CATANZARO – “L’emergenza di Catanzaro e della Calabria non è l’inchiesta Why Not che ha fatto dimenticare gli omicidi e le faide di questa terra che hanno colpito anche degli innocenti”. A dirlo è stato Gioacchino Genchi, consulente dell’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, parlando con i giornalisti prima di deporre in un processo per omicidio.
Genchi, in merito alle polemiche relative all’esistenza di un suo archivio in cui ci sarebbero 578 mila record anagrafici, 1.402 tabulati e oltre un milione di contatti telefonici, ha nuovamente sostenuto che l’archivio non esiste.
“I miei dati – ha sostenuto – sono sempre stati messi a disposizione delle parti processuali e dopo la conclusione del dibattimento a me non servono più. Il problema sono gli scheletri che qualcuno ha nei propri armadi”.
“Non è stato messo in discussione il mio lavoro – ha poi sostenuto il consulente – e non credo di essere io il bersaglio, ma lo strumento. Essendo solo e non avendo nessuno dietro mi devo difendere e sono stato costretto con sofferenza a dismettere la riservatezza che mi ha sempre contraddistinto”.
“Voglio ringraziare – ha proseguito Genchi – i tanti calabresi che mi hanno attestato una solidarietà commovente, i magistrati di Catanzaro che continuano a mantenere la loro fiducia nei miei confronti, e la classe forense e i tanti avvocati che mi hanno inviato attestati di stima e solidarietà. Proprio la stima dei difensori, con i quali ci siamo scontrati in aula, dimostra come la dialettica sia un requisito essenziale per una giustizia giusta”.
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“Svelare i pupari” che stanno dietro la vicenda dell’inchiesta Why not “é la cosa più importante”. A dirlo è stato Gioacchino Genchi, il consulente dell’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris.
“Da uomo dello Stato – ha detto parlando con i giornalisti a Catanzaro – sento il peso della responsabilità che da protagonista e testimone mi ha accompagnato negli ultimi anni nelle vicende di questa terra ed il mio obiettivo primario è dare un contributo a fare chiarezza”.
“Mi difendo – ha aggiunto – da una grande porcata e mistificazione che riguarda persone che hanno speculato su questa terra. Hanno distratto le risorse comunitarie e nazionali rendendo i giovani ancora più servi del sistema clientelare”.
“In Calabria – ha poi sostenuto Genchi – le Procure hanno anche ottenuto successi nella lotta ai latitanti e con tanti arresti. Penso a chi sta pagando il frutto dei loro errori ed anche loro hanno diritto ad una giustizia che sia uguale per tutti. Una giustizia che manda in carcere i boss e lascia fuori i colletti bianchi non è giusta”.
“Forse – ha poi detto Genchi – qualcuno sperava che stamani non venissi a deporre in questo processo per poter dire che avevo preferito andare a Matrix. Ma non è così. Oggi sono stato il primo ad arrivare. Al simpatico invito di Mentana ho risposto chiedendo solo che la trasmissione fosse in diretta. E’ stata una manifestazione di giornalismo libero e democratico senza tagli e censure e mi compiaccio che sia avvenuto in una tv commerciale, così come era successo a Sky, ma anche alla Rai”.
(Ansa)
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