LAMEZIA TERME – Lunedì prossimo il gup distrettuale di Catanzaro Adriana Pezzo si pronuncerà nei confronti di Nicola Paciullo, il 28enne presunto killer dell’imprenditore lametino Antonio Perri, assassinato il 10 marzo 2003 nel Centro commerciale “Atlantico” di cui era proprietario. Dopo la requisitoria del pubblico ministero della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Gerardo Dominijanni, che ha proposto l’ergastolo per l’imputato, ieri la parola è passata all’avvocato di parte civile, Bernardo Marasco, che ha chiesto un risarcimento da 500 mila euro ciascuno per i tre fratelli e la moglie della vittima.
Poi è stata la volta dei difensori dell’imputato, gli avvocati Nobile e Salvatore Staiano, che si sono battuti per l’assoluzione del giovane, sostenendo che mancherebbero elementi certi della sua colpevolezza. I penalisti puntano dunque sul “ragionevole dubbio”, contestando in particolare gli esiti della ricognizione, e cioè il cosiddetto confronto all’americana cui furono chiamati i tre testimoni presenti il giorno del delitto, i quali però non sono stati sicuri al cento per cento nel dire se corrispondesse a quello di Paciullo il volto che videro anni prima, un martedì sera, attorno alle 20, negli uffici del Centro commerciale «Atlantico», situato al piano sottostante il supermercato.
Il sicario aveva premuto il grilletto con imperturbabile freddezza. Non era mascherato, e dopo essere entrato nel centro commerciale aveva persino chiesto candidamente “chi è Antonio Perri?” non conoscendo la fisionomia del proprietario della catena di supermercati.
Avuta l’indicazione il killer s’avvicinò alla vittima predestinata e la massacrò a sangue freddo scaricandogli addosso l’intero caricatore di una pistola calibro 9.
Cinque colpi avevano raggiunto l’imprenditore tra l’addome e il torace. Antonio Perri morì subito. Aveva 71 anni. Poi l’assassino s’allontanò a bordo di un’auto ritrovata poco distante e risultata rubata. Un modo di operare tipico dei sicari di mafia, gli inquirenti non ebbero dubbi in quell’occasione.
Un anno e sei mesi di indagini li condussero poi a una persona: un killer assoldato tramite “amici” di un’altra provincia con cui è d’uso scambiarsi “favori”. Era la pista giusta, secondo gli investigatori che piombarono su Paciullo, presunto affiliato al clan Cataldo che opera nella Locride.
L’imputato si trova attualmente in carcere per una condanna della Corte d’assise di Brescia per l’omicidio di un calabrese che risale a qualche anno fa, mentre i termini di custodia per le indagini sull’omicidio Perri sono ormai abbondantemente scaduti. Paciullo in complicità col suo cugino Sergio Capogreco, secondo i giudici di Brescia ha ucciso Umberto Maiolo.
Le indagini sul delitto dell’imprenditore Perri confermarono giorno dopo giorno agli agenti della mobile di Catanzaro e del commissariato di Lamezia i loro sospetti, conducendoli nel Reggino, e più precisamente a Locri.
Determinanti, fra l’altro, si rivelarono le rivelazioni del collaboratore di giustizia Marco Giaocchino Macrina, che avrebbe raccontato di aver fatto più volte da autista a Paciullo, accompagnandolo da Locri a Lamezia in concomitanza con alcuni omicidi precedenti al delitto di Perri.
Nel corso degli anni intanto, e precisamente nel giugno del 2005, la salma di Perri venne trafugata dal cimitero lametino, per essere ritrovata solo lo scorso 21 marzo dopo che, nell’ottobre dell’anno scorso, il 38enne lametino Antonio Fazio finì in manette con l’accusa di tentata estorsione per avere chiesto un milione e mezzo di euro alla famiglia Perri per la restituzione delle sue spoglie.
La salma fu portata via dalla cappella di famiglia con tutta la bara: un’operazione avvenuta una notte in cui i ladri forzarono prima uno dei cancelli d’ingresso del cimitero di Nicastro, poi la porta della cappella e servendosi di un’attrezzatura di martelli e scalpelli sono riusciti a rompere il loculo per trafugare la salma.
Quanto all’omicidio, dura ormai da tre anni il giudizio abbreviato a carico di Paciullo. La richiesta di rinvio a giudizio è del luglio 2005. Il processo è passato per le mani di ben tre giudici, ma adesso sembra finalmente arrivato al traguardo.
Tra pochi giorni, dopo eventuali repliche di accusa e difesa, la camera di consiglio e poi la pronuncia del giudice per l’udienza preliminare.
Gazzetta del sud
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