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La ‘ndrangheta nei locali a cinque stelle – Oltre alla "Rampa" e al "Café de Paris" sono un centinaio i ristoranti, bar e pasticcerie al centro dell’inchiesta – All’attenzione del Gico della Finanza anche un bar a due passi da piazza Barberini che sarebbe in mano ai clan

ROMA – Il ristorante di piazza Mignanelli e il Cafè de Paris. I locali della "Dolce Vita" ma non solo. Anche il bar che tra gli avventori abituali vede poliziotti e 007. Sono un centinaio gli investimenti sospetti nella Capitale, attività di ristorazione nel cuore di Roma, beni immobili a "cinque stelle", supermercati, pasticcerie e paninoteche, tutti sotto l’esame della magistratura: operazioni di riciclaggio dei clan calabresi coinvolti nella strage di Duisburg dell’estate 2007. I "Pelle-Vottari" e i "Nirta-Strangio".

Anche un altro locale è finito nella lista degli esercizi commerciali in mano alle cosche, un bar a due passi da piazza Barberini, ben frequentato da istituzioni e personalità di primo piano che si incontrano per prendere il caffè. Proprio come alla Rampa, il ristorante bene della città, che secondo il Gico della Guardia di finanza, è nelle mani di un clan satellite dei "Pelle-Vottari, la ‘ndrina dei "Giorgi", «alla quale – si legge nel rapporto consegnato dal Gico della Guardia di Finanza alla magistratura romana – è stato impartito il compito di riciclare e impegnare i proventi illeciti del traffico di stupefacenti e armi».

Domenico Giorgi, «da più parti definito il capo locale di Erfurt-Germania, sino al suo trasferimento a Roma per gestire il ristorante alla Rampa», è una sorta di "maitre di sala" del ristorante di piazza Mignanelli.

Per Domenico Giorgi, classe ’63, con precedenti per associazione mafiosa, per il cugino, che porta lo stesso nome e cognome, ma è noto come "il ragioniere", e per un terzo socio, Cesare Romano Pasquali, il pm romano Salvatore Vitello ha chiesto il divieto di soggiorno.

Sarebbero pericolosi socialmente. Il 9 dicembre, la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Roma, intanto, si pronuncerà sulla richiesta di sequestro del ristorante «La Rampa».

E anche il quarto socio del locale, gestore di discoteche e immobiliari in Emilia Romagna, è finito nel rapporto del Gico. E all’attenzione della Finanza ci sarebbe anche un appartamento di 150 metri quadrati in via Condotti, ricondicibile a Giorgi.

Il "Cafè de Paris", sarebbe invece nelle mani di un’altra cosca, quella degli "Alvaro-Palamara" di Sinopoli, «una delle famiglie più potenti, capaci di movimentare anche grosse partite di droga, con forti investimenti nel settore immobiliare e in quello della distribuzione alimentare, tra Roma e Torino».

Un’operazione da 5 milioni di euro «posta in essere per conto della cosca», sempre attraverso prestanome. Gli inconsueti passaggi di proprietà sono ancora all’esame della magistratura e potrebbero riservare sorprese.

Valentina Errante

ilmessaggero.it

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