CROTONE – Quasi quasi conviene stare fermi, non fare alcun intervento ed aspettare che l’inquinamento vada via da solo. Lo ha proposto (sarcasticamente) venerdì scorso a Syndial, il responsabile della Direzione qualità della vita del ministero dell’Ambiente, Gianfranco Mascazzini, dopo aver appreso che la controllata di Eni conta di avere a disposizione tra un anno circa la nuova discarica di Giammiglione, nella quale dovranno confluire i rifiuti provenienti dalla rimozione delle discarche industriali a mare.
Un tempo infinito per una vicenda che va invece risolta al più presto dopo il sequestro della discarica ex Montedison e quello che potrebbe arrivare quanto prima per la discarica ex Pertusola Sud. E tuttavia a Mascazzini un anno poteva anche stare bene, considerato che bisogna espropriare i terreni, acquisire i pareri di competenza, indire la gara d’appalto e realizzare l’invaso che costerà intorno ai sessanta milioni di euro.
Il problema, però, è che Syndial non se l’è sentita di garantire la rimozione delle discariche a mare nel caso in cui i tempi di realizzazione del nuovo invaso dovessero ulteriormente allungarsi. Mascazzini, infatti, ha preteso che la società si impegnasse a smantellare quelle due pattumiere anche nel caso di mancata apertura (per un motivo o per un altro, come, per esempio, un ritardo nell’acquisizione dei pareri) dell’invaso di Giammiglione: "Mi scrivete nero su bianco che alla scadenza i rifiuti ve li prendete lo stesso e li portate dove volete". Ovviamente i rappresentanti di Syndial, presenti in forze (un decina tra ingegneri ed avvocati) alla conferenza di servizi, non hanno saputo (o voluto) rispondere.
Ma non è questo il motivo principale del fallimento dell’incontro di venerdì scorso che avrebbe dovuto invece segnare un punto decisivo a favore della bonifica dell’area industriale con la presa d’atto del nuovo progetto presentato da Syndial e l’avvio dell’iter per la firma dell’accordo di programma, l’unica strada percorribile per continuare a marciare sotto l’ala del Governo evitando fughe in avanti di schegge impazzite che guardano più al proprio portafoglio che alla salute dei cittadini. Dopo otto ore di discussione, comprese due pause da mezz’ora ciascuna, la riunione si è sciolta sul punto della bonifica della falda.
Syndial, è noto, propende per la barriera idraulica a valle degli stabilimenti, il Ministero e gli enti locali per la cinturazione fisica: un’opera ciclopica, unica nel suo genere, lunga quasi due chilometri e affondata nel terreno fino a circa quaranta metri di profondità, in grado di interrompere subito il flusso della falda inquinata a mare, in luogo del trattamento graduale previsto con la barriera idraulica.
Il nuovo progetto prevede ambedue le ipotesi. Syndial, pur manifestando preferenze per la barriera idraulica, ritiene le due soluzioni equivalenti, anche se poi, stringi stringi, sembra non avere intenzione di impegnarsi con la cinturazione fisica, paventando problemi alluvionali per l’area nel momento in cui l’acqua che arriva da monte impatta a valle contro il muro. Il che è vero, anche se è verosimile che la società sia più interessata all’aspetto economico che al territorio: la barriera idraulica costa intorno ai ventisei milioni e mezzo di euro, quella fisica circa settanta.
E comunque le due soluzioni non devono poi essere così equivalenti, come hanno sostenuto venerdì scorso a Roma i tecnici Eni, poiché nel momento in cui Mascazzini ha chiesto di mettere nero su bianco, dalla parte del tavolo dove sedevano quelli di Syndial si è alzato il solito muro. "Visto che le due ipotesi sono equivalenti, alternative – ha detto Mascazzini – voi mi mettete per iscritto che la scelta è a totale discrezione del Ministero e vi impegnate a non impugnarla". Silenzio, accompagnato dalla richiesta di una mezz’ora di pausa per consigliarsi con la casa madre.
Da Milano non si sono fatti attendere, tecnici ed avvocati sono stati invitati a non dire né una parola in più né una in meno rispetto a quanto comunicato il 4 dicembre con il deposito del progetto al Ministero: "Gli studi effettuati confermano quanto già dimostrato in altre sedi da Syndial, e cioè che il sistema di barrieramento idraulico rappresenta anche per il sito di Crotone, tenuto conto delle caratteristiche idrogeologiche dello stesso, la soluzione più idonea ed efficace sotto ogni profilo di tutela ambientale. Ciò nonostante, su espressa richiesta di codesta Direzione (qualità della vita, ndr), la Syndial è disponibile ad affrontare la prospettiva di un confinamento fisico su lato fronte mare".
Immediato il rompete le righe. Lo stesso Mascazzini alla ripresa dei lavori non si è presentato, forse intuendo che dalla sede centrale di Eni non sarebbe arrivata alcuna risposta (positiva o negativa che fosse) alla sua richiesta.
ilcrotonese.it
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