CATANZARO – Il ruolo egemone della cosca dei Mancuso della ‘ndrangheta nell’intera provincia di Vibo Valentia emerge anche dall’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nei lavori di ammodernamento dell’A3 che ha portato all’emissione di tre ordinanze di custodia cautelare. La forza dei Mancuso deriva, secondo i carabinieri del Ros, anche dai qualificati rapporti con le altre maggiori consorterie criminali di ‘ndrangheta in tutta la Calabria.
Il ruolo preminente della cosca Mancuso era gia’ emerso dall’operazione Decollo del 2004, condotta dalla Dda di Catanzaro, sul narcotraffico internazionale e concretizzatosi anche nella gestione degli appalti pubblici attraverso una ramificata rete di imprese.
L’imprenditore Salvatore Mazzei, arrestato nel corso dell’operazione, in passato era comparso come persona offesa e come vittima di estorsioni, insieme ad altri imprenditori, in altre inchieste sulle infiltrazioni mafiose nei lavori di ammodernamento dell’A3.
Le imprese che stanno eseguendo i lavori sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria si piegavano al pagamento delle tangenti mafiose e subivano l’imposizione di ditte per i subappalti e la fornitura di materiali. Il retroscena emerge dall’indagine dei carabinieri del Ros che stamani hanno eseguito gli arresti disposti dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.
Dall’inchiesta si apprende che i clan imponevano il pizzo dell’uno per cento sul valore complessivo dell’appalto, e inoltre facevano lavorare per i subappalti e le forniture di materiale le ditte vicine alla ‘ndrangheta. Il ”pizzo” veniva pure fatturato alle aziende, con false attestazioni di forniture.
E dalle intercettazioni si scopre che il materiale utilizzato per la realizzazione dell’autostrada era pure di qualità scadente, o comunque non conforme al capitolato di appalto. E di tutto ciò le imprese sarebbero state a conoscenza.
Sono tutti imprenditori le tre persone coinvolte nell’operazione dei carabinieri del Ros, denominata “Autostrada”, sulle infiltrazioni mafiose negli appalti per i lavori di ammodernamento dell’A3.
La seconda persona arrestata, insieme a Salvatore Mazzei, di 53 anni, è Antonino Chindamo, di 34 anni, di Vibo Valentia. Chindamo, secondo quanto è emerso dall’indagine, si sarebbe proposta con le imprese titolari dei lavori come intermediario con la cosca Mancuso, ottenendo in tal modo subappalti per lavori di movimento terra.
L’imprenditore contro il quale è stato emesso il terzo provvedimento restrittivo, che è anch’egli del Vibonese, risulta irreperibile.
Dall’indagine emerge il ruolo rilevante svolto, nell’imposizione delle estorsioni, da Mazzei, collegato, secondo gli investigatori, alla cosca Iannazzo di Lamezia Terme (Catanzaro) alleata, a sua volta, con quella dei Mancuso.
Le somme che le imprese erano costrette a pagare per le estorsioni venivano ricavate dalla sovrafatturazione dei lavori. L’inchiesta che ha portato agli arresti è stata condotta dal pm Marisa Manzini.
Sono diverse le imprese che si sono aggiudicate gli appalti per i lavori sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria che erano costrette a realizzare i lavori stradali con materiali scadenti.
Secondo le indagini dei carabinieri del Ros le aziende che si sarebbero piegate all’imposizione della ‘ndrangheta erano: Todini, Asfalti sintex e Toto.
Dalle intercettazioni disposte dai pm della Dda di Catanzaro, emerge esplicitamente che veniva fornito abitualmente materiale scadente, al punto da rendere non sicure le strade realizzate. Per sfuggire ai controlli di qualita’ eseguiti dall’Anas, i capi dei cantieri chiedevano per quel giorno il materiale corrispondente al capitolato d’appalto.
(Ansa)
2 commenti
emilio 1 marzo 2009 alle 23:52
http://emiliogrimaldi.blogspot.com/2009/03/ipotesi-di-complotto-contro-il.html
un piccolo approfondimento
bruna 28 febbraio 2009 alle 06:47
dovrebbero restarci però in carcere questi soggetti è ora di finirla con questa autostrada…..vergogna ma i loro familiari viaggiano in aereo? non hanno evidentemente loro i disagi dei comuni cittadini nel percorrerla
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