, parcheggiata nel cortile della sua abitazione. L’ordigno era stato collocato sotto il paraurti anteriore e quando Princi si è avvicinato, qualcuno, con un radiocomando, lo ha fatto esplodere. Dai primi accertamenti compiuti sarebbe emerso che l’ordigno non era ad altissimo potenziale, “altrimenti sarebbe stata una strage”, ha commentato un investigatore. Gli attentatori, evidentemente molto esperti nel maneggio di esplosivi hanno invece realizzato un ordigno “calibrato per uccidere”.

Per risalire al destinatario del ‘messaggio’, gli investigatori stanno cercando di delineare il quadro degli interessi economici di Princi e dei suoi rapporti. Titolare di numerosi negozi e punti vendita di abbigliamento e maglieria, l’imprenditore, negli ultimi tempi, si stava inserendo nel settore della grande distribuzione commerciale.

Princi, tra l’altro, è sposato con una donna della famiglia Rugolo, collegata, secondo gli inquirenti, alla cosca Mammoliti di Castellace di Oppido Mamertina. Il genero, Pasquale Inzitari, esponente politico di primo piano dell’Udc a Reggio Calabria, è socio nel centro commerciale “Porto degli Ulivi” di Rizziconi, uno dei più grandi del reggino.

La crescita imprenditoriale di Princi, è una delle piste prese in considerazione dai magistrati della Dda reggina e degli investigatori della polizia, potrebbe avere danneggiato gli interessi delle cosche proprio nel settore della distribuzione. Da qui l’ipotesi della vendetta maturata negli ambienti della criminalità organizzata della Piana di Gioia Tauro, un territorio ad alta densità criminale e nel quale gli investigatori temono sia in atto uno scontro tra le cosche Piromalli e Molè, un tempo alleate. Scontro che potrebbe trovare origine negli interessi che ruotano attorno al porto container, il più grande del Mediterraneo, per il quale, nei prossimi anni, sono previsti investimenti di centinaia di milioni di euro.

repubblica.it

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