CROTONE – L’arsenico contenuto nelle scorie di cubilot della Pertusola potrebbe essere finito anche nella rete idrica cittadina e, dunque, nell’acqua che scorre dai rubinetti delle case. Le imprese Ciampà e Leto costruzioni, infatti, hanno utilizzato l’ormai famigerato Cic (conglomerato idraulico catalizzato) anche per i lavori di realizzazione dell’acquedotto comunale. E’ questo il nuovo e ancora più inquietante capitolo che la Procura della Repubblica di Crotone ha appena aggiunto all’indagine sulle scorie tossiche prelevate dal vecchio stabilimento metallurgico per costruire sottofondi stradali, piazzali di scuole e centri commerciali, alloggi popolari e banchine portuali: in tutto diciotto siti, almeno fino a questo momento, ai quali il 25 settembre scorso sono stati apposti i sigilli nel corso dell’operazione ‘Black mountains’.
In base agli elementi acquisiti nelle ultime settimane dagli inquirenti, dunque, il fascicolo rispolverato dagli armadi in cui giaceva sin dal lontano 1999 si arricchisce di nuove ipotesi di reato, anche più gravi di quelle che erano state contestate inizialmente alle sette persone iscritte sul registro degli indagati: il legale rappresentante pro tempore della Pertusola sud, Vincenzo Mano; il legale rappresentante delle imprese ‘Ciampà Paolo srl’ e ‘Igeco sas’, Giovanni Ciampà; il legale rappresentante dell’impresa ‘Bonatti spa’ con sede in Parma, Paolo Ghirelli; il legale rappresentante dell’impresa ‘Leto costruzioni srl’, Alfredo Mungari; il responsabile e due periti chimici dell’ex Presidio multizonale di prevenzione dell’Asl 7 di Catanzaro Domenico Colosimo, Francesco Russo e Domenico Curcio.
Oltre allo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e al disastro ambientale, sulle loro teste ora grava pure l’accusa di aver avvelenato le acque sotterranee dell’acquedotto cittadino.
Ma non è tutto; a carico di Mano, Ciampà, Mungari e Ghirelli, la Procura della Repubblica ipotizza anche le accuse di turbativa d’asta e frode in pubbliche forniture, reati che sarebbero stati commessi con la complicità di funzionari pubblici i cui nomi potrebbero andare ben presto ad allungare l’elenco degli indagati.
Le imprese, infatti, avrebbero vinto gli appalti offrendo ribassi dei prezzi superiori a tutti gli altri concorrenti, proprio grazie al fatto che utilizzavano per i lavori le scorie di cubilot delle quali si approvvigionavano gratuitamente o addirittura ottenevano un piccolo rimborso spese per il trasporto dagli amministratori di Pertusola che così si liberavano dell’ingombrante presenza dei rifiuti pericolosi senza l’onere dello smaltimento in discariche speciali.
Proprio per ricostruire l’iter che ha portato all’affidamento dei lavori nei quali sono state utilizzate le scorie di cubilot, il procuratore della repubblica Raffaele Mazzotta e il sostituto Pierpaolo Bruni, che conducono le indagini sulla vicenda, nella mattinata di lunedì hanno spedito gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza e quelli del Nucleo investigativo sanità e ambiente della stessa Procura negli uffici della Syndial, proprietaria di Pertusola, delle imprese di costruzione e dei loro amministratori, con l’intento di sequestrare tutta la documentazione utile.
Anche perché, nel frattempo, "sembrerebbe essere in atto una condotta di occultamento e distruzione della documentazione necessaria ai fini della ricostruzione dei fatti".
E siccome "le condotte fraudolente e collusive pressoché certamente sono frutto di accordi illeciti tra privati e funzionari pubblici che hanno permesso e preso parte alle condotte sopra rappresentate" gli inquirenti hanno ritenuto "necessario acquisire presso le stazioni appaltanti gli incarti procedimentali riguardanti le commesse pubbliche affidate (sia attraverso procedura di gara, sia attraverso affidamento diretto) alle società".
Inoltre la Procura ha disposto "che gli enti pubblici che hanno intrattenuto rapporti con le predette società consegnino in copia gli interi incarti procedimentali". Un’attività, questa, che Guardia di finanza e Nisa, su espressa delega dei magistrati, avevano intrapreso già dallo scorso 9 ottobre.
Gli inquirenti, insomma, sono convinti che la vicenda sia molto più complessa di come appariva inizialmente, che possa riservare aspetti ancora più inquietanti e che le responsabilità siano diffuse a vari livelli.
ilcrotonese.it
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