CATANZARO – È stata disposta la custodia cautelare in carcere nei confronti del catanzarese di diciassette anni di etnia rom accusato di concorso nell’omicidio aggravato di Massimiliano Citriniti, studente universitario di ventiquattro anni ucciso con una coltellata al cuore domenica pomeriggio, nel posteggio del centro commerciale "Le Fornaci".
Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari del tribunale per i minorenni di Catanzaro, Teresa Chiodo, che ha convalidato il fermo del giovane, emesso nelle prime ore di lunedì dal procuratore Beniamino Calabrese, sulla scorta del materiale di indagine raccolto nel corso della notte dalla Polizia. Il minorenne, che è difeso dall’avvocato Gregorio Viscomi, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del giudice, né ha rilasciato dichiarazioni spontanee in merito all’accaduto.
Nella notte fra domenica e lunedì, sentito dai poliziotti, il diciassettenne aveva spiegato che fra lui e la vittima, il pomeriggio precedente attorno alle 19, all’interno del centro commerciale c’era stato uno screzio per via di uno scherzo di carnevale che Citriniti gli aveva fatto, spruzzandogli in faccia della schiuma da una bomboletta. L’indagato, però, aveva detto di non sapere nulla della morte della vittima, nonostante la lite fosse ripresa più tardi, all’esterno de "Le Fornaci".
Ed anche al rom catanzarese di 23 anni Gianluca Passalacqua, come è accaduto a suo cognato diciassettenne, è stato sottoposto alla custodia cautelare in carcere. L’indagato ha negato di avere qualunque responsabilità nella morte di Citriniti, e di aver già trovato una lite in atto quando è giunto sul luogo teatro dei fatti.
Più che ad una lite pensano invece ad una rissa vera e propria i poliziotti, i quali proseguono le indagini per ricostruire l’accaduto ed identificare i presenti allo scontro che, a quanto sospettano gli inquirenti, potrebbero essere stati ben di più dei due cognati e la vittima.
Intanto, i difensori degli indagati (Gregorio Viscomi per il minore e Nerina Chimirri per il ventitreenne) si preparano a studiare le carte per valutare se fare ricorso al tribunale del riesame contro le misure cautelari imposte ai rispettivi assistiti.
"Vendetta, vendetta". Sono stati in tanti a urlare così a conclusione dei funerali di Massimiliano Citriniti, celebrati a Catanzaro lido. C’era tantissima gente alle esequie del giovane, molto conosciuto nel quartiere, che si sono svolte in un clima carico di tensione segnato dal dolore dei genitori del ragazzo, della sorella, del fratello e dalle scene di disperazione dei parenti.
"La vendetta e la rabbia – ha detto il parroco della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, don Alessandro nell’omelia – non devono prevalere". Un appello che il sacerdote ha ripetuto più volte, con forza, invitando alla riflessione e alla preghiera. Ma nonostante l’invito del prete, all’uscita del feretro molti hanno incitato alla vendetta.
Il feretro, che era stato portato a spalla dagli amici che reggevano anche una sua maxifoto, è giunto nella chiesa dall’abitazione della famiglia dopo un tragitto di quasi tre chilometri. Alle esequie erano presenti il Comune di Catanzaro e l’Università della Calabria, dove il giovane era iscritto.
Il Grionale di Calabria
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