Il Presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, è persona troppo esperta e troppo intelligente per non conoscere le nette distinzioni di ruolo che contraddistinguono l’attività della classe dirigente. Alla stampa compete il compito – ed il dovere – di informare, di sollecitare, in buona sostanza di fare “chiacchiere”, mentre in capo alla politica sta l’obbligo di intervenire, risolvere i problemi della gente, incidere sulle situazioni socialmente a rischio.
E quando la competenza non sta dalla parte di chi rappresenta un ente territoriale, proprio la rappresentantività scaturente dalla rappresentanza che milioni di persone ti hanno assegnato ti impone qualunque passo, anche il più clamoroso per difendere l’interesse della tua gente, in qualche caso, come questo, anche il bene primario della salute, della vita stessa.
Loiero, con riferimento alla tragedia – annunciata, eccome se annunciata – della A3, ha dichiarato al Corriere della Sera che “si tratta di un problema che sollevato non piu’ di due mesi fa. Pero’, in questo momento ci sono dei morti. Ci sono delle famiglie… E dunque, io non voglio farne una questione che possa suonare in qualsiasi modo strumentale. Prima di ogni altro discorso, e’ giusto capire bene che cosa e’ successo. Certamente, ci sara’ il tempo di fare anche altre considerazioni”.
Questa dichiarazione assume tanto il sapore di une beffa quasi offensiva.
Il fatto che, genericamente, Loiero abbia sollevato il problema da oltre due mesi rappresenta non un’attenuante – tantomeno un’esimente – ma, casomai, un’aggravante. Cioè, se è vero che hai sollevato il problema vuol dire che lo hai visto e valutato; e se, dopo due mesi, nessuno ha fatto niente, tu sei colpevole quanto loro per il tuo immobilismo.
“Capire bene cosa sia successo” – dice Loiero…maddai, ma cosa c’è da capire, Presidente?
Glielo spieghiamo noi, guardi, è facile facile: è successo che un altro pezzo di Calabria è venuto giù, nè più e nè meno come accade ogni giorno e come anche strill.it ha documentato, spesso con le foto, nei recenti casi di Polistena, Bivongi, Samo, Scilla, la statale 106 in più punti, anche stamattina a Rose, solo per restare agli ultimi 30 giorni.
“Un fenomeno di questo genere e’ un fatto che a memoria d’uomo, da queste parti, non si era mai visto.” – ha aggiunto Loiero. Evidentemente l’uomo a cui si riferisce il Presidente è dalla memoria molto corta, considerate le continue, quotidiane frane di cui gli organi di stampa scrivono quotidianamente.
A meno che Loiero non si riferisse alle conseguenze particolarmente tragiche della frana di ieri sera. Il che equivarrebbe a dire che, anche stavolta, se il caso non avesse fatto passare alcuni sventurati sotto, si sarebbe trattato di un episodio di nessun rilievo.
La Calabria viene giù, è un dato di fatto.
E la tragedia che fa veramente paura è che, unitamente alla sua struttura geomorfologica, a quella economica, sociale, assistenziale, la Calabria viene giù principalmente nei suoi pilastri etici.
A partire dalle continue, diffuse mancate assunzioni di responsabilità.
La Calabria si è stancata di sentir dire, dopo tragedie o eventi più o meno gravi: “eh, ma noi lo avevamo detto…”
Rimettiamo le cose a posto: cittadini e stampa hanno il compito e l’obbligo etico di dire.
Alla politica che – ricordiamolo, ripassiamo la lezione – ha il presidio del controllo, della gestione del territorio, di governare i processi di mutamento socio-territoriali (ahinoi non sempre in evoluzione) compete il dovere di intervenire o, se la competenza è di altri, di pretendere, di non lasciar nulla d’intentato affinchè altri intervengano.
A piangere i morti, dopo, siamo tutti buoni.
Giusva Branca
strill.it
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