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Wine Days si sposa col turismo – La terza edizione della rassegna enogastronomica chiude i battenti attorniata dalla grande stampa

LAMEZIA TERME – Sposare il giusto vino a un buon piatto. Il sogno di tutti i ristoratori e produttori. A questo gustoso connubio è stata dedicata la seconda giornata del “Calabria Wine Days”. Le produzioni enologiche accostate alla gastronomia tipica calabrese, per esaltare antiche usanze ma anche sperimentare gusti nuovi, per colorare le tavole con sapori diversi seguendo il filo conduttore della storia che si proietta nel futuro. Obiettivo? Ravvivare e lanciare idee fresche per promuovere il turismo enogastronomico che muove sempre più appassionati di tutto il mondo alla ricerca di piaceri autentici.

Ristoratori e sommelier si sono sfidati, nella tenuta della famiglia Statti, per il concorso “Calici & Tegami” nella preparazione di piatti e abbinamenti che legano saldamente tradizione e innovazione. Una composita giuria formata dal presidente Fabio Turchetti de “Il Messaggero”, dal giornalista enogastronomico Gianfranco Manfredi tra i curatori della rassegna, e dalle più note firme italiane del settore: Roberto Gatti, direttore di “Wine Taste”, Giancarlo Lo Sicco e Antonella Millarte della “Gazzetta del Mezzogiorno”, Maurizio Pescari del “Corriere della Sera”, Massimiliano Rella del “Sole24Ore”, Luciano Scarzello del “Corriere Vinicolo” e “Italia Oggi” e Alma Torretta de “Il Messaggero”.

Manfredi ha spiegato che s’è trattato del primo premio che ha sperimentato una formula divertente, quella di accostare alle pietanze un vino tradizionale, uno alternativo sostenibile e uno di provocazione. L’esperimento è riuscito e ai vincitori è stato donato un “assaggiavino” con incisa una maschera apotropaica realizzato dal maestro orafo Gerardo Sacco. Il primo premio è andato ex aequo al ristorante “L’Approdo” di Vibo Valentia e alla locanda “Giraluna” di Rogliano. Si sono poi classificati, sempre a parità di merito, “Abbruzzino” di Catanzaro, “L’antica locanda di Enzo” di Cosenza, “1609″ di Cerisano e la “Buvette” di Catanzaro.

Nel pomeriggio di ieri nel chiostro di San Domenico spazio al minicorso per la degustazione di olio, salumi e formaggi, gestiti dalle organizzazioni nazionali di categoria, mentre l’Associazione regionale dei sommelier ha aperto i banchi d’assaggio “Le isole del gusto calabrese”.

Poi è stata inaugurata al Museo archeologico la mostra “Le gioie della. vite” a cura di Gerardo Sacco, che resterà aperta fino al 15 giugno. Venti tra i pezzi più belli creati dal maestro protagonisti di alcuni tra i film più famosi che hanno accarezzato la pelle delle più belle donne del mondo. Senza tralasciare i suoi monili e altri suppellettili che adornano la sala e si riallacciano all’antica Grecia e ai costumi profumati di passato delle storia locale.

Fa infatti bella mostra la riproduzione di una pacchiana realizzata in coccio e argento, nello stile inconfondibile dell’orafo crotonese, che richiama vecchie memorie e usanze. Il tutto incorniciato da pannelli che ripercorrono la storia del vino dal periodo greco fino al medioevo. Un giusto modo per celebrare i “gioielli” della nostra terra, come ha spiegato l’assessore ai Beni culturali Giovanna De Sensi.

«D’intesa con Gerardo Sacco», ha commentato alla Gazzetta del Sud, «abbiamo pensato d’accostare alle qualità eccelse dei nostri vini, questi monili di estrema bellezza, dando vita a una rassegna che onora la nostra città».

De Sensi ha ricordato la recente celebrazione dei quarant’anni di attività del maestro e del grande privilegio per i lametini di poter godere delle sue opere più importanti.

La scelta del luogo non è casuale: «Dentro un museo perché il vino ha una tradizione antichissima ed è arrivato alle sue qualità migliori con i greci».

La cultura classica che gira intorno al vino e ai suoi rituali, ha permeato anche la cultura indigena. «Gli Enotri», ha ricordato l’assessore, «erano dediti al consumo e alla produzione di questa bevanda, come del resto testimoniano i documenti rinvenuti nelle tombe, segno dell’ispirazione ai modelli ellenici».

Gazzetta del sud

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