CATANZARO – Si e’ concluso con una condanna a 30 anni di reclusione, il giudizio d’appello per Francesco Giampa’, 61 anni, presunto mandante del duplice omicidio del sovrintendente di polizia Salvatore Aversa e della moglie Lucia Precenzano, avvenuto il 4 gennaio 1992 a Lamezia Terme. L’uomo era stato assolto al termine del processo di primo grado.
La sentenza e’ arrivata oggi dalla Corte d’assise d’appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Rinaldo Commodaro la quale, accogliendo la richiesta del sostituto procuratore generale Giovanni Grisolia, a seguito della condanna ha anche disposto la custodia cautelare in carcere per Giampa’, che tuttavia e’ gia’ detenuto poiche’ sta scontando la pena quale mandante di un altro omicidio.
La Corte, dopo aver dichiarato il non doversi procedere nei confronti del secondo imputato, Giovanni Torcasio, per morte del reo, sempre accogliendo le richieste della pubblica accusa ha infine confermato l’assoluzione per Nino Cerra che, come gli altri due, era uscito indenne dal giudizio conclusosi il 17 aprile 1999, davanti alla Corte d’assise cui invece il pubblico ministero aveva chiesto tre ergastoli.
Il coinvolgimento nel processo col presunto ruolo di mandanti di Francesco Giampa’, detto “o Professore”, di Cerra e di Torcasio, tutti considerati esponenti di vertice delle cosche di ‘ndrangheta lametine, derivo’, all’epoca, dalle dichiarazioni autoaccusatorie del collaboratore Tommaso Mazza, nonche’ dalla “chiamata in reita’” di ben altri otto pentiti.
Ma quelle accuse non ressero al giudizio di primo grado, ed anzi le cose cambiarono molto quando, nel 2000, entrarono in scena gli altri due pentiti chiave dell’inchiesta, Salvatore Chirico e Stefano Speciale, che si dichiararono esecutori materiali dei delitti di Aversa e sua moglie, ricevendo una condanna a 10 anni in primo grado, poi ridotta a 8 anni in appello.Proprio le dichiarazioni di Chirico e Speciale consentirono agli inquirenti di superare la fase di “stallo” che si era verificata quando il primo impianto accusatorio costruito dagli inquirenti contro due uomini, Giuseppe Rizzardi e Renato Molinaro, sulla base delle dichiarazioni della “superteste” Rosetta Cerminara, frano’ rovinosamente nel momento in cui si scopri’ che le parole della donna erano mendaci.
Rizzardi e Molinaro (condannati in primo grado a 25 anni e assolti in appello), pagarono da principio per le dichiarazioni della donna, decorata per la sua testimonianza con la medaglia al valore civile, e poi condannata per calunnia.
Finche’ arrivarono Speciale e Chirico, che con i loro racconti diedero nuovo impulso alle indagini, autoaccusandosi e tirando dentro anche gli altri, mandanti, intermediari, aiutanti, e svelando il concatenarsi di debiti e crediti fra i soggetti coinvolti che ne uni’ inesorabilmente il destino a quello dei coniugi Aversa.
Quanto agli esecutori del duplice omicidio, finirono condannati gli stessi Speciale e Chirico, pentiti ex affiliati alla Sacra Corona Unita, nonche’ Antonio Giorgi ( presunto esponente del clan di San Luca che avrebbe dato incarico ai primi due di mettersi a disposizione delle cosche lametine) il quale fu condannato all’ergastolo (confermato anche in appello).
Ma, quanto ai presunti mandanti, Speciale e Chirico confermarono le accuse formulate molti anni prima da Mazza e dagli altri pentiti solo nei confronti di Francesco Giampa’ e di Giovanni Torcasio, e le loro dichiarazioni sono entrate poi agli atti del processo celebrato davanti alla Corte d’Assise d’appello.
Di qui, considerato che Torcasio non e’ piu’ nel processo perche’ deceduto, la richiesta dello scorso 6 febbraio del pg Grisolia di confermare l’assoluzione per Cerra, e di condannare all’ergastolo solo “o Professore” (difeso dagli avvocati Francesco Gambardella e Leopoldo Marchese), che alla fine ha avuto 30 anni.
(AGI)
2 commenti
Davide 22 gennaio 2012 alle 09:52
DEVI SCHIATTARE IN GALERA, CODARDO DI UN CAPRONE! E TUO FIGLIO FARA’ LA FINE CHE SI MERITA.
massimo 11 giugno 2010 alle 23:34
marcire nel gabbio.
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