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Why not e le nuove accuse. La storia infinita – Si profilano nuovi scenari dopo la richiesta di rinvio a giudizio del consigliere Antonio Acri

COSENZA – Dai sei provvedimenti di custodia cautelare del settembre 2007 al recente rinvio a giudizio di Antonio Acri, l’inchiesta Why not continua. Le puntate della soap calabrese (e non solo) tutta malaffare e corruzione politico-dirigenziale registrano ancora rinvii a giudizio che rimandano ad un groviglio che, a partire dal suo primo manifestarsi, difficilmente troverà soluzioni imminenti. La notizia più fresca sull’ichiesta è di ieri: la Procura della Repubblica di Paola chiede il rinvio a giudizio del consigliere regionale della Calabria Antonio Acri, esponente del Pd.

Che non smentisce, almeno per ora. Povera Calabria, che dalle pagine nazionali a quelle locali più avvezze e stanche, non trova pace. Non trova ristoro da tempi che ormai si direbbero immemori e che con Why not, sembrerebbero destinati al perenne. L’inchiesta Why not continua e porta al rinvio a giudizio del consigliere regionale Antonio Acri che fa presagire ben altro. Niente di buono.

La richiesta, fatta ovviamente nell’ambito di uno dei filoni Why not, riguarda l’utilizzo dei fondi pubblici e investirebbe anche alcuni collaboratori del consigliere Acri. L’oggetto dell’inchiesta, condotta dal pm Francesco Greco, sarebbero presunti illeciti svolti in alcune missioni condotte dai componenti della struttura speciale regionale del consigliere. Nelle prossime settimane il gip di Paola fisserà l’udienza preliminare per decidere della richiesta del rinvio a giudizio di Acri e degli altri indagati.

laprovinciacosentina.it

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