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Chiude il Demofest affollatissimo con Fabri Fibra attorniato da ragazzini delle elementari col naso per aria e i telefonini in mano pronti a cliccare foto – La città del grande festival degli emergenti

LAMEZIA TERME – Il “Demo Award – The Best of the year” della terza edizione del Demofes è stato vinto dai Neglizi e Mr Tuka, la band multietinica con alla voce due albanesi, musicisti fiorentini e al basso un marocchino in kilt. Vince l’hip hop, quello vero, che parla in musica dei disagi sociali, delle difficoltà dell’integrazione razziale, ma lo fa con il linguaggio del rap, quello che piace così tanto ai ragazzi. Sul palco uno spaccato della società italiana dove quotidianamente ci si confronta con le difficoltà dell’integrazione.

Renato Marengo e Michael Pergolani ideatori e conduttori della trasmissione “Demo l’Acchiappatalenti”, programma quotidiano di Rai Radiouno, annunciando i vincitori della serata hanno sottolineato: «Abbiamo dimostrato che la musica rende tutti uguali e non ci sono cittadini di seria A e B». Neglizi ritirando il premio ha detto ai 40 mila spettatori che hanno riempito il corso della città: «Lo dedico a me stesso, che sono arrivato in Italia da Valona su un gommone e ho avuto il coraggio di cercare una nuova opportunità per la mia vita». Ed ha aggiunto Arlid Hajro, in arte Mr Tuka: «Cinque anni fa ero uno senza speranza, oggi si realizza un sogno per me e mi sento finalmente cittadino della Terra».

Il premio “Demo’s Best Rap” per la migliore proposta (le selezioni sono avvenute nel chiostro di San Domenico) è andato ai Mistico di Milano: pezzi meno impegnati, musica contaminata, ispirata ai padri americani del rap anni Novanta. Il riconoscimento è stato consegnato dal sindaco Gianni Speranza che ha espresso la propria soddisfazione per il successo di questa edizione e assicurato che la quarta sarà «ancora più forte».

Ospite del Demofest i Marcosbanda, che lo scorso anno si erano esibiti nella piccola area B dedicata alle nuove proposte e quest’anno dicono: «Il palco ci s’è allargato sotto i piedi». Vincitori tra l’altro del Cornetto Free Music Festival, del concorso “L’artista che non c’era” e finalisti nazionali del “Primo Maggio Tutto l’Anno”. Il 9 agosto apriranno il concerto di Zucchero a Viareggio e il cantante Marco Panetta ha commentato: «È impossibile descrivere l’emozione che si prova».

Poi grandi applausi per raccogliere i big della serata, Paolo Belli e la sua band e i tanto attesi Fabri Fibra. Belli ha coinvolto tutti in un esilarante spettacolo che ha visto ballare tutti a ritmo di swing e ai giovani in gara ha consigliato «di crederci, fare gavetta, studiare per non farsi trovare impreparati quando passa il famoso treno». Finendo la sua esibizione ha suggerito agli spettatori: «Se non vi sono piaciuto, dite d’essere andati al cinema perché di meglio non so fare, ma se invece avete apprezzato, allora comprate i miei cd perché fanno campare le nostre famiglie e soprattutto ditelo su giornali, Tv e radio».

Bimbi in delirio quando sul palco è arrivato Fabri Fibra. Ebbene sì, a urlare le loro canzoni soprattutto ragazzini di dieci anni e forse meno, tutti accompagnati dai genitori. Fabri li ha fatti cantare, grandi e piccoli, e anche quest’anno il promoter Ruggero Pegna ha dimostrato d’aver avuto il giusto intuito e un’altra forte dose di coraggio. I risultati gli hanno dato ragione.

Ma chi è Fabri? Forse ormai il prodotto del business che ruota intorno all’hip hop. Qualcuno dice che questo genere è morto sotto i colpi del denaro, perdendo le proprie radici, quelle della cultura underground, della voce del ghetto. E forse ha ragione quando in una manifestazione dedicata ai giovani esordienti s’arriva con l’atteggiamento da divo e ci si barrica in camerino. E diventa banale cantare che la Tv è una «scatola vuota» se non si fa nulla per riempirla di contenuti. Tra un rap e l’altro ha dato il proprio numero di cellulare: «Mandatemi un messaggio e ditemi perché mi odiate». I più di 150 sms inviati, alcuni anche letti durante l’esibizione, erano solo di apprezzamento o è la parola di un rapper «bugiardo», come dice il titolo del suo ultimo successo?

Compiacimento degli organizzatori. Per Pegna il Demofest è un progetto che va sostenuto e deve crescere. Pergolani ha parlato di «una gran bella manifestazione, corso Numistrano era un fiume di gente. Bella la musica, bravi i vincitori». Marengo ha lamentato le difficoltà tecniche, ma evidenziato il piacere nel vedere il pubblico che apprezza la musica. Aggiungendo: «Abbiamo accolto i debuttanti con lo stesso calore di quello per i grossi big. La numerosa presenza ci dà conferma che Lamezia è una città giusta per accogliere manifestazioni di questo tipo». Demofest tornerà l’estate prossima.

Gazzetta del sud

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