LAMEZIA TERME – E’ scattato “l’arresto antimafia” nei confronti dei fratelli Pasquale Torcasio, 41 anni, Domenico Torcasio, 40 anni, del loro nipote Vincenzo Torcasio, 28 anni, e di un loro cugino Alessandro Torcasio, 22 anni, che finirono in carcere lo scorso 9 gennaio dagli agenti del commissariato lametino e della Squadra mobile di Catanzaro, in esecuzione di ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip lametino Barbara Borelli, su richiesta del sostituto procuratore Maria Alessandra Ruberto che ha coordinato la fase delle indagini.
I quattro furono arrestati con l’accusa di tentata estorsione, nell’ambito della operazione chiamata in codice “Nuntius”. In quella circostanza i quattro furono arrestati con una ordinanza di custodia cautelare in via d’urgenza dal Gip che si dichiarò incompetente, trasmettendo gli atti alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.
Ora, a distanza di circa 19 giorni, è arrivato il provvedimento distrettuale antimafia da parte del Gip che ha rinnovato l’applicazione della misura cautelare in carcere con l’accusa di tentata estorsione con l’aggravante della metodologia mafiosa. Il provvedimento antimafia è stato emesso su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia, nella persona del Gerardo Dominjianni che coordina le indagini dopo il passaggio delle indagini all’antimafia.
Il provvedimento emesso dal Gip distrettuale quattro gli è stato notificato nella Casa Circondariale di Catanzaro dove sono stati rinchiusi dal gennaio scorso. I quattro, secondo l’accusa, avrebbero tentato di estorcere del denaro ad un imprenditore lametino sulla cui identità gli inquirenti mantengono il massimo riservo, perché determinante ai fini della operazione stessa. Alla loro identificazione gli uomini del Commissariato, diretto dal primo dirigente, Giuseppe Cannizzaro, giunsero al termine di indagini avviate subito dopo alcuni atti di intimidazione commessi ai danni di diversi operatori commerciali lungo via dei Bizantini, nella zona di Capizzaglie.
In questo ambiente operativo gli uomini della speciale squadra di polizia giudiziaria del commissariato, diretta da Angelo Paduano, intercettarono, attraverso un ascolto audio visivo, la visita di alcune persone nell’azienda della vittima, la quale dopo una iniziale resistenza, messa di fronte all’evidenza delle risultanze della conversazioni intercettate, rese delle dichiarazioni accusatorie che il giudice delle indagini preliminari, definì «ben precise, circostanziate e di rilevante valore indiziario».
Le dichiarazioni della vittima furono giudicate importanti ai fini della inchiesta sia dal sostituto procuratore che ha coordinato le indagini, sia dal giudice delle indagini preliminari che emise le ordinanze di custodia cautelare in carcere, ora convalidate dal dispositivo emesso dal gip distrettuale. Importanti ai fini della conclusione della inchiesta sono stati gli accertamenti portati avanti dagli uomini della speciale squadra investigativa della polizia, avviati subito dopo il verificarsi di alcuni atti di intimidazione nei confronti di alcuni commercianti di Capizzaglie, zona sud della città.
Secondo la tesi accusatoria, Pasquale e Vincenzo Torcasio sarebbero stati i mandanti delle richieste estorsive, mentre Domenico prima e Alessandro poi, sarebbero stati i messaggeri delle richieste ai danni del commerciante preso di mira. Una estorsione che, secondo gli inquirenti, fu fatta in modo anomalo rispetto al passato.
Secondo quanto accertarono gli investigatori della Polizia non fu fatta la richiesta una somma ben precisa, quantificata, ma al contrario i mandanti hanno lasciato decidere alla vittima la somma da «versare». L’operazione prese il via nel settembre scorso, e venne realizzata con l’aiuto del commerciante che collaborò, ma solo nel momento in cui si reso conto che la polizia aveva già avviato le indagini e scoperto l’intimidazione.
Giuseppe Natrella
Gazzetta del sud
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