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Denunciata la figlia di un esponente politico calabrese – Accusata di favoreggiamento di latitante della ‘ndrangheta

VIBO VALENTIA – La polizia ha denunciato per favoreggiamento di un latitante, poi preso a Vibo, la figlia di un esponente politico calabrese. Si tratta di Francesca Bruni, di 27 anni, figlia dell’ex presidente della Provincia di Vibo, Gaetano Ottavio Bruni, sottosegretario alla Presidenza della Regione Calabria; era nella villetta con Francesco Fortuna, della ‘ndrangheta, al momento dell’arresto. La giovane avrebbe avuto una relazione sentimentale con il ricercato.

(Ansa)

1 commento

  1. antonio 26 luglio 2008 alle 17:15

    Dopo che Francesca Bruni è stata trovata a letto col pericoloso latitante della cosca Bonavota, il padre Gaetano si è dimesso. Ma Gaetano Ottavio Bruni mente sapendo di mentire. Nella lettera di dimissioni,infatti, pubblicata da tutti i giornali locali, Gaetano Bruni dice di non aver mai ricevuto neanche un avviso di garanzia durante la sua carriera politica. E’ falso. Clamorosamente falso. Basta andare su un qualunque motore di ricerca (anche google) e scrivere “BRUNI E BONO INDAGATI” e come primo risultato esce fuori la notizia pubblicata il 4 marzo 2008 da Calabria Ora che riporto qui sotto.

    CALABRIA ORA 4/3/2008 – Gaetano Ottavio Bruni e Ottavio Bono sono indagati per abuso d’ufficio in concorso. Il sostituto procuratore della Repubblica di Vibo Valentia Enrica Medori ha siglato il suo avviso di conclusione delle indagini, valevole arche come informazione di garanzia per gli indagati, in data 12 febbraio 2008, ma la notizia si è appresa solo nelle ultime ore. Bruni e Bono, nelle rispettive funzioni di presidente della giunta provinciale e di dirigente agli Affari generali della Provincia, sono indagati perché, scrive il pm Enrica Medori, «procuravano intenzionalmente» ai dirigenti dell’ente Antonio Vinci e Armanda De Sossi un «indebito vantaggio patrimoniale costituito dall’aver mantenuto senza titolo per diversi anni in disponibilità i posti di ruolo categoria D3 assegnati ai predetti, non consentendone la vacanza e quindi l’assegnazione a terzi mediante pubblico concorso» e per la violazione della legge che disciplina il cumulo degli incarichi nella pubblica amministrazione nonché il principio della tassatività e della temporaneità dell’aspettativa. L’escamotage adottato per aggirare le prescrizioni dell’ordinamento è stato smascherato dal giovane magistrato, da circa un anno in servizio alla Procura di Vibo Valentia, attraverso la semplice comparazione di atti che partono dal 1999 e che finora, al pari di altre vicende che hanno interessato la vita

    dell’amministrazione provinciale, non hanno mai attirato l’attenzione di una certa magistratura. Semplice il trucco: attraverso un singolare valzer di dimissioni dei dirigenti interessati, rassegnate e poi revocate, Bruni e Bono, violando le restrizioni della norma, avrebbero assicurato per diversi anni la permanenza in servizio, cumulando altri incarichi, di Armanda De Sossi e Antonio Vinci in postazioni dirigenziali che, invece, potevano e dovevano essere assegnate attraverso un concorso pubblico. Il sostituto procuratore parte dalla determina numero 175 del 1999, attraverso la quale Armanda De Sossi, come «funzionario contabile categoria D3», veniva collocata in aspettativa senza assegni» e contestualmente veniva nominata dirigente per il quinquennio 1999-2004, «in aperto contrasto – si legge nell’avviso di conclusione delle indagini – con il divieto di cumulo di incarichi». Bruni e Bono, quindi, con determina numero 82 del primo settembre 2004, procedevano a riammettere Armanda De Sossi in un posto di ruolo categoria D3 dopo cinque anni, «qualificando la richiesta di aspettativa del 1999 qualeistanza di dimissioni». In sostanza ciò sarebbe avvenuto in violazione alla legge che disciplina le modalità di riammissione in servizio a seguito di

    dimissioni, «procedendo poi – sottolinea il magistrato – ad accettare nuovamente le dimissioni della stessa in data 15 settembre 2004 per consentirle nuovamente, a far data dal 16 settembre 2007, di stipulare un nuovo contratto di lavoro a tempo determinato con funzione dirigenziale ed a riammetterla in servizio in data 4 novembre 2005 nell’organico di categoria D3 con contestuale revoca delle dimissioni precedentemente rassegnate, per poi investire nuovamente la predetta di ulteriore incarico dirigenziale in atto fino al 31 dicembre 2006».

    Per quanto concerne invece la posizione di Antonio Vinci, questi era stato autorizzato, in data 34 gennaio 2002, al «trasferimento in mobilità»dal Consorzio di Bonifica integrale al settore Affari generali della Provincia. Bruni e Bono,quindi, «dovendo assegnare un posto da funzionario categoria D3 – secondo l’ipotesi formulata dal pm Enrica Medori – accettavano le dimissioni presentate in data 31 gennaio 2002 dallo stesso Vinci dal posto di categoria D cui era stato ammesso il giorno prima, per conferirgli, a far data dall’1 febbraio 2002, un incarico dirigenziale a tempo determinato». A ciò, due anni dopo, in presunto contrasto con la legge che disciplina la riammissione in servizio a seguito di dimissioni, seguiva la revoca delle dimissioni presentate nel 2002, la riammissione in servizio con determina numero 81 dell’1 settembre 2004 e il successivo conferimento di un nuovo incarico dirigenziale a partire dal 16 settembre 2004 fino al 31 dicembre 2006». L’ormai ex presidente della Provincia Bruni, unitamente all’ormai ex dirigente provinciale agli Affari generali nonché ex commissario straordinario dell’Azienda sanitaria Bono, hanno nominato quale loro difensore di fiducia il più noto tra gli

    amministrativisti vibonesi, ovvero l’avvocato Aldo Assisi.

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