CATANZARO – È iniziata ieri mattina davanti al giudice dell’udienza preliminare distrettuale di Catanzaro, Antonio Giglio, il processo a sette persone arrestate il 21 febbraio scorso nell’ambito di un’operazione antidroga portata a termine dalla polizia di Stato e dalla Direzione distrettuale antimafia chiamata in codice “Perno”. Nell’inchiesta sono coinvolte cinque persone lametine.
L’udienza comunque è stata aggiornata al prossimo 20 novembre, per permettere ai difensori degli indagati di presentare delle indagini difensive che dovrebbero chiarire la posizione degli imputati rispetto alle accuse.
Nel corso dell’operazione furono arrestati Carmine Notarianni, 51 anni, e suo figlio Pasquale, 22 anni; Domenico Torchia , 24 anni, Giuseppe Grutteria, 24 anni, e il napoletano Raffaele Pugliese, 31 anni. Una sesta persona, Aldo Lucariello, 32 anni, anche lui napoletano, inizialmente sfuggito alla cattura, venne arrestato il 22 maggio scorso in un bar di Guidonia Montecelio. La posizione di quest’ultimo è stata stralciata per difetto di notifica, prima della decisione del rinvio.
Giovedì 20 novembre il giudice deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Gerardo Dominijanni, titolare delle indagini mirate a rivelare un traffico di droga, in particolare cocaina e marijuana, fra Napoli e Lamezia.
L’operazione “Perno”, fu condotta dalla Squadra mobile della questura di Catanzaro e dagli agenti della Squadra di polizia giudiziaria del commissariato di Via Perugini. Operazione che si concluse il 21 febbraio scorso con l’esecuzione di cinque dei sei ordini di custodia cautelare in carcere previsti nell’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari Tiziana Macrì, su richiesta della procura antimafia, a carico di altrettante persone residenti in città ed a Napoli.
Secondo quanto emerse dalle indagini che portarono alle emissione delle ordinanza di custodia cautelare in carcere, a guidare l’organizzazione sarebbero stati i due Notarianni, i quali, sempre secondo l’accusa, si sarebbero occupati di organizzare lo smercio della sostanza stupefacente. Mentre Torchia e Grutteria avrebbero avuto il compito di provvedere al rifornimento della droga a Napoli.
L’operazione “Perno” prende il nome proprio dal ruolo principale che avrebbero svolto Notarianni padre e figlio, i quali, sempre secondo gli investigatori, sarebbero vicini al clan Giampà perché legati da vincoli di parentela. Mentre i due napoletani, secondo l’accusa, sarebbero i fornitori della droga.
Giuseppe Natrella
Gazzetta del sud
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