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Nicola Gratteri su Radio 24: Il rito abbreviato nella lotta alla criminalita’ organizzata è una sciocchezza, lo Stato non risulta credibile

REGGIO CALABRIA – “Il rito abbreviato, che e’ stato fatto per deflazionare i processi, in realta’ e’ una delle cose piu’ sciocche che si siano potute creare nell’ambito della lotta alla criminalita’ organizzata’. Lo ha dichiarato il pm antimafia di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, intervenuto nella trasmissione ‘Viva Voce’ su Radio 24. Gratteri ha raccontato la sua esperienza di magistrato in prima linea contro la ‘ndrangheta: ‘Il sud – ha aggiunto – viene munto in periodo elettorale e poi chi fa promesse sparisce. Lo Stato, inteso come ministero della giustizia o degli Interni, si muove solo dopo che la criminalita’ organizzata e’ da tre quattro giorni sulle prime pagine dei giornali.

Si dice che c’e’ il problema quando c’e’ il morto ammazzato per terra, mentre e’ esattamente il contrario. Le mafie ingrassano quando tutto sembra filare liscio. La gente cosi’ non crede piu’ in noi, lo Stato, perche’ non siamo piu’ credibili. Se un usurato denuncia un usuraio, seguira’ una pena talmente ridicola e coi riti alternativi, come il rito abbreviato, l’usuraio stara’ in carcere un anno. Dove troviamo il commerciante che verra’ a denunciare cosi’? Non c’e’ un sistema giudiziario serio’.

Gratteri ha poi lanciato la sua proposta: ‘Se si vuole arginare il fenomeno mafioso ci vogliono stomaco, milza e pancreas e bisogna cambiare il codice di procedura penale e l’ordinamento penitenziario, ovviamente nel rispetto della Costituzione. Una persona condannata per 416 bis sta in carcere al netto 5 anni, questo sistema e’ ridicolo. Se si dimostra che Gratteri e’ il capomafia di un paese, gli si da’ 30 anni, si riaprono le carceri di Gorgona, Pianosa e Favignana anziche’ fare l’indulto e li si manda li’. Quando i giovani che hanno 12 e 13 anni, l’eta’ in cui vengono ‘battezzati’ nella ‘ndrangheta, non vedono tornare piu’ i loro parenti, forse cominceranno a pensare che e’ meglio trovarsi un posto di lavoro’.

Gratteri ha anche parlato delle collusioni tra Stato e criminalita’ e ha rievocato la vicenda di quando fu trovata una microspia in una stanza che lui usava in procura: ‘C’e’ un’inchiesta in corso – ha detto -. In ogni caso in una stanzetta di fronte al mio ufficio dove andavo a parlare con la polizia giudiziaria di cose molto riservate fu ritrovata, durante una bonifica, una microspia auotoalimentata. Cercavano di trovare qualcosa su di me, probabilmente per delegittimarmi. Chissa’ cosa pensavano di trovare, avranno solo sentito parlare di indagini’.

In trasmissione e’ intervenuto anche Raffaele Cantone, per anni magistrato in prima fila contro la camorra. ‘In alcune zone della Campania c’e’ un problema culturale – ha detto Cantone -: quando in una realta’ il camorrista e’ rispettato piu’ dell’operaio, quando il ragazzino che si atteggia da camorrista e’ rispettato da altri ragazzini, e’ difficile intervenire. Per questo la lotta alle mafie non si fa solo dal punto di vista militare. Se si agisce cosi’, si tratta di idre. Gli si taglia una testa e ne crescono due’.

(AGI)

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