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Grasso: Desolante il tradimento dei servitori dello Stato

REGGIO CALABRIA – Parla di "tradimento di servitori dello Stato" il Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, criticando la pubblicazione di un rapporto in cui viene ricostruito il colloquio fra boss di Cosa nostra e della ‘ndrangheta da cui emergono alleanze criminali e progetti politici ai quali sarebbero interessati i capimafia, sui quali sono in corso indagini da parte delle procure di Napoli, Palermo e Reggio Calabria.

”Rimane – dice Grasso – il panorama desolante del ‘tradimento’ del giuramento di fedeltà che ogni servitore dello Stato fa all’inizio della sua attività, unitamente alla mancanza di remore di qualsiasi natura da parte di chi ha proceduto alla pubblicazione di notizie di tale gravità, da poter mettere in pericolo l’incolumità delle fonti originarie, ben individuabili dalle organizzazioni mafiose".

Il capo della Direzione nazionale antimafia fa riferimento a conversazioni registrate nel carcere di Tolmezzo lo scorso aprile, alla vigilia delle elezioni, fra boss siciliani e calabresi. Dalle conversazioni emerge anche l’idea di eliminare Grasso perché ritenuto di ostacolo agli affari delle organizzazioni mafiose.

"Esprimendo la più viva riprovazione – aggiunge il procuratore Grasso – per le condotte, che non possono che essere riconducibili a pubblici ufficiali, che hanno reso possibile la divulgazione di notizie che dovevano rimanere segrete, auspico che possa essere presto accertata la natura degli interessi e delle relazioni alla base di quanto accaduto".

Intanto il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha da tempo rafforzato i controlli sui detenuti sottoposti al regime di carcere duro. Provvedimenti adottati non solo in seguito a quanto appreso a Tolmezzo, ma in coincidenza con un altro episodio preoccupante: il ritrovamento della microspia in un ufficio della procura di Reggio Calabria utilizzato dal pm Nicola Gratteri,titolare tra l’altro dell’inchiesta sulla strage avvenuta a Duisbuirg e ordinata dalla ‘ndrangheta.

I particolari resi noti sui discorsi dei boss preoccupano il Dap perche’ si rischia di pregiudicare gli accertamenti che si stavano svolgendo. Tra l’altro, la circostanza ripropone la questione dei pericoli ai quali è esposto il personale penitenziario che sorveglia i boss.

La scoperta del piano contro Grasso è avvenuta in modo occasionale: un agente avrebbe notato il gruppo di detenuti parlare sottovoce e si sarebbe avvicinato captando frammenti della conversazione. Subito dopo è stata inviata una relazione alle procure di Palermo, Napoli e Reggio Calabria e alla Direzione Nazionale Antimafia.

(Ansa)

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