LAMEZIA TERME – Sei delle sette persone coinvolte nel processo “Perno” sono state condannate dal Gip del Tribunale del Tribunale di Catanzaro, Antonio Giglio, a pene variabili dai quattro ai nove anni di reclusione. Un imputato invece è stato assolto.
Il processo prende il nome in codice dell’operazione portata a termine il 21 febbraio del 2008, dalla Polizia di Stato e dalla Direzione distrettuale antimafia, contro un presunto traffico di droga tra Napoli e Lamezia Terme.
Le sentenze di condanna sono state emesse nei confronti di Carmine Notarianni, 51 anni, e di suo figlio Pasquale, 22 anni, condannati a quattro anni e sei mesi di reclusione, il primo e a nove anni di carcere il secondo. Per il loro l’accusa, sostenuta dal sostituto procuratore distrettuale antimafia Gerardo Dominijanni, aveva chiesto una condanna a 16 anni di reclusione. Sono stati difesi dagli avvocati Leopoldo Marchese e Pino Zofrea.
Condannato anche Domenico Torchia, 24 anni. Nei suoi confronti il Gup ha emesso una condanna a cinque anni e quattro mesi di reclusione. Per lui, che era difeso dagli avvocati Tiziana D’Agosto e Aldo Ferraro, aveva chiesto una condanna a 16 anni di reclusione.
Nei confronti di Giuseppe Grutteria, 24 anni, è stato emesso un verdetto di condanna a 4 anni e sei mesi di reclusione a fronte di 16 anni richiesti dall’accusa. Condannati anche i due napoletani Raffaele Pugliese, 31 anni e Aldo Lucariello. Entrambi sono stati condannati ad otto anni di reclusione. Per loro il Pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 8 anni di carcere.
E’ stato invece assolto Rosario Cardamone, 33 anni. Per lui l’accusa aveva chiesto una condanna a 8 anni. Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Tiziana D’Agosto, fu coinvolto nell’inchiesta in una fase successiva. Era accusato di far parte dell’associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti.
L’operazione “Perno”, fu condotta dalla Squadra mobile della Questura di Catanzaro e dagli agenti della Squadra di Polizia giudiziaria del Commissariato di via Perugini della città della Piana. Operazione che si concluse come accennato il 21 febbraio del 2008, con l’esecuzione di cinque dei sei ordini di custodia cautelare in carcere previsti nell’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari Tiziana Macrì, su richiesta della procura antimafia, a carico di altrettante persone residenti in città ed a Napoli.
Secondo quanto emerse dalle indagini che portarono all’emissione delle ordinanze di custodia cautelare in carcere, a guidare l’organizzazione sarebbero stati i due Notarianni, i quali – sempre secondo la tesi dell’accusa – si sarebbero occupati di organizzare lo smercio della sostanza stupefacente. Mentre, Torchia e Grutteria, avrebbero avuto il compito di provvedere al rifornimento della droga a Napoli.
L’operazione “Perno” prende il nome proprio dal ruolo principale che avrebbero svolto i Notarianni, i quali, sempre secondo gli investigatori, sarebbero vicini ai Giampà perché legati da vincoli di parentela. I due napoletani – prosegue l’accusa – sarebbero i fornitori della droga.
Il processo a carico delle sette persone coinvolte nell’ambito dell’operazione antidroga portata a termine dalla Polizia di Stato e dalla Direzione distrettuale antimafia, e chiamata in codice appunto “Perno”, era iniziato il 29 ottobre scorso, davanti al giudice dell’udienza preliminare distrettuale di Catanzaro, Antonio Giglio.
Udienza che fu poi aggiornata al 20 novembre scorso quando il Gup decise sulla richiesta di rinvio a giudizio presentata dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Gerardo Dominijanni, titolare delle indagini mirate a svelare un traffico di droga, in particolare cocaina e marijuana, fra Napoli e Lamezia Terme.
Nel corso di quella udienza i difensori presentarono delle indagini difensive che avrebbero dovuto chiarire la posizione degli indagati rispetto alle accuse. Ieri è arrivata la sentenza.
Giuseppe Natrella
Gazzetta del sud
1 commento
anonimo 25 giugno 2010 alle 01:18
la nia domanda?? ma pasquale cerra figlio di NINO,nino fratello di teresa CERRA mamma di giovanni torcasio, antonio, pasquale domenico e nino. con chi sta? visto che pasquale ha sposato una nipote di aldo notarianni, nipote aquisito del professore da nuce-figlia di una sorella?
e alberto giampa’ fratello del professore che ha sposato una torcasio sorella di giovanni cl 64, con chi sta?
qui e0 tutto un quibus, un troiaio.
quandu si cucina stu risu?
Commenta su Calabria Notizie
Devi fare il log in per commentare.