CATANZARO – «Vecchie incrostazioni avevano creato una condizione che definirei feudale. Ed è ormai da un anno che, con una serie di spostamenti di personale, stiamo cercando di smuovere le acque per rendere trasparente e ancora più efficiente l’amministrazione di quest’Università». Il prorettore e preside di Giurisprudenza, Luigi Ventura, individua senza mezzi termini il “bubbone” dell’Ateneo. E nel contesto di un’intervista concessa alla Gazzetta del Sud illustra tappe e primi risultati di un impegno totalizzante nell’ottica del buon funzionamento della struttura.
«Il compianto rettore Salvatore Venuta " sottolinea Ventura, che da prorettore detiene proprio la delega all’amministrazione " ha avuto l’indiscusso merito di creare quest’Università sin dalle fondamenta. Per ovvie ragioni, però, non ha avuto il tempo di occuparsi dell’amministrazione e della necessità di dare regole a tutto l’apparato.
Non è un caso " aggiunge il docente di Diritto costituzionale " che prima della scomparsa Venuta si fosse posto il preciso obiettivo di dare una sterzata alla gestione degli uffici. Oggi, di comune accordo col rettore Costanzo e gli organi collegiali, stiamo portando avanti quel percorso pur essendo rimasti orfani di Venuta».
- Quali atti concreti sono stati messi in campo?
«Abbiamo ridisegnato la mappa degli uffici, creando nuove aree. E sono stati effettuati spostamenti di personale sulla base di attitudini e capacità. Non è comunque un lavoro semplice: si pensi solo che abbiamo avuto disagi anche nel prendere atto della situazione, perché mancavano addirittura le carte. E non voglio pensare che qualcuno le abbia fatte sparire volontariamente».
- Avete imboccato una strada ricca di insidie…
«Stiamo agendo nell’esclusivo interesse dell’amministrazione. Vogliamo abbattere un sistema che si basava su fedeltà personali e affermare il principio della fedeltà nei confronti dell’Ateneo. Basta coi padrini».
- Un’operazione trasparenza che s’intreccia con la posizione assunta dall’Università nelle due inchieste sui test rubati a Medicina e sulla compravendita di esami a Giurisprudenza.
«In tutti e due i casi abbiamo consapevolmente deciso di denunciare. Qualcuno pensa che la nostra azione di trasparenza avrebbe potuto essere più blanda: tuttavia, pur sapendo che saremmo finiti nell’occhio del ciclone, non avevamo alternative mossi dal desiderio di far punire i colpevoli. Mi dispiace solo per i docenti e i funzionari che, durante le indagini, sono stati messi sotto torchio dalla Magistratura uscendone, ovviamente, del tutto puliti. Ma ripeto: non avevamo alternativa alla denuncia, sia quando scoprimmo il caso della studentessa presentatasi alla laurea pur non avendo sostenuto alcuni esami, sia quando ci accorgemmo della manomissione dei plichi contenenti le domande per l’accesso alle facoltà a numero chiuso».
-Ne sono venuti fuori polemiche e arresti che, pur non coinvolgendo in alcun modo il corpo docente, rischiano lo stesso di offuscare l’immagine complessiva dell’Ateneo.
«Noi siamo vittime di tutto ciò. In entrambi i casi abbiamo fatto indagini interne e preso i provvedimenti necessari, a partire dalla chiusura totale dei rapporti coi personaggi arrestati. Nel caso dei falsi esami in Economia aziendale, le verifiche interne sono durate appena 12-13 ore: poi tutto il materiale è stato trasmesso alla Procura (e dopo mesi d’indagini è stato arrestato Francesco Marcello, il funzionario addetto alla segreteria di Giurisprudenza, ndr). Anche nel caso dei test manomessi abbiamo subito contattato gli inquirenti, coi quali stiamo tuttora collaborando, perché noi vogliamo che la verità venga a galla. Da parte sua, la Magistratura si sta comportando splendidamente».
- Un accenno alla didattica: novità per il 2008-2009?
«La nostra facoltà di Giurisprudenza sarà la prima ad attivare due insegnamenti che giudico assai interessanti: Legislazione sulla mafia e Storia e dinamiche della mafia. Per quest’ultima materia, dopo una selezione pubblica è stato assegnato l’insegnamento a contratto a Tano Grasso, il paladino dell’antiracket».
- A Germaneto è sorto un polo dalle notevoli potenzialità. Cosa si aspetta ora da istituzioni ed enti locali?
«La tensione sui progetti per la creazione del nuovo ospedale sembra essere rientrata. E ciò è indiscutibilmente un fatto positivo. Speriamo adesso che continui l’interlocuzione avviata con gli enti locali, i cui risultati prodromici cominciano a vedersi».
- Chiudiamo coi dolori della finanziaria: tagli, tagli, sempre e solo tagli…
«C’è una schiera di precari che porta avanti l’Ateneo. E nonostante ci lavoriamo da mesi, sarà difficilissimo uscire dalle maglie della finanziaria per stabilizzarli. I tagli al Fondo di finanziamento ordinario, poi, rendono impossibile la programmazione. Per noi i finanziamenti pubblici equivalgono all’intero bilancio: qui non siamo a Siena, non ci sono privati interessati a una Fondazione».
Giuseppe Lo Re
Gazzetta del sud
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