LAMEZIA TERME – Faceva lo studente, aveva 17 anni, ma ha scritto che «la vita è troppo difficile». L’hanno trovato ieri i genitori appesa al soffitto con la cinghia dei pantaloni stretta al collo. Era morto, lentamente e tra rantoli da soffocamento. Ha scelto di andar via in silenzio dal suo mondo «difficile».
Via dei Mille, pieno centro. Una casa come tante altre, un adolescente come molti altri con problemi di vissuto. Ma dietro tutta questa normalità ci sono tante coincidenze. Come quella della madre del ragazzo che s’è suicidato ieri, anche lei morta per essersi tolta la vita da sola. In modo più plateale, cioè buttandosi dal balcone di casa e spiaccicandosi al suolo. E pare che di depressione soffrano la seconda moglie del padre del giovane, un impiegato della città, ed il fratellino minore.
Via dei Mille comincia a diventare come la Via Morgue, una strada da romanzo di Edgar Allan Poe, avvolta tra i misteri. Di quelli difficili da svelare, perchè ognuno se li porta dietro fino alla tomba, in silenzio.
In questa stessa strada non molto tempo fa, in una casa vicina a quella del giovane impiccato di ieri, sono morti come lui altri due ragazzi della sua stessa età. Erano due gemelli che pare non avessero accettato di partire per la “naja”. Pur di non andare a fare il servizio militare di leva, e di restare separati per “forza maggiore”, i ragazzi si sono impiccati. Insieme, così come facevano con tutto, in vita.
Via dei Mille. Proprio qui circa vent’anni fa una ragazza, anche lei non ancora diciottenne, scelse di non stare più su questa terra. E lo fece sparandosi alla tempia con la pistola portata via al padre.
Perchè «la vita è troppo difficile». Solo per questo. Nient’altro.
Vinicio Leonetti
Gazzetta del sud
3 commenti
Robert 2 ottobre 2009 alle 17:15
Infatti Maria Garreffa taci e va a c****!Invece di sparare m*****!
dalia 12 maggio 2009 alle 20:29
maria garreffa non sai cosa si prova quando hai il male di vivere,allora sta zitta e non parlare…
maria garreffa 26 dicembre 2008 alle 13:49
questi figli!
siamo nati per patire e allora ”patimo”
che colpa hanno i parenti, i suoi cari? per darle questo dolore?
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