LAMEZIA TERME – Nel settembre del 2003, Gino Benincasa, era stato arrestato assieme al figlio Giuseppe, con l’accusa di estorsione nei confronti degli eredi dell’imprenditore Antonio Perri, proprietario del centro Ccommerciale Due Mari, ucciso sempre nello stesso anno all’interno del centro commerciale Atlantide di cui era proprietario a Lamezia Terme. Secondo l’accusa Benincasa e il figlio avevano chiesto a Francesco, Pasquale e Marcella Perri, una somma di denaro per evitare loro di finire nel mirino dei killer.
Sempre secondo l’accusa i fratelli Perri, dopo che alcuni commercianti intenzionati a prendere in affitto alcuni locali del centro commerciale avevano subito gravi minacce per farli desistere dai loro propositi, si sarebbero rivolti a Giuseppe Benincasa affinché il padre potesse intervenire per fare cessare le minacce.
L’accusa contestata a Gino e Giuseppe Benincasa si collegava anche ad alcune intercettazioni ambientali in cui i fratelli Perri, in alcune conversazioni tra loro, avrebbero indicato in Gino Benincasa e in alcuni imprenditori catanzaresi e lametini i possibili mandanti dell’omicidio del padre.
A conclusione delle indagini a Gino e Giuseppe Benincasa venne contestato il reato di estorsione e il pm Gerardo Dominijanni chiese la condanna di entrambi rispettivamente a otto e quattro anni di reclusione. Successivamente Benincasa e il figlio vennero assolti. Contro questa decisione la Dda di Catanzaro ha proposto appello.
(Ansa)
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