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Arena e Gentile assolti dall’accusa di associazione mafiosa

CROTONE – Giuseppe Arena e Francesco Gentile non hanno mai fatto parte di un sodalizio mafioso composto dalla cosca di Isola Capo Rizzuto e dal clan dei ‘Gaglianesi’ di Catanzaro. Lo ha stabilito la corte d’appello di Catanzaro (presidente Barone) che giovedì sera, al termine di un lunga camera di consiglio, ha assolto i due uomini di Isola Capo Rizzuto dall’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso per non aver commesso il fatto.

Alla sbarra, complessivamente c’erano dodici imputati. Oltre a quella di Arena e Gentile, i giudici hanno pronunciato altre cinque assoluzioni, confermato tre condanne e rideterminato la pena per altre due persone. Nel luglio dello scorso anno, al termine del processo celebrato con il rito abbreviato dal giudice distrettuale dell’udienza preliminare, Giuseppe Arena e Francesco Gentile erano stati assolti dall’accusa di aver promosso e organizzato un’associazione di stampo mafioso insieme agli affiliati gaglianesi dedita soprattutto alle estorsioni ai danni di attività economiche e con il fine di ottenere il controllo di esercizi commerciali e di appalti pubblici e privati.

Il giudice, tuttavia, aveva inflitto ad Arena e Gentile 2 anni di reclusione ciascuno escludendo che avessero svolto il ruolo di promotori e organizzatori dell’associazione mafiosa, ma riconoscendo comunque una loro partecipazione al sodalizio. La corte d’appello, ora, li ha assolti anche da quest’accusa accogliendo la tesi del loro difensore, l’avvocato Vincenzo Girasole, che li ha assistiti sia in primo che in secondo grado.

Il processo che vedeva imputati Giuseppe Arena, 42 anni, e Francesco Gentile, 49 anni, scaturiva dall’operazione denominata ‘Revenge’ che nel febbraio del 2006 ha portato all’arresto di 44 persone accusate di aver costituito un sodalizio criminale al cui vertice ci sarebbe stata la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto alleata con il clan dei "gaglianesi" di Catanzaro. In quel frangente, tuttavia, Giuseppe Arena e Francesco Gentile si erano resi irreperibili, ma la loro ‘latitanza’ è durata esattamente 44 giorni.

Sono stati i carabinieri a scovarli nella casa colonica di una vasta azienda agricola e casearia, interamente circondata da un bosco, a Sorbo San Basile, nella Sila piccola. E solo in quel momento gli è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Dda.

Una indagine che originariamente vedeva indagato anche Carmine Arena, ritenuto il capo dell’omonimo clan, ucciso a colpi di bazooka la sera del 2 ottobre 2004 mentre a bordo di una Lancia Thema blindata stava rientrando nella sua abitazione. Alla guida della berlina c’era Giuseppe Arena, detto Pino, che del cugino Carmine era considerato il luogotenente. In quell’attentato è rimasto ferito alle spalle, ma si è salvato e, secondo gli inquirenti, è diventato il nuovo capo. Una tesi che la corte d’appello di Catanzaro ora ha smentito.

(d.p.)

ilcrotonese.it

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