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Rifiuti pericolosi, sigilli alla ex Consortile

CROTONE – Prima o poi toccherà alla strada consortile, scrivevamo mesi fa su queste colonne. E così è stato. Militari della Guardia di finanza e personale del Nucleo investigativo sanità e ambiente (Nisa) hanno apposto lunedì mattina i sigilli alla strada che corre a ridosso delle fabbriche, oggi conosciuta come via Leonardo Da Vinci.

Il sequestro, che interessa il suolo ed il sottosuolo ad esclusione del manto stradale, è stato disposto dal gip Paolo De Luca, su richiesta del sostituto Alessandra Susca e del procuratore Raffaele Mazzotta. I reati ipotizzati a carico di ignoti sono i soliti: discarica abusiva, disastro ambientale ed avvelenamento delle acque.

Anche questo sequestro, come quello dei siti interessati dallo smaltimento del conglomerato idraulico catalizzato, arriva con molti anni di ritardo. Era il 2005, infatti, quando nel corso di un controllo di routine ai lavori di posa del collettore della rete fognaria al depuratore consortile, il Nisa accertava la presenza di materiali sospetti nel sottofondo stradale.

Le analisi dell’Arpacal stabilivano che i materiali "avevano una composizione compatibile" con quella delle ferriti di zinco, delle scorie del forno Cubilot e di rifiuti prodotti da reazioni a base di calcio provenienti dai processi di lavorazione del fosforo.

"Tali risultanze – si legge nella richiesta di sequestro – confermavano l’ipotesi che i materiali avessero attinenza con le scorie di lavorazione provenienti dallo stabilimento industriale dismesso Pertusola Sud. Si accertava dunque che la ex strada consortile conteneva, e contiene, sotto lo strato di bitume una notevole quantità di rifiuti speciali pericolosi bioaccumulabili (zinco, cadmio, manganese, arsenico, piombo, fosforo, vanadio, ecc.) abbancati senza autorizzazione e in totale spregio di ogni norma cautelare volta a evitare la loro diffusione nell’ambiente circostante, dall’aria alle falde acquifere".

Per la magistratura, che si è avvalsa anche di un consulente per accertare la tipologia e la provenienza dei rifiuti, e che ha confermato i risultati dell’Arpacal, non sembrano esserci dubbi: via Leonardo Da Vinci è stata costruita su una "enorme discarica abusiva di rifiuti pericolosi (…) che si presume interessi l’intero tratto della ex strada consortile (…) che va dal ponte sul fiume Esaro al ponte del cavalcavia che sovrasta la statale 106".

I rifiuti sono quelli dei quali parlava a suo tempo Fisia Italimpianti, che quandò presentò il progetto di bonifica della discarica di Armeria prospettò lo smantellamento dell’arteria, e di recente la stessa Syndial, che nel suo progetto di rimozione delle discariche a mare – approvato qualche settimana addietro dal ministero dell’Ambiente – prospetta l’ipotesi di sospendere il transito per "la presenza di rifiuti anche al di sotto della sede stradale", per tutta la durata dei lavori di bonifica.

I rifiuti, i cui valori sono risultati tutti abbondantemente al di sopra dei limiti di legge, sarebbero stati abbancati durante la costruzione della strada, intorno alla metà degli anni Novanta, "senza eseguirne la previa caratterizzazione e senza adottare alcuna delle prescritte cautele idonee ad evitare fenomeni di dilavamento eolico e meteorico".

A parere della magistratura, per costruire il cassonetto stradale sul quale poggia l’asfalto, sarebbero state utilizzate sostanze pericolose "in quantità tali da essere concretamente nocive per la salute" al posto di materiale inerte. Da qui l’accusa di disastro ambientale, considerato che l’asfalto è adagiato su un cassonetto stradale profondo mezzo metro e lungo quanto l’ex consortile, cioè un paio di chilometri.

L’accusa è a carico di ignoti, ma è evidente, stando alle carte della magistratura, che per l’accertamento delle responsabilità bisogna risalire a chi ha costruito quella strada, di proprietà del Consorzio per lo sviluppo industriale e concessa nel 2003 in uso alla Provincia.

Per la costruzione venne anche avviata una procedura di esproprio ai danni di Eni, proprietaria dell’area, che però non venne mai perfezionata, tant’è che ad oggi la titolarità ricade in capo a Syndial.

ilcrotonese.it

1 commento

  1. pulera vito 29 gennaio 2009 alle 15:54

    finalmente,sono dieci anni che si sapeva.complimenti agli aministratori della provincia di crotone,al procuratore della republica e a tutti quelli che,pagati strapagati ecc,di aver scoperto l acqua calda.

    ora vediamo se ci sarà qualchearresto eccellente………………..ne dubito!!!!

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