LAMEZIA TERME – Ancora fitto il mistero sui frammenti di ossa ritrovati sabato in un vecchio casolare abbandonato fra i vigneti di contrada Carrà-Fosse, alla periferia Ovest di Lamezia. Gli investigatori mantengono il massimo riserbo sulla natura di quelle ossa, ma alcuni dati lasciano supporre che siano umane. In una vasca utilizzata per la lavorazione del mosto all’interno del casolare sarebbero state trovate parti dello scheletro di una persona scomparsa almeno dieci anni fa.
Nell’obitorio dell’ospedale lametino, infatti, dopo il recupero sarebbero stati portati i resti di un corpo umano ed un teschio sul quale sembra sia stato riscontrato un foro provocato probabilmente da un colpo di pistola. Elemento quest’ultimo che lascia supporre che i resti ritrovati appartengano ad una persona che prima di essere nascosta nella vasca sia stata uccisa con un rituale tipicamente mafioso.
Ma oltre ai resti umani gli agenti della polizia di Stato avrebbero trovato altri importanti indizi: un monile d’oro e una vecchia macchina fotografica. Un dato che, se venisse confermato dagli inquirenti, porterebbe dritto ad una delle sette persone scomparse negli ultimi vent’anni in città: il giovane fotografo Gennaro Ventura, sparito nel pomeriggio del 16 dicembre 1996, quando si allontanò dal suo studio per andare a fare un servizio fotografico.
Ventura andò via portando con sè due macchine fotografiche, ma lasciando allo studio il portafogli con i soldi e i documenti. Ventura, figlio di uno dei più noti fotografi di Lamezia, era un ex carabiniere e godeva della stima dei suoi compaesani come del resto tutta la sua famiglia. Non una parola degli inquirenti su questo ritrovamento che sarebbe avvenuto per caso.
Si aspetta la perizia medico legale nominato dalla procura della Repubblica lametina, che questa mattina eseguirà gli esami per stabilire se si tratta di frammenti di ossa umane. Se l’esito sarà positivo l’altra tappa tecnica da eseguire sarà la prova del Dna, comparando il codice genetico delle ossa ritrovate con quello dei familiari delle persone scomparse negli ultimi anni nel Lametino.
Ed in attesa di conoscere gli esiti della perizia tecnico legale, lo speciale gruppo investigativo del commissariato, composto da elementi di provata professionalità che negli ultimi anni hanno risolto diversi casi, sta seguendo diversi filoni investigativi.
Gennaro Ventura scomparve a soli 28 anni, era sposato e senza figli. Faceva il fotografo a Lamezia, dove aveva aperto uno studio in via Carducci, non lontano da quello del padre Pasquale. Che dopo la scomparsa del figlio cominciò una ricerca lunga dodici anni. E ieri, dopo aver letto sulla Gazzetta del Sud del ritrovamento di ossa probabilmente umane, Pasquale Ventura a 68 anni si è infilato nella sua auto ed è andato fino al casolare di campagna alla periferia della città in cerca di una sia pur minima traccia del figlio vittima di "lupara bianca". L’anziano fotografo è convinto che la sparizione del figlio sia riconducibile all’attività di carabiniere del giovane Gennaro a Tivoli. Proprio lui, in servizio al Nucleo operativo radiomobile, partecipò ad un’operazione antidroga in cui sembra fosse stato coinvolto anche un lametino. E che il narcotrafficante una volta uscito dal carcere abbia voluto sistemare i conti col giovane carabiniere che intanto aveva lasciato l’Arma per dedicarsi alla sua passione che era la fotografia. «Sono molto deluso di come sono andate le indagini sulla scomparsa di mio figlio», ha dichiarato il padre disperato, «non è stato fatto granchè dai carabinieri neanche per un loro commilitone. Per questo ho scritto anche al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano». Dal Quirinale dopo un anno è arrivata anche la risposta, poche settimane fa: è stato fatto il possibile, le indagini continuano.
Gazzetta del sud
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